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La disfatta del Viale delle Dune. Arriva l’ennesimo tavolo tecnico

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La disfatta del Viale delle Dune. Arriva l’ennesimo tavolo tecnico. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

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La lunga agonia del litorale di Agrigento

In questi ultimi cinque anni il litorale di San Leone, nel territorio di Agrigento, è stato teatro di una serie di eventi che, più che calamità naturali imprevedibili, sembrano il risultato dell’incuria e delle omissioni amministrative. La spiaggia di San Leone è soggetta a un’erosione costiera che da decenni rosicchia sabbia e vegetazione;  l’erosione va avanti con grande velocità e negli ultimi anni ha reso evidenti peggioramenti nel giro di pochi mesi. La costa si riduce mentre le dune scompaiono, il mare arretra la linea di battigia e minaccia la pista ciclabile e la sede stradale.

Gli episodi che si sono succeduti non possono essere considerati singoli incidenti: l’erosione costiera sta divorando la fascia sabbiosa da anni e le mareggiate (aggravate dalla tempesta denominata ciclone Harry) hanno accelerato la regressione delle dune.  La natura sta correndo più veloce della burocrazia e  l’assenza di risposte efficaci da parte delle istituzioni rischia di far sparire completamente la spiaggia nel giro di pochi anni.

Crolli reiterati della pista ciclabile e minacce alla strada

Gli effetti dell’erosione si sono materializzati ripetutamente lungo il Viale delle Dune.

Il 31 gennaio 2024,  dopo l’ennesima mareggiata, le onde hanno scavato la spiaggia sotto la pista ciclabile; le fondazioni di un chiosco smantellato nel 2016 sono state portate in superficie e la pista rischia di crollare di nuovo. In tanti chiedono al Comune di bonificare la spiaggia, posizionare massi di protezione e installare una barriera per impedire che gli sportivi cadano in mare.

Nel novembre 2025 la situazione è peggiorata.  La pista ciclabile è «nuovamente crollata» e  risulta evidente che, senza interventi in mare per attenuare la forza delle mareggiate, l’erosione ha aperto un nuovo varco mettendo a rischio la striscia di asfalto del Viale delle Dune. L’assenza di protezioni adeguate ha lasciato la costa totalmente esposta. Lo stesso tratto era stato oggetto di continui cedimenti e riparazioni, ma i lavori non avevano fermato l’avanzata del mare.

Il 10 dicembre 2025 un nuovo crollo viene registrato: la Protezione civile comunale documenta che una porzione della pista ciclabile «non c’è più», e il responsabile Attilio Sciara avverte che adesso bisogna evitare che il mare si porti via la strada.   Lo stesso tratto era stato teatro di continui cedimenti e che i lavori eseguiti in passato non avevano risolto la problematica.

Nel marzo 2026 l’allarme raggiunge anche le dune e il boschetto.   Sta scomparendo un’altra porzione di duna e  il mare si appresta a inghiottire il boschetto del Viale delle Dune.  Comune, Regione e Ministero dell’Ambiente avevano promesso interventi, ma questi tardano ad arrivare: «Mentri u medicu studìa, lu malatu si fa la via» (mentre il medico studia, il malato muore).

Denunce e appelli ignorati

Di fronte a questa situazione, associazioni e cittadini hanno lanciato ripetuti appelli. Nel dicembre 2025 Italia Viva e Mareamico Sicilia denunciano che l’avanzata inarrestabile dell’erosione mette in pericolo la pista ciclabile e l’intera area pedonale del lungomare; essi chiedono un intervento immediato per evitare tragedie. Le associazioni sottolineano che non bastano rattoppi temporanei: serve un progetto tecnico serio coordinato tra enti locali, Regione e Ministero dell’Ambiente.

