Agrigento – “Condor”, i giudici di appello su Ribisi: “Indubbio ruolo di preminenza a Palma di Montechiaro”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
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“Il compendio probatorio descrive Nicola Ribisi come colui che, nel periodo temporale in contestazione, ha assunto un indubbio ruolo di primazia e preminenza all’interno dell’associazione mafiosa Cosa nostra con riferimento all’articolazione territoriale di Palma di Montechiaro”. A scriverlo sono i giudici della seconda sezione della Corte di appello di Palermo, presieduta da Fernando Sestito, nella sentenza di secondo grado del processo “Condor”, l’operazione che nel 2023 fece luce sulla riorganizzazione di Cosa nostra e Stidda nella parte orientale della provincia di Agrigento. I giudici di appello – che hanno disposto 6 condanne – hanno depositato le motivazioni del provvedimento negli scorsi giorni. Nelle oltre 140 pagine un passaggio importante è dedicato alla figura di Nicola Ribisi al quale sono stati inflitti 12 anni e 8 mesi per aver ricoperto il ruolo di capo della cosca di Palma di Montechiaro.
“Si tratta di un ruolo che è emerso e si è imposto dopo la scarcerazione di Ribisi – scrivono i giudici in sentenza – quando egli veniva riconosciuto da altri sodali come colui che si occupava nel territorio di Palma di Montechiaro della organizzazione e del funzionamento del gruppo criminale di appartenenza, consapevole della presenza di un gruppo criminale rivale (riconducibile al “paracco” di Pace).” E ancora la Corte di appello scrive: “È evidente che Ribisi rivesta un ruolo non gregario, ma propositivo e sovraordinato rispetto agli associati e per quanto riguarda le decisioni a assumere per affermare e consolidare la presenza della associazione”.
L’operazione Condor è scattata nel gennaio 2023 quando i carabinieri del Ros, insieme ai militari del Comando provinciale di Agrigento, arrestarono nove persone. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, ha puntato i riflettori sul riassetto delle famiglie mafiose di Cosa nostra e della Stidda nella parte orientale della provincia di Agrigento e, in particolare, tra Favara, Palma di Montechiaro, Licata e Canicattì. I militari dell’Arma, durante le indagini, hanno raccolto importanti indizi sul controllo delle attività economiche nel territorio di Palma di Montechiaro, con riferimento al settore degli apparecchi da gioco e delle mediazioni per la vendita dell’uva (le cosiddette sensalie), e delle “messe a posto” a Favara con danneggiamenti a seguito di incendio. Le accuse – a vario titolo – sono associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
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Fonte: Grandangolo Agrigento
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