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Un palazzo dimenticato: il Comune deve affrontare la sfida dell’apertura al pubblico

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Un palazzo dimenticato: il Comune deve affrontare la sfida dell’apertura al pubblico. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

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palazzo al viale della Vittoria

Patrimonio pubblico — L’ex sede dei vigili del fuoco resta invenduta dopo anni di tentativi. Intanto le poche stanze assegnate restano quasi sempre vuote, mentre decine di associazioni cittadine faticano a trovare un luogo dove riunirsi o pagano affitti a privati. Un controsenso amministrativo che chiede, con urgenza, una risposta.

C’è un grande palazzo, sul Viale della Vittoria, che racconta meglio di mille relazioni lo stato di salute dell’amministrazione di un bene comune. Per anni vi ha avuto sede il comando dei vigili del fuoco: un edificio importante, in una delle arterie più nobili e frequentate della città, di quelli che in qualsiasi capoluogo che si rispetti varrebbero come un piccolo tesoro. Da quando i pompieri lo hanno lasciato, però, quel tesoro si è trasformato in un peso: il Comune ha provato a venderlo, e ha provato di nuovo, e ancora, senza riuscirci. Bandi andati deserti, aste senza esito, una palla che rimbalza di delibera in delibera mentre l’immobile invecchia e si svuota di senso.

Fin qui, si dirà, la cronaca di un mercato immobiliare difficile. Ma è ciò che accade dentro quelle mura a rendere la vicenda non più una semplice questione di compravendita, bensì un caso di cattiva amministrazione del patrimonio pubblico. Perché alcuni locali, nel frattempo, sono stati concessi: a due associazioni che — questo è il punto — di fatto li utilizzano pochissimo. Stanze assegnate e quasi sempre chiuse. Una concessione che, sulla carta, dà l’illusione che l’edificio “viva”, e che nei fatti lo condanna a un’occupazione fantasma, peggiore forse del vuoto, perché toglie a tutti senza dare a nessuno.

A questa già discutibile gestione si aggiunge il capitolo del distretto turistico Valle dei Templi, al quale risultano nelle mani stanze e perfino una sala convegni che — anche qui — vengono sfruttate in misura minima. Una sala convegni in centro città, in una città che si è fregiata del titolo di Capitale italiana della Cultura, è una risorsa preziosa: dovrebbe avere il calendario pieno, dovrebbe essere contesa, prenotata, animata da incontri, presentazioni, dibattiti. E invece resta per lo più al buio, come un salotto buono che si tiene chiuso per non rovinarlo. È difficile immaginare uso più miope di uno spazio pubblico.

Ora si guardi all’altra faccia della città. Agrigento è ricca, fortunatamente, di un tessuto associativo vivo: realtà culturali, sodalizi di volontariato, gruppi che fanno animazione sociale, comitati, circoli. Sono proprio loro a tenere in piedi gran parte di ciò che, da queste parti, somiglia a una vita culturale dal basso. E sono proprio loro a sbattere quotidianamente contro lo stesso muro: dove ci riuniamo? dove organizziamo l’incontro, la conferenza, il laboratorio, la mostra? Molte di queste associazioni non hanno una sede, devono inseguire la disponibilità di un salone parrocchiale, accontentarsi di un bar, oppure — più spesso — mettere mano al portafoglio e pagare un privato per quattro ore di una sala. Pagano, cioè, per fare attività di interesse pubblico, in una città che possiede spazi pubblici tenuti chiusi.

Si fatica a trovare una logica in tutto questo. Da un lato un Comune che non riesce a vendere e che, pur di non lasciare l’edificio completamente inattivo, lo affida a pochi soggetti  lo usano pochissimo, quasi niente. Dall’altro una domanda diffusa, concreta, documentabile, di spazi per attività che hanno una ricaduta sulla collettività — e che resta senza risposta. Il risultato è una doppia perdita, la peggiore che un’amministrazione possa infliggere ai propri cittadini: il bene non frutta (non si vende, non genera entrate) e non serve (non viene messo a disposizione di chi lo userebbe davvero). Lo spreco, in casi come questo, non ha il volto chiassoso dello sperpero: ha quello, più insidioso, di una serranda abbassata.

La domanda che l’amministrazione comunale deve porsi è elementare. A chi appartiene quel palazzo? Appartiene alla città. E allora perché la città non può chiederlo e ottenerlo? Se un immobile pubblico, dopo ripetuti tentativi, non trova un compratore, la soluzione di buon senso non è lasciarlo nelle mani di realtà che lo tengono per lo più chiuso, ma aprirlo a chiunque ne faccia richiesta per un’attività di pubblico interesse. Serve un atto semplice e trasparente: un regolamento, un bando, un calendario condiviso di assegnazione delle sale, criteri pubblici, una rotazione che impedisca a chi non utilizza gli spazi di tenerli in ostaggio. In una parola, serve trasformare quel palazzo da monumento all’indecisione a casa delle associazioni: un presidio civico aperto, prenotabile, vivo.

Non sono richieste rivoluzionarie., neppure a chi ha setto di volere fare una rivoluzione ad Agrigento.  Sono, banalmente, le scelte oculate che ci si attende da chi amministra. Continuare invece a difendere concessioni che non producono uso, a tollerare sale convegni vuote mentre fuori bussa una domanda reale, significa scegliere — perché di una scelta si tratta, anche quando la si maschera da inerzia — di sprecare un bene di tutti.

Quel viale porta il nome della Vittoria. Sarebbe il caso di non lasciarvi consumare, in silenzio, l’ennesima sconfitta dell’amministrazione del bene pubblico.

palazzo già sede del comando dei vigile del fuoco
palazzo già sede del comando dei vigile del fuoco

 

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Fonte: Report Sicilia

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