Agrigento – Maxi operazione antimafia, prime condanne: sei anni a Pietro Capraro e quattro a Gaetano Licata. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo
Le prime sentenze arrivano dal procedimento con rito abbreviato nato dalla maxi operazione antimafia che, nel febbraio scorso, ha portato all’arresto di 181 persone e al blitz contro quattro mandamenti mafiosi del Palermitano.
Il giudice per l’udienza preliminare Carmen Salustro ha condannato a sei anni di reclusione Pietro Capraro, ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia uno dei vertici della famiglia mafiosa di Villaseta, e a quattro anni Gaetano Licata, indicato come il suo principale collaboratore. Entrambi erano assistiti dagli avvocati Teres’Alba Raguccia e Salvatore Cusumano.
Secondo la ricostruzione della Procura, i due avrebbero gestito un’importante attività di spaccio all’ingrosso, cedendo partite di sostanze stupefacenti per un valore complessivo di circa 384 mila euro a esponenti del mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale. Tra i destinatari delle forniture figurano i fratelli Domenico e Nunzio Serio, Francesco Stagno e Mario Ferrazzano, anch’essi condannati nell’ambito dello stesso procedimento.
L’inchiesta della Dda di Palermo ha ricostruito un articolato sistema di traffico di droga che collegava Agrigento, la Calabria e Palermo. Per gli investigatori, il gruppo di Villaseta era diventato uno dei principali fornitori di stupefacenti per alcuni storici mandamenti del capoluogo siciliano, tra cui Brancaccio, Porta Nuova e soprattutto San Lorenzo-Tommaso Natale.
L’indagine ha inoltre fatto emergere i rapporti tra le diverse articolazioni mafiose. Secondo gli inquirenti, i contrasti sarebbero sorti quando il mandamento palermitano non avrebbe saldato completamente il pagamento di una fornitura di droga. Il mancato versamento del saldo avrebbe spinto Capraro a interrompere le consegne, causando un rallentamento dell’attività di spaccio nel territorio controllato dalla cosca palermitana.
Per risolvere la controversia sarebbe stato necessario anche l’intervento di esponenti del mandamento di Porta Nuova, chiamati a mediare affinché il debito venisse onorato e i rapporti tra le organizzazioni criminali tornassero stabili. Le intercettazioni raccolte dagli investigatori descrivono infatti un legame consolidato tra i gruppi mafiosi coinvolti e il ruolo di mediazione svolto dai vertici di Porta Nuova.
Oltre alle condanne per Capraro e Licata, il giudice ha inflitto pene pesanti anche agli altri imputati del rito abbreviato. I fratelli Nunzio e Domenico Serio e Francesco Stagno sono stati condannati a 20 anni di reclusione ciascuno, mentre Mario Ferrazzano ha ricevuto una pena di 16 anni.
Ed ecco adesso le condanne:
Pietro Capraro: 6 anni, Gaetano Licata: 4 anni ,Domenico Cernigliaro: 12 anni ,Mario Ferrazzano: 16 anni , Khemais Lausgi: 9 anni ,Mariano Lo Iacono: 10 anni e 8 mesi ,Mirko Lo Iacono: 6 anni e 8 mesi ,Gianluca Spanu: 6 anni ,Salvatore Varsalona: 9 anni ,Nunzio Serio: 20 anni ,Domenico Serio: 20 anni ,Francesco Scarpisi: 10 anni e 8 mesi ,Francesco Stagno: 20 anni.
Le sentenze rappresentano il primo esito giudiziario del filone processuale scaturito dalla vasta indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che ha ricostruito gli equilibri e i rapporti tra alcune delle principali famiglie mafiose siciliane e il traffico di stupefacenti che alimentava le loro attività illecite.
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Fonte: Sicilia24h
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