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Agrigento – Maddalusa, il Consiglio comunale si divide sulle soluzioni: tutti chiedono l’acqua, il sindaco apre alla riperimetrazione ma guarda alla Regione

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Agrigento – Maddalusa, il Consiglio comunale si divide sulle soluzioni: tutti chiedono l’acqua, il sindaco apre alla riperimetrazione ma guarda alla Regione. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

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Il caso Maddalusa approda nell’aula del Consiglio comunale di Agrigento e il confronto assume toni sempre più accesi.

Dopo il duro intervento del consigliere Costantino Ciulla, al quale Report Sicilia ha già dedicato un approfondimento separato, il dibattito è proseguito con numerosi interventi che, pur provenendo da schieramenti politici diversi, hanno evidenziato un punto comune: distinguere l’emergenza umanitaria dalla questione urbanistica e trovare una soluzione immediata per restituire l’acqua ai residenti.

Nel corso della seduta sono emerse proposte diverse, ma quasi tutti gli interventi hanno riconosciuto che il problema dell’abusivismo edilizio non può impedire, nell’immediato, di garantire un bene essenziale come l’acqua.

Alongi: prima l’acqua, poi il resto

Tra gli interventi più significativi quello del consigliere Geraldo Alongi, che ha posto subito una domanda destinata ad accompagnare il dibattito dei prossimi giorni.

“Come si farà la selezione dei fragili?”

Secondo Alongi, oggi la priorità è una sola.

“In questo momento bisogna dare l’acqua. Poi tutti siamo per la legalità.”

Il consigliere ha proposto un percorso in due fasi: prima affrontare l’emergenza idrica, successivamente discutere della perimetrazione del Parco e delle questioni urbanistiche.

Con una provocazione ha aggiunto:

“Abusivo è pure il ponte Morandi.”

Nel prosieguo del dibattito Alongi è tornato sull’argomento ricordando che i residenti di Maddalusa non ricevono acqua dal 9 maggio.

“Ricevono tutto, tranne l’acqua.”

Ed ha invitato il sindaco ad assumersi fino in fondo le responsabilità attribuitegli dalla legge.

“Il problema se lo deve porre oggi lei. La strada è una sola e il potere ce l’ha lei. Si faccia supportare da un giurista e faccia un’ordinanza contingibile e urgente. Che la impugnino pure davanti al TAR e poi ci rivolgeremo al Consiglio di Stato. Duemila persone sono in pericolo.”

Infine ha rivolto un ulteriore invito al primo cittadino:

“Si faccia dare un parere da un bravo esperto giurista e valuti se i nostri pareri sono dentro la legalità.”

Spataro: il sindaco può intervenire

Anche Pasquale Spataro ha richiamato quanto avvenuto durante l’emergenza idrica del 2024, quando il problema fu affrontato attraverso il servizio delle autobotti.

Il consigliere ha chiesto di garantire almeno il quantitativo minimo vitale di cinquanta litri giornalieri per persona, accelerare le pratiche di sanatoria ancora pendenti e valutare l’adozione di provvedimenti urgenti ai sensi dell’articolo 50 del Testo Unico degli Enti Locali.

Successivamente, replicando alle argomentazioni del sindaco, Spataro ha contestato la ricostruzione giuridica fornita dall’amministrazione.

“L’intervento del sindaco è fallace. La soluzione andava comunque realizzata immediatamente e non dopo due mesi.”

Entrando nel merito della normativa, il consigliere ha richiamato il contenuto dell’articolo 48 del DPR 380 del 2001.

“Il comma 2 dell’articolo 48 del DPR 380 del 2001 dice che, in materia di richiesta dei servizi pubblici, deve essere indicato il permesso di costruire oppure, per gli immobili abusivi, la copia della richiesta di sanatoria. E aggiunge che, per le opere che già usufruiscono di servizi pubblici, può essere presentata copia del pagamento del servizio pubblico. Su queste basi può intervenire presso AICA e noi la supporteremo.”

Gramaglia: urbanistica e acqua non sono la stessa cosa

Anche Simone Gramaglia ha distinto nettamente il piano urbanistico da quello sociale.

“Il problema è di natura urbanistica, non c’entra nulla la carenza idrica.”

Ha poi aggiunto:

“Nessuno può sanare l’abuso, ma siamo stati eletti dai cittadini per dare la possibilità ai cittadini di potersi lavare.”

Da qui la richiesta rivolta al sindaco di valutare contratti temporanei per consentire gli allacci e garantire il servizio.

Giacalone: “Il COC rischia di diventare un ricatto morale”

Molto critico l’intervento di William Giacalone, che ha contestato il mancato coinvolgimento del Consiglio comunale.

