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Agrigento – Maddalusa, il “nuovo” che scopre il vecchio sistema: Sodano e La Vardera cercano oggi i responsabili, ma da chi sono circondati?

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Nino Cuffaro

C’è un passaggio della lettera aperta indirizzata da Nino Cuffaro al sindaco Michele Sodano che, forse involontariamente, apre una questione politica molto più grande dei confini del Parco della Valle dei Templi.

Cuffaro invita il sindaco a tracciare una linea netta rispetto al passato e scrive che «i precedenti delle forze di sinistra degli anni ’80 e ’90 non sono certo un esempio da seguire».

Poi auspica che l’intero schieramento progressista che sostiene l’amministrazione comunale si presenti compatto contro qualsiasi riperimetrazione.

Tutto legittimo.

Ma proprio quelle parole suggeriscono una domanda che ad Agrigento prima o poi qualcuno dovrà avere il coraggio di affrontare:

chi rappresenta veramente il “nuovo” e chi il “vecchio”, nella politica agrigentina?

Perché Michele Sodano e Ismaele La Vardera possono certamente indicare oggi responsabilità, errori e inerzie del centrodestra. Ma la storia urbanistica, politica e amministrativa di Agrigento non comincia nel 2026.

E soprattutto non è stata scritta da una sola parte politica.

Cuffaro stesso ricorda gli anni ’80 e ’90

È proprio l’autore della lettera a mettere sul tavolo un elemento che non può essere ignorato.

Parlando della necessità di tutelare senza esitazioni gli attuali confini del Parco, Cuffaro scrive:

«I precedenti delle forze di sinistra degli anni ’80 e ’90 non sono certo un esempio da seguire».

Una frase pesantissima.

Perché Maddalusa non è nata ieri.

Le case non sono state costruite durante gli ultimi mesi.

Le pratiche di condono richiamate nella stessa mozione del Consiglio comunale risalgono anche alla legge n. 47 del 1985 e alla normativa successiva.

La comunità si è consolidata nel corso dei decenni.

Sono arrivati viabilità, toponomastica, numerazione civica, energia elettrica, gas, telefono, fibra e residenze anagrafiche.

Tutto questo è avvenuto mentre ad Agrigento si alternavano amministrazioni, sindaci, assessori, consiglieri comunali, parlamentari regionali e nazionali appartenenti a schieramenti diversi.

Pensare di attribuire oggi mezzo secolo di storia urbanistica a un’unica parte politica sarebbe troppo semplice.

Sodano è davvero circondato soltanto dal “nuovo”?

Ed è qui che la narrazione del cambiamento comincia a mostrare qualche crepa.

Michele Sodano ha costruito la propria proposta politica sulla rottura con il passato.

La sua elezione è stata presentata come l’arrivo di una nuova stagione amministrativa.

Ma oggi la sua amministrazione è sostenuta da un’area progressista composta da partiti, movimenti, dirigenti ed esponenti politici che non sono certo nati il giorno delle ultime elezioni comunali.

Il PD ha una lunga storia amministrativa e politica ad Agrigento.

Italia Viva proviene da quella stessa grande storia politica nazionale e locale.

Movimento 5 Stelle e AVS hanno naturalmente percorsi differenti, ma partecipano oggi a uno schieramento nel quale convivono esperienze nuove e altre assai più consolidate.

E lo stesso Nino Cuffaro, che oggi invita Sodano a segnare una cesura con il passato, richiama esplicitamente nella propria lettera proprio le responsabilità storiche delle forze di sinistra.

Allora forse la storia è un po’ più complessa dello slogan vecchio centrodestra contro nuovo centrosinistra.

E poi c’è La Vardera

Lo stesso ragionamento riguarda Ismaele La Vardera.

Sulla vicenda della riperimetrazione, secondo quanto riportato nella lettera di Cuffaro, La Vardera avrebbe ricordato in Commissione Ambiente all’ARS che il centrodestra agrigentino è favorevole alla revisione dei confini e avrebbe sostanzialmente detto: siete voi al governo della Regione, assumetevi la responsabilità di decidere.

Cuffaro traduce politicamente quella posizione così:

«Noi ce ne laviamo le mani, vedetevela voi».

È un giudizio di Cuffaro, naturalmente.

Ma pone un problema.

Perché chi vuole rappresentare la rottura con il “sistema” non può limitarsi a individuare chi oggi possiede formalmente il potere di firmare l’atto finale.

Deve dire cosa pensa.

