Sparatoria di Villaggio Mosè, riprende il processo: nuovi dettagli tecnici sull’omicidio “per errore”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo
È tornato in aula questa mattina il processo nei confronti di Angelo Di Falco, imputato per la morte del fratello Roberto, rimasto ucciso durante una sparatoria avvenuta nel febbraio 2023 nel piazzale di una concessionaria a Villaggio Mosè.
Davanti alla Corte d’Assise di Agrigento, presieduta dal giudice Agata Genna, è stata ascoltata una dirigente della polizia Scientifica che ha illustrato gli accertamenti effettuati subito dopo i fatti. In particolare, la testimone si è soffermata sull’esito dello Stub, il test utilizzato per individuare eventuali residui di sparo. Secondo quanto riferito in aula, il risultato è stato positivo sia sulla vittima sia sul titolare della concessionaria, considerato dagli inquirenti il vero obiettivo dell’azione.
Il procedimento è stato aggiornato al prossimo 24 aprile, data in cui verranno sentiti gli ultimi testimoni dell’accusa.
Angelo Di Falco deve rispondere di una particolare ipotesi di reato, quella dell’omicidio “per errore”, oltre che di tentato omicidio nei confronti del figlio del proprietario dell’attività. Secondo la ricostruzione della Procura, infatti, il gruppo si sarebbe recato sul posto con l’intento di compiere una spedizione punitiva, ma il piano non si sarebbe concretizzato anche a causa di un malfunzionamento dell’arma.
Alla base dell’aggressione ci sarebbe una controversia legata al pagamento di un’autovettura con un assegno risultato privo di copertura. Durante i momenti di tensione, immortalati in parte dalle telecamere di videosorveglianza, sarebbe stata estratta una pistola. Nel corso della colluttazione, il titolare della concessionaria sarebbe riuscito a deviare l’arma, provocando l’esplosione del colpo che ha raggiunto mortalmente Roberto Di Falco.
Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda proprio la dinamica dello sparo: per gli investigatori, a premere il grilletto sarebbe stato lo stesso Roberto, seppur in modo accidentale durante lo scontro.
Nel frattempo è stata recuperata anche l’arma utilizzata, una pistola semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa, inizialmente scomparsa. Il ritrovamento è stato possibile grazie alle indicazioni fornite da uno degli imputati coinvolti nella vicenda.
Per altri due partecipanti ai fatti, Calogero Zarbo e Domenico Avanzato, il procedimento si è già concluso con condanne rispettivamente a 14 anni e 4 mesi e 13 anni e 3 mesi di reclusione, a seguito di rito abbreviato.
Una vicenda giudiziaria complessa, che ruota attorno a una dinamica ancora al centro del dibattimento e che nei prossimi mesi potrebbe arrivare a una svolta decisiva.
Fonte: Sicilia24h
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