Agrigento, Sodano il più democristiano dei Sindaci: Chiede 90 milioni e prepara l’alibi per vendere ed esternalizzare?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Per Report Sicilia, dietro la richiesta alla Regione emerge un metodo politico vecchio: affidare ad altri la possibilità di intervenire e preparare la giustificazione per le promesse mancate. Di Rosa proponeva due strutture pubbliche, almeno 200 posti di lavoro e un patrimonio comunale capace di produrre reddito.
Altro che cambiamento. Per Report Sicilia, Michele Sodano sta mostrando il profilo del più democristiano dei sindaci che Agrigento abbia mai avuto: richieste a Palermo, appelli alla collaborazione e risultati ancora affidati alle decisioni altrui.
La richiesta di novanta milioni di euro alla Regione, annunciata nella diretta del 30 settembre, va letta anche attraverso questa impostazione politica. Il punto non è contestare la necessità di finanziamenti per Agrigento. Il punto è chiedersi se il sindaco stia costruendo una soluzione oppure un alibi da utilizzare quando le promesse resteranno sulla carta.
Il rischio è che il copione sia già pronto: la Regione non ci ha finanziato, mancano dipendenti, non possiamo garantire i servizi. Quindi dobbiamo affidare all’esterno. E siccome mancano anche le entrate, dobbiamo vendere il patrimonio.
Una catena di giustificazioni nella quale la responsabilità viene sempre spostata altrove, mentre le scelte dell’amministrazione vengono presentate come obbligate.
Ma vendere ed esternalizzare sono scelte politiche. E prima di compierle bisogna dimostrare di avere valutato le alternative.
Un’alternativa era già nel programma di Giuseppe Di Rosa: la costituzione di “Patrimonio Agrigento” e “Agrigento Social City”, due strutture comunali di servizio con l’obiettivo di creare almeno 200 posti di lavoro, rafforzare l’operatività e contribuire al riequilibrio delle finanze attraverso la valorizzazione dei beni e una diversa organizzazione dei servizi.
Di Rosa partiva da una domanda concreta: perché un Comune proprietario di immobili, parcheggi, cimiteri e altri beni deve limitarsi a sostenerne i costi senza organizzarli per ricavarne il massimo beneficio pubblico?
“Patrimonio Agrigento” avrebbe dovuto recuperare e mettere a regime queste risorse, creando entrate da reinvestire nella città. “Agrigento Social City” avrebbe dovuto organizzare servizi sociali e assistenziali, dall’ASACOM agli asili nido, all’assistenza agli anziani e alle famiglie fragili.
Il progetto collegava patrimonio, lavoro e servizi. Le almeno 200 persone previste avrebbero lavorato nelle strutture comunali, attraverso selezioni pubbliche e trasparenti, contribuendo ad alleggerire il carico operativo della macchina amministrativa.
Non ogni lavoratore dei servizi può sostituire un funzionario o un tecnico comunale. Ma una migliore organizzazione delle attività può liberare risorse, ridurre il sovraccarico degli uffici e rendere il Comune più capace di rispondere ai cittadini.
La sostenibilità del progetto avrebbe dovuto essere verificata con un piano economico: ricavi, costi, investimenti e obiettivi misurabili. La direzione, però, era chiara: far fruttare il patrimonio mantenendo il controllo pubblico e creando lavoro.
Sodano potrebbe studiare quella proposta anche oggi. Potrebbe farne verificare la fattibilità e spiegare quali servizi convenga gestire direttamente. Il programma di un avversario non diventa inutilizzabile dopo le elezioni.
Invece, la richiesta alla Regione rischia di diventare la premessa di una politica che aspetta tutto dall’esterno. E quando il denaro non arriva, può tornare utile la spiegazione del “non possiamo”.
È proprio questo il metodo democristiano che contestiamo a Sodano: cercare sostegno nei livelli superiori, annunciare ciò che dipende dalla loro disponibilità e lasciare in secondo piano ciò che l’amministrazione deve organizzare con le risorse della città.
Chiedere finanziamenti è parte del lavoro di un sindaco. Ma amministrare significa anche conoscere il proprio patrimonio, recuperare entrate, organizzare attività e dimostrare perché una gestione sia più conveniente di un’altra.
Se manca personale, quali strumenti pubblici si possono costruire? Se un bene rende poco, come si può valorizzarlo? Se si propone una concessione, quanto incasserà il Comune? Se si decide di vendere, quale beneficio si perde negli anni successivi?
Sono domande alle quali non risponde una lettera da novanta milioni.
La scarsità di risorse non può diventare una giustificazione universale per trasferire ai privati le attività che possono produrre reddito. Ogni affidamento deve dimostrare il vantaggio per Agrigento, evitando che al Comune rimangano gli oneri mentre le opportunità economiche vengono raccolte da altri.
Lo stesso vale per il patrimonio. Fare cassa oggi può comportare la rinuncia a entrate future. E una città che vende beni senza valorizzarne le possibilità rischia di impoverirsi proprio mentre sostiene di voler risanare il bilancio.
Per questo Report Sicilia vede nella richiesta annunciata da Sodano un possibile alibi preventivo: se Palermo non paga, tutto ciò che non sarà fatto potrà essere attribuito alla Regione; vendite ed esternalizzazioni potranno essere presentate come conseguenze inevitabili.
Quel ragionamento va contestato prima che diventi la spiegazione ufficiale dell’immobilismo.
Di Rosa proponeva una città capace di lavorare attraverso il proprio patrimonio e le proprie strutture di servizio. Sodano deve ancora spiegare quale capacità autonoma vuole costruire, oltre alle risorse domandate a Palermo.
Agrigento ha bisogno di finanziamenti, ma anche di un sindaco che si assuma fino in fondo la responsabilità delle scelte. Il patrimonio comunale non può diventare il bancomat delle difficoltà di bilancio, e la mancanza di personale non può essere il lasciapassare per esternalizzare tutto.
Prima di dire “siamo costretti”, Sodano dimostri che cosa ha fatto per evitare di esserlo.
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Fonte: Report Sicilia
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