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Agrigento – «Se in rianimazione ci fosse stato il gambiano?»: La riflessione di Giò Di Falco riapre il dibattito sulla sicurezza a San Leone

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Agrigento – «Se in rianimazione ci fosse stato il gambiano?»: La riflessione di Giò Di Falco riapre il dibattito sulla sicurezza a San Leone. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

Cosa sta succedendo

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L’accoltellamento avvenuto a San Leone, che ha lasciato un diciassettenne ricoverato in gravissime condizioni, continua ad alimentare il dibattito pubblico. Dopo gli sviluppi investigativi che hanno portato all’arresto di un ventiseienne con l’accusa di tentato omicidio e all’iscrizione nel registro degli indagati anche dei due giovani feriti per l’ipotesi di rissa, arriva una riflessione destinata a far discutere.

A intervenire è Giò Di Falco, agrigentino che da anni vive a Torino ma che continua a seguire con attenzione le vicende della sua città.

Il suo è un intervento che non entra nel merito delle responsabilità penali, che saranno accertate esclusivamente dall’autorità giudiziaria, ma punta a porre una domanda sul diverso modo in cui, secondo lui, l’opinione pubblica e parte del dibattito affrontano episodi di questo tipo.

«Facciamo un esperimento mentale. Se oggi, in quel letto d’ospedale, a lottare tra la vita e la morte ci fosse il ragazzo gambiano, cosa starebbe succedendo in città? Ve lo dico io: saremmo già al terzo corteo, alle fiaccolate di protesta, ai comunicati stampa congiunti, alle prime pagine nazionali e alle condanne senza appello contro la violenza.»

Secondo Di Falco, invece, il confronto pubblico avrebbe preso una piega diversa.

«Ci troviamo davanti al festival del benaltrismo e del buonismo di facciata. Di fronte a un fatto di sangue gravissimo, c’è chi ha il coraggio di parlare di ruolo della scuola, di progetti educativi e di disagio sociale. Mentre un ragazzo riempie un letto di rianimazione, le istituzioni rispolverano la sociologia da salotto pur di non chiamare le cose con il loro nome.»

L’agrigentino richiama quindi il tema della sicurezza urbana, sostenendo che il dibattito dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla prevenzione e sul controllo del territorio.

«Dove sono finiti i proclami sulle videocamere? Dove sono i controlli di polizia e la richiesta di pugno duro per chi gira armato per strada?»

Per Di Falco il principio deve essere uno soltanto.

«La sicurezza non è una questione di colore, di opportunismo o di propaganda: è un diritto. Se le istituzioni e gli organi di informazione misurano la gravità di un’aggressione in base a chi impugna il coltello e a chi subisce la stoccata, allora abbiamo fallito come comunità.»

Infine, il suo appello è rivolto alle istituzioni, affinché il confronto non si limiti alle analisi sociologiche ma si traduca in una maggiore presenza dello Stato sul territorio.

«Meno lezioni di pedagogia e propaganda ideologica, più presenza e netta repressione sul territorio.»

Il messaggio si conclude con un pensiero rivolto al giovane ricoverato.

«Forza ragazzo, non mollare.»

L’intervento di Giò Di Falco si inserisce in un dibattito destinato a proseguire nei prossimi giorni, mentre le indagini dei carabinieri continuano per ricostruire nei dettagli la dinamica della rissa di San Leone e accertare le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. Report Sicilia continuerà a seguire gli sviluppi della vicenda, distinguendo sempre tra il legittimo confronto politico e sociale e l’accertamento delle responsabilità, che spetta esclusivamente alla magistratura.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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