La Vardera è favorevole o contrario alla riperimetrazione?

Sodano è favorevole o contrario?

Il PD?

Italia Viva?

AVS?

Movimento 5 Stelle?

Controcorrente?

Non basta dire chi dovrà assumersi la responsabilità amministrativa della decisione.

La politica serve anche ad assumersi la responsabilità di una posizione.

Ma soprattutto: dov’erano tutti in questi quarant’anni?

È questa la domanda che manca nel dibattito.

Maddalusa viene raccontata quasi come se fosse comparsa improvvisamente sulle carte urbanistiche.

Non è così.

Se oggi esiste una comunità stabile di residenti, se esistono servizi pubblici, strade, numeri civici, utenze, pratiche amministrative e istanze di condono ancora pendenti, significa che per decenni lo Stato e le amministrazioni hanno conosciuto l’esistenza di quell’insediamento.

E allora le responsabilità storiche vanno ricostruite.

Con nomi, amministrazioni, delibere, leggi, votazioni e atti.

Non attraverso slogan.

Perché sarebbe troppo comodo per chiunque arrivare nel 2026, cancellare quarant’anni di storia politica e proclamarsi improvvisamente estraneo a tutto ciò che è avvenuto prima.

Il “sistema” non cambia nome dopo un’elezione

Il vero tema politico è proprio questo.

Un sistema non diventa nuovo semplicemente perché cambia il candidato sindaco.

E un politico non diventa automaticamente estraneo alla storia della politica locale perché costruisce la propria comunicazione contro chi governava prima.

Bisogna guardare alle persone, alle alleanze, alle provenienze politiche e soprattutto agli atti.

Ed è esattamente quello che dovrebbe essere fatto sulla vicenda Maddalusa.

Chi amministrava Agrigento quando quell’insediamento cresceva?

Chi sedeva in Consiglio comunale?

Chi governava la Regione?

Chi chiedeva sanatorie?

Chi si opponeva?

Chi sosteneva modifiche dei confini?

Chi taceva?

Chi ha permesso che le pratiche di condono restassero per decenni senza una conclusione?

Solo dopo avere ricostruito tutto questo sarà possibile stabilire chi appartenga davvero al “vecchio sistema”.

Nel frattempo ci sono persone senza acqua

Ma attenzione.

Anche questo dibattito rischia di diventare l’ennesima gigantesca distrazione dal problema immediato.

Perché mentre centrodestra e centrosinistra discutono su chi abbia maggiori responsabilità negli ultimi quarant’anni, a Maddalusa ci sono residenti che continuano ad aspettare l’acqua.

Il Consiglio comunale, quasi un mese fa, ha approvato all’unanimità una mozione che impegnava sindaco e Giunta a ricercare con la «massima urgenza» ogni soluzione consentita dall’ordinamento per assicurare 50 litri pro capite al giorno.

Quella mozione distingue espressamente l’approvvigionamento idrico dalla regolarità urbanistica.

Ed è questo che oggi dovrebbe interessare principalmente Michele Sodano.

Il sindaco non deve risolvere quarant’anni di storia politica per mandare acqua ai residenti.

Deve governare l’emergenza di oggi.

Il 27 agosto niente alibi

Il Consiglio comunale aperto del 27 agosto potrebbe allora diventare un momento di verità.

Non una passerella.

Non un processo sommario al centrodestra.

Non un’occasione per il centrodestra di scaricare ogni responsabilità sulla nuova amministrazione.

E nemmeno l’ennesimo confronto nel quale tutti parlano della riperimetrazione e nessuno spiega quando arriverà l’acqua.

Sodano dica chiaramente cosa pensa dei confini del Parco.

La Vardera faccia altrettanto.

Lo facciano PD, Movimento 5 Stelle, AVS, Italia Viva e tutte le altre forze politiche.

Il centrodestra si assuma la responsabilità delle proprie posizioni.

E magari tutti insieme comincino anche a ricostruire quarant’anni di atti e responsabilità, invece di inventare una storia nella quale il passato appartiene sempre agli avversari e il presente soltanto a chi si proclama nuovo.

Perché Cuffaro, forse senza volerlo, nella sua lettera ha ricordato una cosa importante: questa storia viene da lontano.

E allora attenzione a utilizzare troppo facilmente l’espressione “vecchio sistema”.

Perché, guardandosi attorno, qualcuno potrebbe scoprire che quel sistema non è affatto scomparso.

Ha semplicemente cambiato disposizione dei posti a tavola.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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