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Rapimento per vendetta nel Nisseno: tre ai domiciliari con braccialetto elettronico

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Rapimento per vendetta nel Nisseno: tre ai domiciliari con braccialetto elettronico. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

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Il gip del tribunale di Agrigento ha disposto gli arresti domiciliari, con controllo tramite braccialetto elettronico, per tre uomini di Canicattì, di 47, 43 e 23 anni, accusati di sequestro di persona, minacce aggravate e possesso di oggetti atti a offendere. Per tutti è stata confermata la validità dell’arresto eseguito nei giorni scorsi.

Nel corso dell’udienza di convalida, i tre indagati – assistiti dagli avvocati Calogero Meli e Angelo Giorgianni – hanno scelto di non rilasciare dichiarazioni, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo avrebbe agito con un piano preciso per regolare conti personali. I tre si sarebbero recati prima a casa di un giovane, costringendolo sotto minaccia a salire in auto. Successivamente avrebbero raggiunto l’abitazione di un secondo ragazzo, prelevato con la forza e caricato a bordo del veicolo tra intimidazioni e violenze.

Il sequestro si è interrotto a Ravanusa, in via Lauricella, dove i carabinieri hanno fermato l’auto durante un servizio di controllo. I militari hanno subito notato le condizioni anomale delle due vittime: entrambe apparivano scosse e vestite in maniera non adeguata alle temperature, indossando soltanto abiti leggeri e ciabatte.

Durante la perquisizione del mezzo sono stati trovati un coltello a serramanico e due barre di ferro lunghe circa sessanta centimetri, immediatamente sequestrati.

Alla base dell’episodio, definito dal giudice un “regolamento di conti”, ci sarebbe la volontà di individuare i responsabili di una recente aggressione subita da un parente dei due fratelli più grandi. Il gip Nicoletta Sciarratta ha ritenuto la misura cautelare necessaria per evitare il rischio di nuovi episodi, sottolineando la gravità dei fatti e la determinazione mostrata dagli indagati.

Fonte: Sicilia24h

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