Agrigento – Festa di Sant’Angelo, c’è un altro caso, la banda “Verdi – Dainotto”: “Esclusi dalla processione”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo
Non si ancora spenta l’eco delle incomprensioni tra associazioni di portatori, che sulla festa di Sant’Angelo scoppia un altro caso, quello delle bande musicali.

Stasera l’Associazione Culturale Musicale Città di Licata “G. Verdi – A. Dainotto, ha annunciato di essere stata esclusa dalla processione.
Ecco il comunicato stampa, integrale, diffuso dal corpo bandistico:
“Dopo giorni di polemiche tra l’Associazione Pro Sant’Angelo e i Portatori di Oltreponte, sembra finalmente che il buon senso abbia prevalso e che la Festa di Sant’Angelo possa svolgersi secondo tradizione.
È una buona notizia per tutta la comunità.
Ma proprio mentre si cerca di ricomporre le divisioni, rimane una questione che riteniamo doverosa portare all’attenzione di tutti: l’accompagnamento musicale della processione.
A Licata esistono due associazioni bandistiche, storicamente rivali. Una rivalità che, almeno durante le celebrazioni del Santo Patrono, aveva sempre lasciato spazio alla collaborazione e al rispetto delle tradizioni.
Negli anni, infatti, entrambe le bande hanno accompagnato la processione, mettendo da parte le rispettive differenze per un obiettivo più importante: la Festa di Sant’Angelo e la comunità licatese.
Quest’anno, però, qualcosa è cambiato.
Nel mese di maggio entrambe le bande erano presenti. Per la Festa di Sant’Angelo, invece, una delle due sarebbe stata esclusa.
La prima motivazione fornita dall’amministrazione sarebbe stata che la banda posizionata davanti avrebbe rallentato la processione.
Una spiegazione che lascia francamente perplessi.
Successivamente, nel corso di un incontro con l’amministrazione, sarebbe emerso un altro elemento: una delle due associazioni avrebbe manifestato la propria disponibilità a esibirsi gratuitamente.
Ed è proprio qui che nasce il problema.
Perché una scelta apparentemente basata sulla gratuità rischia di trasformarsi, nei fatti, in uno strumento per eliminare la concorrenza?
Non vogliamo pensare che sia questa la finalità. Ma è inevitabile che, considerando la rivalità storica tra le due associazioni, una decisione di questo tipo alimenti dubbi e malumori.
Soprattutto perché, in passato, non sono mancate situazioni nelle quali le associazioni hanno ricevuto sostegni, contributi o altre forme di attenzione che hanno consentito loro di continuare a svolgere la propria attività.
Il problema, quindi, non è quanto venga pagata una banda. Il problema è il principio.
Una banda musicale non è composta da persone che si presentano a una processione, suonano e poi si dividono un compenso.
Dietro ogni esibizione esiste un’associazione.
Ci sono strumenti da acquistare e mantenere, divise, manutenzione, trasporti, assicurazioni, sale prova, organizzazione, formazione e tantissime altre spese.
Non si chiedono cifre esorbitanti. Non si pretende di fare business. Si chiede semplicemente di riconoscere i costi necessari per poter continuare a esistere.
Perché se accettiamo il principio secondo cui chi si offre gratuitamente deve necessariamente avere la precedenza, rischiamo di creare un meccanismo che alla lunga può distruggere il tessuto associativo.
Oggi una banda.
Domani un’associazione culturale.
Dopodomani una società sportiva.
E alla fine resteranno soltanto realtà costrette a chiedere ai propri volontari di sostenere personalmente i costi delle attività.
Questo non è valorizzare il volontariato. È rischiare di sfruttarlo.
Le associazioni non devono essere messe una contro l’altra.
Non è una gara a chi costa meno.
Non è una gara a chi è disposto a lavorare gratuitamente.
È una questione di rispetto.
Rispetto per chi dedica tempo, energie e risorse alla propria comunità.
Una banda musicale, inoltre, non è semplicemente un gruppo di persone che suona.
È un luogo di aggregazione.
È educazione.
È cultura.
È socialità.
È un luogo nel quale tanti giovani imparano uno strumento, imparano la disciplina, imparano a stare insieme e trovano un ambiente sano nel quale crescere.
In una città come Licata, dove spesso ci lamentiamo della mancanza di opportunità per i nostri ragazzi, le associazioni dovrebbero essere sostenute e valorizzate, non messe in competizione tra loro sulla base di chi è disposto a rinunciare al proprio sostentamento.
C’è una frase che riassume perfettamente il valore educativo della musica:
“Regalate a vostro figlio uno strumento musicale e non avrà mai tempo per i brutti giri.”
E forse dovremmo ricordarcelo più spesso.
Perché una banda che chiude non significa soltanto perdere della musica durante una processione.
Significa perdere un luogo di aggregazione.
Significa perdere un’opportunità per i nostri ragazzi.
Significa impoverire ulteriormente la nostra comunità.
Per questo chiediamo all’amministrazione di fare chiarezza, di evitare qualsiasi forma di favoritismo e di adottare criteri trasparenti, equi e uguali per entrambe le associazioni.
Se una banda può essere coinvolta, si coinvolga.
Se due bande possono collaborare, si faccia in modo che collaborino.
E se esistono dei costi, questi vengano riconosciuti.
La Festa di Sant’Angelo non deve diventare il terreno di una guerra tra associazioni.
La festa è della città.
La tradizione è della città.
E anche la musica che da sempre accompagna il nostro Santo Patrono è patrimonio della città.
Basta rivalità. Basta giochi di forza. Basta finto perbenismo.
È il momento che prevalgano finalmente buon senso, trasparenza e rispetto per chi, ogni giorno, tiene vive le nostre associazioni”.
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Fonte: quilicata.it
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