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Agrigento – Mosella, obbligo di dimora per Milioti e Caramazza: Cambia la misura cautelare, resta in piedi l’inchiesta sull’appalto

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Agrigento – Mosella, obbligo di dimora per Milioti e Caramazza: Cambia la misura cautelare, resta in piedi l’inchiesta sull’appalto. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Il Gip dispone una misura meno afflittiva. Caramazza, però, resta ai domiciliari per l’inchiesta di Sommatino. Sullo sfondo rimangono le pesanti contestazioni della Procura: la presunta società costituita “ad hoc”, i prestanome, il computo metrico che sarebbe stato alterato per oltre 400 mila euro e la consulenza da oltre 100 mila euro.

AGRIGENTO – Cambia la misura cautelare, ma non cambia – almeno allo stato degli atti – il quadro delle contestazioni al centro dell’inchiesta sull’appalto della Mosella.

Gli imprenditori favaresi Antonino Milioti e Dino Caramazza, coinvolti nell’indagine della Procura di Agrigento sull’appalto per la manutenzione straordinaria dell’arteria che collega la SS640 alla SS115, lasciano i domiciliari nell’ambito di questo procedimento e vengono sottoposti all’obbligo di dimora.

A darne notizia è Grandangolo, in un articolo a firma di Giuseppe Castaldo.

Il provvedimento è stato disposto dal Gip del Tribunale di Agrigento Giuseppe Miceli, su richiesta del pubblico ministero.

C’è però una precisazione fondamentale: a beneficiare concretamente della misura meno afflittiva sarà Milioti.

Caramazza rimane infatti sottoposto agli arresti domiciliari per un’altra vicenda giudiziaria, quella relativa alla presunta corruzione al Comune di Sommatino.

il Riesame aveva già annullato l’interdizione per Castaldo

La decisione arriva dopo un altro passaggio giudiziario importante.

Nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame, accogliendo la richiesta della difesa, aveva infatti annullato la misura interdittiva nei confronti dell’ingegnere Salvatore Castaldo, direttore dei lavori dell’appalto della Mosella.

Sono decisioni che devono essere riportate integralmente e senza interpretazioni forzate.

Ma occorre essere altrettanto chiari su un altro punto: l’attenuazione o l’annullamento di una misura cautelare non equivale, di per sé, alla caduta delle contestazioni formulate nell’inchiesta.

Il procedimento continua e sarà nelle sedi giudiziarie competenti che dovranno essere verificate le ipotesi formulate dalla Procura.

Per tutti gli indagati, naturalmente, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Andiva e quella società che per la Procura sarebbe stata costituita “ad hoc”

Il cuore dell’inchiesta resta l’aggiudicazione dell’appalto della Mosella alla Andiva S.r.l.

Secondo la ricostruzione della Procura riportata da Grandangolo, la società sarebbe stata costituita “ad hoc” dagli imprenditori e formalmente intestata a Giovanna Palillo e Calogero Valenti, indicati nell’impostazione accusatoria come prestanome.

Andiva avrebbe partecipato alla procedura insieme alla EdilRoad, riconducibile ai Caramazza, e alla Cargroup, riconducibile a Milioti, aggiudicandosi poi i lavori.

La tesi degli inquirenti è che dietro Andiva vi fossero in realtà Caramazza e Milioti e che la nuova società, attraverso l’intestazione formale ad altri soggetti, sarebbe stata utilizzata per partecipare alla gara sotto una fittizia identità con lo scopo, sempre secondo l’accusa, di eludere controlli in materia antimafia ed eventuali misure di prevenzione.

Si tratta, è necessario ribadirlo, dell’ipotesi accusatoria che dovrà essere provata nel processo.

turbata libertà degli incanti: chi sono gli indagati citati nell’inchiesta

Secondo quanto riportato da Grandangolo, il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato ad Antonino Milioti, Dino Caramazza, Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo e al funzionario comunale Gaspare Triassi.

A Palillo e Valenti viene inoltre contestato il trasferimento fraudolento di beni.

A Triassi e al collega Vincenzo Galletti viene invece contestata anche l’ipotesi di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.

