Agrigento – Il medium è il sindaco. Quando cento inquadrature non danno un solo litro di acqua in più. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Cosa direbbe Marshall McLuhan delle dirette serali di Palazzo dei Giganti, e perché la risposta arriva da un rubinetto
Il 26 settembre 1960, a Chicago, andò in onda il primo dibattito televisivo fra due candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Chi ascoltò alla radio giudicò che avesse vinto Richard Nixon: più preparato, più preciso, più aggressivo. Chi guardò la televisione fu certo che avesse vinto John Kennedy. Fu un professore canadese di letteratura inglese, Marshall McLuhan, a spiegare perché. Nixon aveva vinto sul contenuto e perso sul mezzo. La televisione, disse, non premia la nitidezza: premia la sfumatura. Non vuole un argomento: vuole un’immagine da completare. Nixon era troppo definito. Kennedy lasciava spazio.
Da allora McLuhan è diventato una citazione da convegno, ridotta a quattro parole che quasi nessuno usa per intero: il medium è il messaggio. Non significa che il contenuto non conti. Significa una cosa più scomoda: che gli effetti di una tecnologia della comunicazione dipendono da come essa riorganizza i tempi, le distanze e i rapporti fra le persone, e non da ciò che vi si dice dentro. La ferrovia non portò né il movimento né la ruota, che c’erano già. Portò città nuove, orari nuovi, vacanze. E lo fece che vi si trasportassero patate o soldati.
Un uomo alla scrivania, alle otto di sera
Teniamo a mente la lezione e spostiamoci ad Agrigento, estate 2026. Da metà giugno, a una settimana dall’insediamento, il sindaco Michele Sodano ha stabilito un rito: quasi ogni sera, a Comune ormai svuotato, apre una diretta Facebook dalla sua stanza di Palazzo dei Giganti. Seduto alla scrivania, fra le pratiche aperte, racconta la giornata amministrativa e anticipa quella dopo. Orario fisso, scenografia stabile, un diario a puntate.
Molti apprezzano. Altri, da qualche settimana, cominciano a domandare meno racconto e più acqua. E il primo agosto i gruppi consiliari di centrodestra hanno messo la questione nero su bianco, accusando il sindaco di aver scelto le dirette social al posto delle risposte in Aula dopo la seduta del 30 luglio sulla TARI. Sono dichiarazioni di parte, e come tali vanno lette. Ma segnalano un fatto: il modo di comunicare del sindaco è diventato esso stesso argomento di discussione cittadina. In gergo mcluhaniano, l’ambiente ha smesso di essere trasparente. È il momento in cui il pesce si accorge dell’acqua.
Le quattro domande
Nel suo ultimo libro, uscito postumo, McLuhan lasciò uno strumento semplicissimo: quattro domande da rivolgere a qualunque invenzione. Cosa amplifica? Cosa manda in soffitta? Cosa fa tornare dal passato? E in cosa si rovescia, se la si spinge al massimo?
La diretta quotidiana amplifica la presenza. Il sindaco entra in casa alla stessa ora, con la puntualità di un telegiornale ma senza giornalista che filtri. Amplifica la velocità: in un’emergenza vera, avere un canale conosciuto e credibile fra Comune e cittadini vale quanto un mezzo della protezione civile. E amplifica l’accessibilità: chi non legge i giornali e non frequenta la politica trova una porta d’ingresso a costo zero. Sarebbe disonesto far finta che non sia un guadagno.
Manda in soffitta l’ufficio stampa, il comunicato, la mediazione dei partiti — che, va detto, non erano istituzioni innocenti — e, più insidiosamente, l’Aula come luogo dove la città guarda. Non giuridicamente: il Consiglio conserva tutti i suoi poteri. Sociologicamente: se il conflitto vero si svolge alle otto di sera in diretta, la seduta consiliare diventa un adempimento senza pubblico.
Fa tornare, e qui McLuhan si sarebbe divertito, roba molto antica. Il banditore che dalla piazza annunciava i bandi a voce. Il capo che deve farsi vedere ogni giorno per restare capo, perché la sua legittimazione non si deposita in una carta ma va rinnovata davanti al gruppo. Perfino il sovrano che veglia mentre il regno dorme: le carte sulla scrivania, l’ora tarda, l’ufficio vuoto. Non è marketing sofisticato. È un archetipo, e funziona proprio perché non chiede a nessuno di imparare niente.
Il rovescio
Resta la quarta domanda, la più interessante. Portata all’estremo, la comunicazione totale si rovescia in tre modi.
