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Agrigento – Pef Tari, il precedente del 2024 e quelle domande ancora senza risposta: Dov’è la delibera e con chi si era accordato Sodano?

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Agrigento – Pef Tari, il precedente del 2024 e quelle domande ancora senza risposta: Dov’è la delibera e con chi si era accordato Sodano?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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AGRIGENTO – Passano i giorni, ma sulla vicenda del Piano Economico Finanziario della TARI del Comune di Agrigento restano aperte alcune domande alle quali, nonostante gli annunci di trasparenza, non sono ancora arrivate risposte pubbliche.

Report Sicilia torna sull’argomento non per riaprire una polemica, ma perché nel frattempo emergono elementi che meritano di essere messi uno accanto all’altro.

Il primo riguarda il passato, e precisamente il 2024.

anche a Miccichè il PEF venne bocciato

C’è infatti un precedente che oggi assume un significato particolare.

Il 22 luglio 2024 Report Sicilia raccontava la crisi politica scoppiata durante l’amministrazione dell’allora sindaco Franco Miccichè. Nonostante un quadro consiliare certamente diverso e una maggioranza ben più consistente, in aula vennero bocciati sia il Piano triennale delle opere pubbliche sia il PEF. La reazione di Miccichè fu drastica: azzerò la Giunta, motivando la decisione con la necessità di un rilancio dell’azione amministrativa.

L’articolo di Report Sicilia del 22 luglio 2024

Il precedente è importante soprattutto alla luce di quanto accaduto il 30 e 31 luglio 2026.

Il mancato voto del PEF dell’amministrazione Sodano è stato rappresentato come un fatto di enorme gravità per gli equilibri dell’ente e per i servizi della città. Ma la storia recente del Comune dimostra che un PEF può anche non trovare i numeri necessari in Consiglio comunale. Era già successo appena due anni prima.

Questo non significa minimizzare le conseguenze amministrative di una mancata approvazione. Significa, però, evitare che il PEF venga trasformato in qualcosa di diverso da ciò che è: il documento tecnico-economico che quantifica i costi del servizio rifiuti, sulla cui base vengono determinate le tariffe TARI. Come Report Sicilia aveva spiegato già il primo agosto, proprio quei costi possono e devono essere esaminati e contestati politicamente prima del voto.

PEF e TARI: il documento che decide quanto pagheranno i cittadini

ma il documento del 30 luglio dov’è?

Ed è proprio qui che arriviamo alla questione che Report Sicilia continua a porre.

A distanza di giorni dalla seduta del 30 luglio, resta da chiarire perché non sia stata resa facilmente disponibile alla città la proposta completa sottoposta al Consiglio comunale, quella sulla quale i consiglieri erano chiamati ad esprimersi e che avrebbe determinato anche l’aumento della TARI.

È il documento più importante di tutta la vicenda.

Prima ancora di stabilire chi abbia avuto ragione e chi torto, i cittadini dovrebbero poter leggere ciò che si chiedeva ai loro rappresentanti di votare.

Quali erano esattamente i numeri? Quali costi erano aumentati? Quali erano le motivazioni? Qual era l’effetto sulle tariffe? Quali alternative erano state valutate?

Report Sicilia lo aveva scritto già il primo agosto: la trasparenza sul PEF è fondamentale proprio perché ogni incremento dei costi del servizio finisce normalmente per riflettersi sul gettito TARI richiesto a famiglie e imprese.

E Giuseppe Di Rosa aveva chiesto espressamente che venissero pubblicati la proposta di deliberazione e gli atti relativi alle sedute consiliari.

poi c’è l’“accordo”: con chi?

Rimane però soprattutto una questione politica.

È quella che nasce dalle stesse dichiarazioni rese dal sindaco Michele Sodano dopo il mancato numero legale.

Di Rosa ha già chiesto pubblicamente al primo cittadino di spiegare quale fosse il percorso politico che aveva portato l’amministrazione a ritenere possibile l’approvazione del PEF e chi fossero gli interlocutori del centrodestra con i quali era stata raggiunta l’intesa evocata dal sindaco.

La richiesta del “video verità” di Giuseppe Di Rosa

La domanda, a distanza di giorni, rimane la stessa.

Con chi si era accordato Michele Sodano?

Con singoli consiglieri comunali?

Con uno o più capigruppo?

Con esponenti politici esterni al Consiglio?

Quando sarebbe stata raggiunta questa intesa?

E soprattutto: che cosa era stato concordato?

Non stiamo parlando di indiscrezioni raccolte nei corridoi di Palazzo dei Giganti. Il tema dell’accordo nasce dalle dichiarazioni pubbliche del sindaco e dalla ricostruzione che ne è stata fatta nei giorni successivi.

Proprio per questo sarebbe opportuno che fosse lo stesso Sodano a chiarirlo definitivamente.

se l’accordo c’era, perché non raccontarlo?

La questione assume un peso ancora maggiore perché l’amministrazione Sodano dispone di soli cinque consiglieri di riferimento.

Per approvare determinati atti aveva quindi bisogno di un’interlocuzione con altre componenti del Consiglio.

Non c’è nulla di scandaloso nel confronto politico. È la normale dialettica di un’assemblea elettiva.

Il problema nasce quando si racconta alla città che qualcuno avrebbe fatto venir meno un’intesa, attribuendogli una pesante responsabilità politica, ma non si spiega chi aveva assunto quell’impegno, quando e a quali condizioni.

Se l’accordo esisteva ed è stato disatteso, renderlo pubblico tutelerebbe per primo proprio il sindaco.

Se invece si trattava soltanto di un’aspettativa politica, sarebbe altrettanto corretto precisarlo.

la trasparenza non può fermarsi alle dichiarazioni

Report Sicilia lo ha scritto anche parlando della Fondazione Agrigento 2025: quando vengono utilizzati numeri, costi e risorse pubbliche per sostenere una posizione politica, il modo migliore per eliminare ogni dubbio è pubblicare gli atti.

Trasparenza a senso unico? La richiesta sui conti della Fondazione Agrigento 2025

Vale per la Fondazione e vale ancora di più per il PEF.

Per questo, dopo oltre una settimana, le richieste rimangono estremamente semplici: rendere disponibile la proposta completa sottoposta al Consiglio il 30 luglio, pubblicare i verbali delle sedute del 30 e 31 luglio e chiarire pubblicamente natura e interlocutori dell’accordo politico richiamato dal sindaco.

Non servono accuse e non servono ricostruzioni dietrologiche.

Servono i documenti.

E serve una risposta del sindaco.

Perché quando si parla di trasparenza, soprattutto mentre si discute di aumentare una tassa pagata da migliaia di famiglie e imprese agrigentine, il silenzio non può essere la risposta definitiva.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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