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Agrigento e il mare negato: La vera sfida è restringere il Parco e restituire alla città il diritto di crescere

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Agrigento e il mare negato: La vera sfida è restringere il Parco e restituire alla città il diritto di crescere. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.

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Editoriale

C’è una domanda che Agrigento continua ad evitare da oltre cinquant’anni.

Perché una città che possiede uno dei tratti di costa più belli della Sicilia non è mai riuscita a costruire un vero sviluppo turistico sul mare?

Perché, mentre altre città costiere sono cresciute, Agrigento è rimasta ferma?

La risposta, secondo noi, va ricercata nelle scelte politiche e culturali che hanno accompagnato il governo del territorio negli ultimi decenni.

Una costa mai valorizzata

Basta guardarsi attorno.

Da Siculiana a Sciacca sono sorti alberghi, villaggi turistici, resort e strutture ricettive capaci di creare occupazione e ricchezza.

Da Palma di Montechiaro a Licata il turismo balneare è diventato una componente importante dell’economia locale.

Agrigento, invece, è rimasta praticamente immobile.

Paradossalmente, la città della Valle dei Templi non è mai riuscita a trasformare la propria costa in una risorsa economica.

Gli alberghi sono stati costruiti lontano dal mare, principalmente nella zona di Villaggio Mosè, dove negli anni molte strutture hanno chiuso o attraversato profonde crisi.

Nel frattempo la costa è rimasta quasi completamente priva di investimenti.

Cinquant’anni di cultura del “no”

Nessuno mette in discussione il valore della tutela ambientale e archeologica.

Il patrimonio della Valle dei Templi appartiene all’umanità e deve essere preservato.

Ma la tutela non può trasformarsi in immobilismo.

Per decenni, ad Agrigento, ogni proposta di sviluppo della fascia costiera si è scontrata con una cultura del “no”.

No agli alberghi.

No ai villaggi turistici.

No agli investimenti.

No a qualunque intervento che potesse cambiare l’assetto del territorio.

Una linea sostenuta nel tempo anche dalle principali associazioni ambientaliste, che hanno avuto un ruolo importante nel dibattito pubblico cittadino.

Il risultato è quello che tutti vediamo oggi.

Una città che vive davanti al mare ma continua a non sfruttarne le potenzialità.

Oggi gli ambientalisti governano la città

Lo scenario politico è cambiato.

Quelle realtà che per anni hanno influenzato le scelte urbanistiche oggi fanno parte, direttamente o indirettamente, dell’attuale maggioranza amministrativa.

Ed è per questo che le prossime decisioni sul territorio assumeranno un significato storico.

Per la prima volta avranno la possibilità non soltanto di contestare le scelte degli altri, ma di assumersene direttamente la responsabilità.

La riperimetrazione del Parco è il vero banco di prova

Da anni si parla della riperimetrazione del Parco Archeologico della Valle dei Templi.

Per Report Sicilia il concetto deve essere chiaro.

Riperimetrare non significa necessariamente aumentare i vincoli.

Anzi.

Significa avere il coraggio di ridefinire il perimetro del Parco, mantenendo la massima tutela nelle aree di effettivo interesse archeologico e paesaggistico e restituendo alla pianificazione urbanistica quelle porzioni di territorio che, oggi, potrebbero rappresentare una straordinaria occasione di sviluppo turistico.

Un Parco più razionale.

Più coerente.

Più credibile.

E una città finalmente libera di programmare il proprio futuro senza compromettere il patrimonio archeologico.

Maddalusa è il simbolo di questo scontro

La vicenda di Maddalusa non riguarda soltanto l’acqua.

È il simbolo di una visione del territorio.

Da oltre cinquant’anni quelle abitazioni esistono.

Hanno numeri civici.

Hanno una toponomastica ufficiale.

Pagano tributi.

Sono servite dall’energia elettrica, dalla telefonia, dalla fibra ottica, dalla raccolta dei rifiuti e, in gran parte della contrada, anche dalla rete idrica.

Solo una parte della Zona A continua oggi a non essere servita dalle condotte idriche.

Lo Stato e il Comune hanno riconosciuto per decenni l’esistenza di quel tessuto urbano attraverso la fornitura dei servizi pubblici.

Eppure oggi si continua a discutere soltanto di ciò che non può essere fatto, anziché di come risolvere problemi che si trascinano da mezzo secolo.

Agrigento deve scegliere

La vera domanda non riguarda soltanto Maddalusa.

Riguarda il futuro dell’intera città.

Agrigento vuole continuare ad essere una città che vive di vincoli o vuole finalmente costruire uno sviluppo sostenibile fondato sul turismo, sul mare e sulla valorizzazione del proprio territorio?

Per noi la risposta è evidente.

Il Parco Archeologico deve essere tutelato dove esistono reali emergenze archeologiche e paesaggistiche.

Ma non può diventare lo strumento attraverso il quale si impedisce, per altri cinquant’anni, qualsiasi possibilità di crescita.

Per questo riteniamo che la riperimetrazione rappresenti un passaggio decisivo.

Se servirà a restringere il Parco alle aree che meritano realmente la massima tutela, restituendo alla città spazi nei quali programmare uno sviluppo turistico ordinato e sostenibile, Agrigento avrà finalmente l’occasione di recuperare il tempo perduto.

Se, invece, tutto dovesse rimanere immutato, il rischio è quello di perpetuare un modello che, fino ad oggi, non ha impedito soltanto la speculazione, ma ha anche impedito lo sviluppo.

Gli agrigentini hanno il diritto di sapere quale posizione assumerà l’amministrazione comunale.

Sosterrà una riperimetrazione che consenta alla città di tornare a guardare il mare come la sua principale risorsa economica oppure continuerà a difendere un assetto che, secondo molti, ha contribuito a lasciare Agrigento ai margini dello sviluppo turistico della Sicilia?

È una risposta che non riguarda soltanto l’urbanistica.

Riguarda il futuro delle prossime generazioni.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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