“Perché abbiamo appreso questa storia solo dagli organi di stampa?”

Successivamente ha espresso forti perplessità sulla soluzione emersa dal tavolo tecnico.

“Esisterebbe un ricatto morale: io vi do l’acqua se siete fragili per il tempo strettamente necessario allo sgombero della casa.”

Secondo Giacalone il Centro Operativo Comunale rischierebbe di trasformarsi in un percorso che conduce inevitabilmente allo sgombero delle abitazioni.

Lo stesso consigliere ha poi colto un passaggio politicamente rilevante della replica del sindaco: l’apertura alla possibilità di affrontare il tema della riperimetrazione.

Rivolgendosi direttamente all’assessore Giuseppe Riccobene ha dichiarato:

“Vorrei sapere cosa pensa di questa apertura del sindaco. La riperimetrazione potrebbe essere la soluzione rispetto ai perimetri iniqui della Gui-Mancini. È il momento del coraggio.”

Cirino e Cacciatore chiedono maggiore coinvolgimento

Valentina Cirino ha annunciato la contrarietà di Lega e Democrazia Cristiana rispetto agli esiti del tavolo tecnico, proponendo una sintesi tra la mozione presentata da Fratelli d’Italia e quella del proprio gruppo.

La consigliera ha chiesto che venga garantita l’acqua almeno ai residenti già titolari di un’utenza elettrica.

Davide Cacciatore, invece, ha criticato il metodo seguito dall’amministrazione.

Ha domandato con chi si sia confrontata la giunta prima dell’incontro in Prefettura e perché il Consiglio comunale non sia stato coinvolto.

Infine ha chiesto se le soluzioni individuate riguardino esclusivamente Maddalusa oppure tutte le situazioni analoghe presenti nel territorio comunale.

Sodano: “L’acqua va data, ma con gli strumenti della legalità”

Nella replica il sindaco Michele Sodano ha ribadito la linea già espressa nelle ultime ore.

Ha ricordato che il servizio idrico è gestito da AICA e non dal Comune.

“L’acqua non è un bene che viene gestito dal Comune.”

Ha poi riconosciuto che il sindaco dispone di strumenti straordinari, ma esclusivamente per affrontare situazioni emergenziali e temporanee.

“È vero, l’acqua va data a tutti. Ma dobbiamo capire a chi. Va fatta una ricognizione.”

Da qui la decisione di attivare il Centro Operativo Comunale, insieme alla Protezione Civile e ad AICA, per individuare i casi di particolare fragilità.

L’apertura sulla riperimetrazione

Tra gli aspetti più interessanti emersi nel dibattito vi è stata l’apertura del sindaco sul tema della riperimetrazione della zona A della Valle dei Templi.

Sodano ha però precisato che un eventuale intervento dovrebbe essere demandato alla Regione Siciliana.

Una posizione che apre inevitabilmente un ulteriore confronto.

È vero che il procedimento conclusivo coinvolge la Regione, ma è altrettanto vero che il Comune non è un soggetto estraneo al percorso.

Le varianti urbanistiche e le proposte di modifica degli strumenti di pianificazione territoriale nascono infatti all’interno dell’amministrazione comunale.

È la Giunta comunale a predisporre gli atti e a formulare le proposte.

È il Consiglio comunale a discuterle e ad approvarle.

Solo successivamente il procedimento prosegue davanti agli enti competenti.

Per questo motivo diversi consiglieri hanno lasciato intendere che il Comune potrebbe assumere un ruolo più attivo, anziché limitarsi ad attendere un’iniziativa della Regione.

Se davvero l’amministrazione ritiene che la riperimetrazione possa rappresentare una parte della soluzione, il primo passo politico dovrebbe partire proprio da Palazzo dei Giganti.

Un dibattito che cambia prospettiva

La seduta di oggi segna probabilmente un cambio di passo nel confronto politico.

Per la prima volta il Consiglio comunale ha affrontato contemporaneamente tre temi: l’emergenza idrica, il ruolo del sindaco nell’adozione di provvedimenti urgenti e il futuro urbanistico della zona A.

Ed è significativo che argomenti come la distinzione tra emergenza umanitaria e abusivismo edilizio, il ricorso ai poteri straordinari del sindaco e la stessa ipotesi della riperimetrazione della zona A, sostenuti da giorni attraverso le note stampa di Giuseppe Di Rosa, siano ormai entrati stabilmente nel dibattito dell’aula consiliare.

Segno che il caso Maddalusa non rappresenta più soltanto un’emergenza idrica.

È ormai diventato il principale terreno di confronto politico e amministrativo della città di Agrigento.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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