Un’analisi di Report Sicilia (dicembre 2025) ricostruisce le cause del disastro. Secondo il nostro sito, il crollo del Viale delle Dune era annunciato. Un’opera provvisionale realizzata negli anni Ottanta – una rampa perpendicolare alla costa lasciata in loco – avrebbe alterato irreversibilmente il flusso sabbioso, causando accumuli da un lato e erosione dall’altro. Gli interventi-tampone realizzati tra il 2007 e il 2008 (barriere soffolte costate oltre 5 milioni di euro) si sono rivelati inutili; i contenitori di sabbia sono rotti e i detriti sono finiti in spiaggia. La testata sottolinea che il problema non è la pista ciclabile, ma una «anomalia strutturale» generata negli anni Ottanta e che il disastro è il risultato di errori tecnici antichi e di scelte politiche recenti.

Responsabilità politiche

Report Sicilia punta il dito contro chi ha governato Agrigento negli ultimi quindici anni. La criticità viene ulteriormente aggravata dai consiglieri comunali e dai deputati regionali, definiti «assenti o complici». Il movimento civico “Tutti Insieme per una Città Normale” chiede la rimozione della scogliera verticale e la realizzazione di un’opera temporanea di difesa, utilizzando fondi della Protezione Civile o europei invece di nuovi debiti.

Ritardi e propaganda della nuova amministrazione

Nonostante l’evidenza dei danni, l’amministrazione Miccichè si è limitata a interventi di facciata. La pista ciclabile ha continuato a crollare e il boschetto del Viale delle Dune continua a scomparire mentre l’associazione Mareamico lancia allarmi disperati.

In un  comunicato diffuso oggi  il sindaco ha annunciato un tavolo tecnico per definire le fasi operative di un progetto da 1,4 milioni di euro (finanziamento Mase 2025) per proteggere la fascia costiera e la sede stradale, assicurando che dopo le verifiche si procederà al bando di gara.  “Dopo la fase di acquisizione di eventuali pareri aggiuntivi e di revisione del documento tecnico del Genio Civile, sarà possibile procedere con il bando di gara per l’avvio dei lavori”, leggiamo nel comunicato. Tuttavia, l’unica misura immediata indicata dai tecnici nel 2025 era l’impiego di massi “ciclopici” per contenere le onde; una toppa temporanea che non affronta la radice del problema. Questo tavolo tecnico arriva insomma molto tardi ed ha anche questo il sapore di propaganda elettorale nell’imminenza delle prossime amministrative. Gli agrigentini sanno bene inoltre che fine fanno in genere i tavoli tecnici. Non si illudono più di tanto.

L’amministrazione in carica – che pure gode di un’ampia maggioranza – non ha mai reso pubblico un cronoprogramma degli interventi, né ha spiegato ai cittadini come intenda eliminare l’errore strutturale che sta all’origine del dissesto. Ogni mareggiata produce nuovi crolli, mentre i proclami si moltiplicano e la burocrazia rallenta l’avvio dei cantieri. Nel frattempo il mare avanza: la pista ciclabile e la strada, le dune e il boschetto, emblemi dell’economia turistica di Agrigento, rischiano di scomparire.

Conclusioni

La storia degli ultimi cinque anni sul litorale di San Leone dimostra che non si tratta di fatalità, ma di inerzia politica e di interventi inadeguati. Il disastro della pista ciclabile, l’avanzata del mare fino al boschetto e i ripetuti appelli inascoltati rivelano una gestione dilettantesca della sicurezza costiera. Le responsabilità sono chiare: dalla scelta scellerata degli anni Ottanta mai rimossa alle amministrazioni recenti che hanno promesso ma non eseguito, preferendo investire in progetti effimeri e propaganda.

Per salvare la costa e proteggere residenti e turisti servono misure strutturali che solo un’amministrazione guidata da un Sindaco attento e seriamente impegnato a risolvere i problemi della città puà realizzare. Serve  rimuovere l’opera provvisionale che altera le correnti, costruire barriere soffolte efficaci, completare il ripascimento dopo le barriere e soprattutto avviare un progetto coordinato che consideri l’unità fisiografica della costa, da Realmonte a Punta Bianca.

Il tempo dei tavoli tecnici è finito: mentre la natura continua a erodere la spiaggia, la politica agrigentina non può più permettersi ritardi. Ma tocca anche agli elettori agrigentini a non tornare a consegnare il destino della città a partiti e amministratori che conosciamo come inetti e incapaci. 

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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