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Agrigento senz’acqua, ma anche senza voce: la piazza vuota è la fotografia di una città rassegnata

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Agrigento senz’acqua, ma anche senza voce: la piazza vuota è la fotografia di una città rassegnata. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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L’acqua manca da settimane, in alcune zone da mesi. I bidoni sono diventati parte dell’arredamento quotidiano, le fonti pubbliche una tappa obbligata e la pazienza di molti cittadini è ormai arrivata al limite. Eppure, quando arriva il momento di scendere in piazza e far sentire la propria voce, Agrigento scopre di essere improvvisamente silenziosa.

La manifestazione organizzata in piazza Pirandello per denunciare l’emergenza idrica e sostenere gli abitanti di Maddalusa avrebbe dovuto trasformarsi in una grande mobilitazione popolare. Non è andata così.

A presentarsi sono stati soprattutto coloro che questa emergenza la stanno vivendo sulla propria pelle. Gli abitanti di Maddalusa, costretti da mesi a fare i conti con una situazione che definire difficile è ormai riduttivo, hanno portato in piazza anche i simboli della loro quotidianità: i bidoni con cui andare alla fonte di Bonamorone per procurarsi l’acqua necessaria alle proprie famiglie.

C’erano anziani, bambini, persone fragili. C’erano cittadini esasperati. Ma mancava quella Agrigento che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto sentirsi coinvolta. Ed è proprio questa forse la fotografia più amara della giornata: una città che si lamenta tanto, ma protesta poco.

L’arcivescovo Alessandro Damiano ha colto il problema abbracciando in pieno le parole del Vangelo: “Dar da bere agli assetati”. Ed Ancora mons. Damiano ha rilevato la necessità di trovare un solo comandante che riesca a mettere insieme pacificamente e produttivamente cittadini, cittadini, istituzioni, associazioni e territorio. Perché oggi, ad Agrigento, ognuno sembra per i cavoli propri. 

Sul palco della vicenda c’è anche il sindaco che non ha evitato il confronto con gli abitanti di Maddalusa. Il primo cittadino ha ribadito la propria posizione e ha indicato nella Regione l’interlocutore decisivo per arrivare alla soluzione del problema.

Dall’altra parte, però, arrivano segnali diversi. L’assessore regionale Giusy Savarino ha richiamato alla necessità di un po’ di tolleranza, sostenendo al tempo stesso che la questione sarebbe nelle mani del Comune.

E così, mentre Comune e Regione si confrontano sulle competenze, i cittadini continuano a confrontarsi con i bidoni.

È questo il paradosso che ormai accompagna la crisi idrica agrigentina. Le responsabilità vengono discusse, le competenze vengono rivendicate, le dichiarazioni si susseguono. Ma l’acqua, nelle case di chi ne ha bisogno, continua a non arrivare come dovrebbe.

A Maddalusa, nel frattempo, la solidarietà della Chiesa si è trasformata in qualcosa di concreto. I parroci don Mario Sorce e don Marco Damanti hanno organizzato raccolte d’acqua nelle rispettive parrocchie, cercando di dare una risposta immediata a chi non può più aspettare. Ma la solidarietà non può sostituire un servizio pubblico. E soprattutto non può diventare normale che nel 2026 una famiglia debba organizzare la propria giornata attorno alla ricerca dell’acqua. La vera sconfitta, però, non è soltanto quella delle istituzioni. È anche quella di una comunità che non riesce più a indignarsi collettivamente.

Forse Agrigento si è talmente abituata alle emergenze da considerarle ormai parte del paesaggio. Acqua che manca, rifiuti, strade, servizi che non funzionano: ci si lamenta, si scrive sui social, si protesta davanti al bar. Poi, quando arriva il momento di scendere davvero in strada, la piazza rimane quasi vuota.

E allora la domanda diventa inevitabile: se un diritto elementare come l’acqua non basta a far muovere una città, cosa dovrà accadere prima che Agrigento torni a sentirsi comunità? Perché una città senza acqua è un’emergenza.

Una città senza voce rischia di diventare una rassegnazione.

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Fonte: Sicilia24h

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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