Agrigento – “Bufera Iseda: la Prefettura accende i riflettori, un anno sotto osservazione”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo
Il provvedimento firmato dal prefetto Salvatore Caccamo arriva a ridosso dell’aggiudicazione del maxi appalto da 60 milioni per i servizi ambientali di Agrigento. L’azienda non è stata colpita da un’interdittiva antimafia, ma sarà sottoposta per dodici mesi alle misure previste dall’articolo 94-bis del Codice antimafia
C’è un nuovo capitolo, e tutt’altro che marginale, nella lunga storia della gestione dei rifiuti ad Agrigento.
La Prefettura di Agrigento ha disposto nei confronti della Iseda Srl la misura della cosiddetta prevenzione collaborativa, un provvedimento amministrativo che porta sotto osservazione una delle aziende storicamente più presenti nel settore dell’igiene ambientale della provincia. Il provvedimento porta la firma del prefetto Salvatore Caccamo ed è in vigore dal 29 luglio scorso, con una durata di dodici mesi.
Un atto che merita di essere letto con attenzione e senza facili semplificazioni. Non è un’interdittiva antimafia e, dunque, non determina il blocco dell’attività dell’impresa. La Prefettura ha fatto ricorso a uno strumento previsto dall’articolo 94-bis del Codice delle leggi antimafia, destinato ai casi nei quali il rischio di infiltrazione mafiosa venga valutato come occasionale e marginale e nel quale sia ritenuto possibile intervenire attraverso un percorso di controllo e collaborazione.
Ma proprio perché non si tratta di un provvedimento ordinario, la notizia assume un peso particolare. Per un anno, infatti, la società sarà sottoposta alle misure previste dal percorso di prevenzione collaborativa. L’obiettivo è consentire all’autorità prefettizia di monitorare la situazione e verificare che non si consolidino condizioni di rischio.
A rendere ancora più delicata la vicenda è la tempistica. La misura arriva infatti a ridosso dell’esito della gara per la gestione dei servizi ambientali di Agrigento, un appalto dal valore di circa 60 milioni di euro che rappresenta uno degli affidamenti economicamente più rilevanti per il sistema dei servizi pubblici della città. La gara è stata vinta dalla Risam Srl di Milano.
Il raggruppamento formato da Iseda, Sea e Traina Srl si è invece classificato al secondo posto, mentre al terzo posto figura la Tecnoservice. La graduatoria, tuttavia, potrebbe essere tutt’altro che definitiva. Restano infatti possibili ricorsi e contro-ricorsi, che potrebbero spostare nuovamente gli equilibri della gara e prolungare la partita amministrativa. Ed è proprio alla luce di questo scenario che il provvedimento prefettizio assume un rilievo ancora maggiore.
Un punto deve essere chiarito con assoluta precisione: la prevenzione collaborativa non equivale a una condanna per mafia, né dimostra automaticamente l’esistenza di infiltrazioni mafiose all’interno dell’azienda. È una misura amministrativa di prevenzione e controllo.
La stessa differenza rispetto all’interdittiva antimafia è sostanziale: l’impresa non viene estromessa dall’attività economica, ma viene inserita in un percorso nel quale l’autorità pubblica mantiene una particolare attenzione sui possibili fattori di rischio. Per Iseda, dunque, non scatta alcun blocco. Scatta però un anno sotto osservazione. Ed è questo il dato che, al di là delle formule burocratiche, rende la vicenda particolarmente significativa.

La misura adottata nei confronti di Iseda, inoltre, non rappresenta un caso isolato. Secondo quanto emerge dal provvedimento, la Prefettura di Agrigento ha adottato una misura analoga anche nei confronti di Sapic, azienda agrigentina attiva nel settore degli inerti e del calcestruzzo, e di Zara Srl, società impegnata nei lavori edili, stradali e idrici. Tre aziende, tre settori strategici e un comune denominatore: l’attenzione della Prefettura sul possibile rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale.
Ora resta da capire quale sarà l’effetto concreto della misura sulla vicenda dell’appalto dei rifiuti. La circostanza che Iseda si sia classificata seconda nella gara da 60 milioni e che, quasi contestualmente, sia scattata nei suoi confronti la prevenzione collaborativa inevitabilmente accende i riflettori sulla procedura.
Ma bisogna evitare conclusioni automatiche.
La misura prefettizia non comporta di per sé l’esclusione dell’azienda dalla gara, né significa che l’impresa abbia commesso reati. Saranno gli atti amministrativi, le eventuali decisioni delle stazioni appaltanti e, se arriveranno, i ricorsi nelle sedi competenti a stabilire gli sviluppi della vicenda. Resta però un fatto: per i prossimi dodici mesi la Iseda sarà sotto il particolare regime di prevenzione disposto dalla Prefettura.
E in una città nella quale il servizio dei rifiuti rappresenta da anni uno dei nervi scoperti dell’amministrazione pubblica, mentre sul tavolo c’è un appalto da 60 milioni di euro, non è certamente un dettaglio.
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Fonte: Sicilia24h
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