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La Vardera sfida i privilegi: rinuncerà ai benefici del gruppo parlamentare?

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La costituzione del nuovo gruppo parlamentare Controcorrente all’Assemblea Regionale Siciliana apre inevitabilmente anche un altro fronte, quello della coerenza politica. A sollevarlo è Giuseppe Di Rosa, presidente del movimento civico Mani Libere, che con una nota stampa rivolge una serie di domande pubbliche al deputato regionale Ismaele La Vardera, chiamandolo a dimostrare concretamente quella diversità dalla politica tradizionale che ha rappresentato per anni il cuore della sua azione politica.

Secondo Di Rosa, la nascita del gruppo parlamentare non rappresenta soltanto un fatto politico, ma costituisce soprattutto un banco di prova. Con quattro deputati, infatti, il nuovo gruppo potrà beneficiare delle risorse economiche previste dal regolamento dell’ARS per il funzionamento della struttura: personale, collaboratori, uffici e fondi destinati all’attività istituzionale. Strumenti previsti dalla normativa e pienamente legittimi, ma che, secondo il presidente di Mani Libere, pongono una questione politica prima ancora che economica.

«La politica è piena di persone che promettono di cambiare il sistema. Molto più raro è trovare qualcuno disposto a rinunciare ai privilegi che quel sistema mette a disposizione», scrive Di Rosa, sottolineando come proprio La Vardera abbia costruito la propria immagine pubblica denunciando sprechi, privilegi, poltrone e cattiva gestione del denaro pubblico.

Da qui una serie di interrogativi che vengono rivolti direttamente al parlamentare regionale.

Di Rosa chiede se La Vardera intenda rinunciare, nei limiti consentiti dalla legge, a tutti quei benefici economici che non risultino strettamente indispensabili allo svolgimento dell’attività istituzionale; se sia disposto ad assumere un impegno pubblico a non utilizzare le risorse del gruppo per creare nuovi incarichi fiduciari o collaborazioni di natura politica; se voglia pubblicare online, in maniera trasparente e in tempo reale, ogni euro ricevuto e ogni euro speso dal gruppo parlamentare, senza attendere gli obblighi di rendicontazione previsti dalla normativa; e infine se intenda rendere pubblici criteri di selezione, curriculum e modalità di scelta degli eventuali collaboratori.

Il ragionamento sviluppato nella nota stampa parte da una considerazione precisa: nel corso degli anni proprio i fondi destinati ai gruppi parlamentari sono stati spesso utilizzati per finanziare collaborazioni che hanno coinvolto consiglieri comunali, dirigenti di partito, candidati non eletti e figure politicamente vicine ai deputati. Una prassi formalmente legittima, ma che, secondo Di Rosa, rischia di entrare in contraddizione con chi ha costruito il proprio consenso contestando esattamente quel modello.

Per il presidente di Mani Libere, infatti, la vera differenza tra chi denuncia il sistema e chi lo governa si misura proprio nel momento in cui quei privilegi diventano concretamente disponibili.

«Chi ha costruito il proprio consenso denunciando i privilegi della politica oggi non può limitarsi a dire che “la legge lo consente”. Lo stesso argomento è stato utilizzato da tanti politici che proprio La Vardera ha criticato», osserva Di Rosa, che precisa di non contestare il diritto di costituire un gruppo parlamentare previsto dal regolamento dell’ARS, ma di chiedere un gesto politico che dimostri concretamente la volontà di cambiare le regole non solo a parole.

L’appello finale è diretto.

Di Rosa invita Ismaele La Vardera a rinunciare pubblicamente a tutto ciò che non sia realmente indispensabile, ad evitare incarichi politici mascherati da collaborazioni e a pubblicare online, in tempo reale, ogni spesa sostenuta dal gruppo parlamentare.

«Sarebbe una rivoluzione vera», conclude il presidente di Mani Libere. «Diversamente, il rischio è che Controcorrente diventi semplicemente l’ennesimo gruppo parlamentare finanziato con denaro pubblico, indistinguibile da tutti quelli che, fino a ieri, diceva di voler cambiare».

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Fonte: Report Sicilia

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