Ed è proprio quest’ultimo capitolo a riportare inevitabilmente l’attenzione sul ruolo del Comune di Agrigento, stazione appaltante dell’opera.

quei 400 mila euro nel computo metrico

Una delle contestazioni più pesanti dell’intera vicenda riguarda infatti il computo metrico della bitumazione della Mosella.

Secondo l’ipotesi della Procura riportata da Grandangolo, sarebbe stato dolosamente alterato il computo metrico relativo alla bitumazione per oltre 400 mila euro.

L’ipotesi degli inquirenti è che in questo modo sarebbe stata indotta in errore la stazione appaltante, cioè il Comune di Agrigento, ottenendo vantaggi economici per alcuni dei soggetti coinvolti.

Una contestazione tutt’altro che marginale.

Perché, se dovesse trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, significherebbe che una delle opere pubbliche più importanti della città sarebbe stata interessata non soltanto dalle presunte anomalie riguardanti la società aggiudicataria, ma anche da una presunta alterazione economica delle lavorazioni per centinaia di migliaia di euro.

la consulenza da oltre 100 mila euro

C’è poi un altro capitolo dell’indagine.

All’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese come direttore dei lavori, e all’architetto Alessandro Rizzo, suo cognato, viene contestata l’ipotesi di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità.

Secondo la Procura, Castaldo, pur essendo a conoscenza delle presunte irregolarità riguardanti Andiva e dei soggetti che secondo gli inquirenti vi sarebbero stati dietro, avrebbe ritardato ordini di servizio e lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza superiore a 100 mila euro in favore del cognato Rizzo.

Anche questa è un’ipotesi accusatoria ancora tutta da verificare giudiziariamente.

E va contemporaneamente ricordato che proprio nei confronti di Castaldo il Tribunale del Riesame ha annullato la misura interdittiva precedentemente applicata.

la cautela giudiziaria cambia, i problemi della Mosella restano

La notizia di oggi, dunque, deve essere letta per ciò che effettivamente rappresenta.

Il Gip ha ritenuto di poter sostituire i domiciliari disposti nell’ambito dell’inchiesta Mosella con l’obbligo di dimora per Milioti e Caramazza.

Per Caramazza, tuttavia, gli effetti pratici sono differenti perché resta ai domiciliari per la distinta indagine di Sommatino.

Ma soprattutto non risultano cancellate le contestazioni che costituiscono l’impianto dell’inchiesta Mosella.

Restano sul tavolo la presunta costituzione “ad hoc” di Andiva, l’ipotesi dei prestanome, le contestazioni relative alla turbata libertà degli incanti, il presunto trasferimento fraudolento di beni, la presunta truffa sulle erogazioni pubbliche, il capitolo degli oltre 400 mila euro del computo metrico e quello della consulenza superiore ai 100 mila euro.

Sono accuse. Non sentenze.

Ma sono accuse che riguardano un’opera pubblica finanziata con milioni di euro e una strada strategica per Agrigento.

intanto la città aspetta la strada

Ed è qui che, al di là dell’evoluzione giudiziaria, rimane aperto il problema che Report Sicilia continua a porre.

Mentre avvocati, Procura, Gip e Tribunale del Riesame svolgono ciascuno il proprio ruolo, Agrigento deve completare la Mosella.

Andiva è stata nel frattempo sottoposta a sequestro preventivo e affidata a un amministratore giudiziario.

L’opera deve andare avanti e, soprattutto, devono essere tutelati il finanziamento e l’interesse pubblico.

Per questo continuiamo a chiedere all’amministrazione comunale di spiegare pubblicamente quale sia oggi lo stato dei lavori, quale sia il cronoprogramma aggiornato e se esista il rischio che i tempi dell’inchiesta e le vicende dell’impresa possano incidere sulla conclusione dell’intervento.

Perché le responsabilità penali verranno stabilite dalla magistratura.

Ma esiste un’altra responsabilità che appartiene alla politica e all’amministrazione: fare in modo che Agrigento non paghi due volte questa vicenda, prima con ciò che la Procura ipotizza sia accaduto intorno all’appalto e poi con una strada che rischia di non essere completata nei tempi previsti.

Ed è su questo che, adesso, il Comune deve dare risposte.

Fonte: Grandangolo, articolo di Giuseppe Castaldo, 5 ottobre 2026.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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