Si rovescia in rumore: oltre una certa soglia, parlare sempre produce lo stesso effetto del tacere, perché nessuno riesce più a distinguere ciò che conta. Si rovescia in assenza: chi è presente ogni sera in migliaia di case è, per ciò stesso, clamorosamente assente dai due soli luoghi in cui il corpo conta, l’Aula e la piazza. E si rovescia, soprattutto, in una misura. Chi promette poco e appare di rado viene giudicato di rado. Chi appare ogni sera consegna al proprio pubblico, ogni sera, un metro.
Anche l’acquedotto è un medium
Ma il punto decisivo è un altro, e sta in una definizione che quasi tutti dimenticano. Per McLuhan un medium non è un mezzo di comunicazione: è qualunque estensione dell’uomo. La ruota estende il piede. L’abito estende la pelle. La strada, il denaro, la luce elettrica sono media a pieno titolo.
Allora anche una conduttura idrica è un medium. Anzi: è il medium che ha fatto le città molto prima che le facesse la politica. Roma, Costantinopoli e la stessa Akragas furono possibili come opere idrauliche prima che come ordinamenti.
Ne segue che ad Agrigento, stamattina, non si sono fronteggiano davanti al Palazzo di Città una comunicazione e una realtà. Si sono fronteggiano due media. E fra un rubinetto e una diretta, il rubinetto vince sempre, perché tocca il corpo e non l’opinione.
McLuhan lo avrebbe detto con la sua coppia preferita, figura e sfondo. Nella normalità l’acqua è sfondo puro: nessuno la vede, non fa notizia, non entra in nessun racconto. La comunicazione politica è figura. Quando l’infrastruttura si guasta, i ruoli si invertono: l’acqua diventa figura e la comunicazione scivola sullo sfondo, dove viene percepita come disturbo. È per questo che uno stile apprezzato a giugno può risultare eccessivo ad agosto senza aver cambiato un fotogramma. Non è cambiato il sindaco. È cambiato lo sfondo. E nessun aggiustamento del palinsesto — meno dirette, più dirette, tono più sobrio — può correggere un’inversione del genere. Solo la riparazione dello sfondo rimette la figura al suo posto.
Le ragioni dell’altra parte
Onestà vuole che si dicano anche le ragioni contrarie, e non sono deboli. Il servizio idrico agrigentino non è governato dal Comune: è una catena che passa da Siciliacque, dall’Assemblea Territoriale Idrica, da AICA, dalla Regione, dall’autorità di regolazione. Chi amministra Palazzo dei Giganti ha poteri di indirizzo, diffida, protezione civile, pressione: non ha i tubi. È esattamente quanto ha sostenuto alla vigilia il movimento del sindaco, invitando a protestare davanti al gestore anziché sotto il Municipio. E un’amministrazione insediata da poche settimane non può essere giudicata su una crisi che ha anni.
Il guaio è che l’argomento, per quanto tecnicamente fondato, è comunicativamente perduto in partenza. Perché la logica delle istituzioni distribuisce le responsabilità fra dieci soggetti, mentre la logica del mezzo le concentra su un volto solo. Un medium non sa raccontare una catena: sa raccontare un uomo. Chi ha costruito il proprio rapporto con la città su uno strumento che concentra non può poi chiedere a quello strumento di distribuire. Il pubblico abituato a un interlocutore unico continuerà a rivolgersi a un interlocutore unico.
L’anti-ambiente
McLuhan sosteneva che un ambiente diventa visibile solo quando gli si oppone un anti-ambiente: qualcosa che stia fuori e permetta di guardarlo. È il mestiere dell’arte, diceva. E, aggiungiamo noi, del giornalismo.
La piazza di stamattina, alle dieci, davanti al Municipio, è un anti-ambiente perfetto. Rovesciato ogni parametro della diretta: corpi invece di schermi, un luogo invece di mille case, presenza fisica invece di presenza elettronica. E lo slogan — l’acqua è un diritto — è formulato nella lingua del diritto, non in quella del racconto. Che è precisamente la lingua che la diretta quotidiana tende a rendere obsoleta.
Il professore canadese ripeteva di non approvare né disapprovare, ma soltanto di voler capire. Applicata ad Agrigento, la sua lezione non dice che comunicare sia sbagliato. Dice qualcosa di più duro e di più utile: che la comunicazione non è un sostituto dell’amministrazione, e che l’amministrazione non è un sostituto della comunicazione. E che alla fine, quando si aprono i rubinetti, il messaggio arriva comunque. Anche quando non arriva l’acqua.
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Fonte: Report Sicilia
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