Agrigento – Crisi idrica, l’arcivescovo Damiano scuote le istituzioni. E accanto a lui Sodano: Il sindaco sembra quasi uno spettatore della protesta. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – «Di acqua sotto i ponti non ne è passata». Con una battuta amara, ma dal significato chiarissimo, l’arcivescovo di Agrigento monsignor Alessandro Damiano ha fotografato questa mattina una crisi idrica che viene da lontano e che, per i residenti di Maddalusa, si è trasformata ormai in una condizione quotidiana insostenibile.
L’arcivescovo ha partecipato alla manifestazione in piazza Pirandello, davanti al Municipio. Circa duecento persone, secondo quanto riportato da AgrigentoOggi, hanno sfidato il caldo portando in piazza bidoni vuoti e striscioni eloquenti: «Maddalusa senz’acqua, follia», «Maddalusa, rubinetti vuoti da 3 mesi, pazienza finita», «Acqua = vita = dignità. L’acqua è un diritto, non un privilegio». Le fotografie della manifestazione raccontano forse meglio di qualsiasi comunicato il clima vissuto davanti a Palazzo dei Giganti.
Ma a fare notizia sono soprattutto le parole pronunciate da Damiano.
Damiano: «Basta tappabuchi, servono soluzioni a lungo termine»
L’arcivescovo non entra nelle competenze tecniche, e lo precisa. Ma proprio per questo il suo intervento assume il valore di un richiamo rivolto a chi quelle competenze, invece, le possiede.
«La questione dell’acqua è una questione seria, antica, ahimè», afferma Damiano.
Poi la frase che riassume l’intera vicenda:
«Dicendo antica, voglio dire che di tempo ne è trascorso, ma di acqua sotto i ponti non ne è passata».
Un messaggio che non ha bisogno di molte interpretazioni.
Secondo l’arcivescovo è arrivato il momento che «le autorità competenti» e «i rappresentanti della popolazione» si siedano attorno a un tavolo per individuare non semplici interventi temporanei, ma «soluzioni a lungo termine». Anche AgrigentoOggi riporta il suo invito ad abbandonare la logica delle soluzioni-tampone.
Damiano parla persino della necessità di valutare interventi legislativi capaci di determinare una svolta e dare continuità alla soluzione del problema.
E soprattutto introduce un tema che Report Sicilia pone da tempo: la condizione dei territori limitrofi alla Valle dei Templi.
«Da cinquant’anni questi territori sono in una sorta di limbo»
È forse questo il passaggio politicamente e istituzionalmente più pesante dell’intervento dell’arcivescovo.
Damiano invita a «rivedere anche la situazione di questi territori limitrofi alla Valle», ricordando come da circa cinquant’anni siano rimasti, utilizzando volutamente un’espressione vicina al suo vocabolario, «in una sorta di limbo».
E aggiunge:
«Però nel limbo poi cosa accade? Non si capisce più».
È difficile non leggere in queste parole un richiamo alla vicenda di Maddalusa e alla situazione urbanistica che da decenni viene trascinata senza una soluzione definitiva.
Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: cittadini residenti ad Agrigento, contribuenti del Comune, che pagano tributi sulle proprie abitazioni e che oggi si trovano a manifestare davanti al Municipio per chiedere acqua.
E accanto all’arcivescovo c’era proprio il sindaco
C’è però un’immagine della manifestazione che politicamente merita una riflessione.
Mentre monsignor Damiano parla delle «autorità competenti», dei «rappresentanti della popolazione», della necessità di trovare finalmente soluzioni e di uscire da un limbo durato mezzo secolo, alla manifestazione è presente anche il sindaco di Agrigento Michele Sodano.
Ed è qui che emerge una contraddizione difficile da ignorare.
Perché ascoltando le parole dell’arcivescovo sembra quasi che il sindaco non sia una delle istituzioni direttamente chiamate in causa.
Sodano appare piuttosto come qualcuno che assiste alla protesta insieme ai cittadini, quasi fosse anch’egli in attesa che qualcun altro trovi la soluzione.
Eppure è il sindaco di Agrigento.
AgrigentoOggi riporta le sue parole: «Sono qui con voi per individuare gli strumenti a disposizione del Comune e capire che cosa possiamo fare». Il primo cittadino ha inoltre dichiarato che fino ad oggi il Comune avrebbe fornito acqua a quindici famiglie.
Ed è proprio quel «capire che cosa possiamo fare» a lasciare aperto il problema.
Perché dopo mesi di emergenza, tavoli, riunioni, lettere e confronti istituzionali, i cittadini non chiedono più soltanto di capire cosa si possa fare. Chiedono che qualcosa venga fatto.
La presenza di Sodano rischia di anestetizzare una protesta rivolta anche al Comune
La partecipazione di un sindaco ad una manifestazione dei propri cittadini può certamente rappresentare vicinanza.
Ma quando la protesta riguarda un problema sul quale anche l’amministrazione comunale è chiamata ad assumere iniziative, quella presenza rischia di produrre l’effetto opposto: trasformare chi dovrebbe essere destinatario delle richieste in un altro manifestante.
È questo il punto politico.
Sodano non è un cittadino qualsiasi presente in piazza per chiedere una soluzione. È il sindaco della città nella quale quelle persone risiedono.
Ed è anche per questo che la sua presenza rischia di apparire come un tentativo di anestetizzare politicamente la manifestazione, collocandosi accanto ai manifestanti anziché davanti a loro come interlocutore istituzionale chiamato a dare risposte.
Lo stesso articolo di AgrigentoOggi ricorda che, dall’insediamento, Sodano ha più volte chiamato in causa la Regione Siciliana per la soluzione della vicenda.
Ma oggi la domanda è diventata inevitabile: che cosa intende fare il Comune di Agrigento con gli strumenti che già possiede?
L’arcivescovo si aspettava più gente: «Facciamo suonare queste corde»
Damiano non ha nascosto neppure una certa sorpresa per la partecipazione.
«Girando l’angolo francamente mi aspettavo una presenza maggiore», ha detto.
Poi ha utilizzato un’altra metafora:
«Queste corde dovremmo farle suonare, magari con un bravo chitarrista. Cerchiamo bravi chitarristi che sappiano trovare i giusti accordi per raggiungere una bella sinfonia».
Una frase apparentemente leggera, che contiene invece un altro messaggio alle istituzioni: occorre qualcuno capace di mettere insieme competenze, responsabilità e soluzioni.
Perché dopo cinquant’anni di «limbo» e dopo mesi con i rubinetti vuoti, ai cittadini di Maddalusa non servono più promesse, dichiarazioni di solidarietà o l’ennesimo tavolo destinato a produrre un’altra soluzione provvisoria.
Servono decisioni.
E mentre davanti al Municipio campeggiava il cartello «Maddalusa senz’acqua, follia», l’arcivescovo Damiano ha ricordato una cosa elementare: occorre «dare da bere agli assetati».
Il sindaco era lì, a pochi passi.
Adesso, però, non deve soltanto ascoltare la protesta. Deve decidere cosa fare.
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Fonte: Report Sicilia
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