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Agrigento – Maddalusa, Di Rosa a Sodano: «L’ordinanza la firmi oppure si dimetta. Un sindaco che non decide non serve alla città»

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Agrigento – Maddalusa, Di Rosa a Sodano: «L’ordinanza la firmi oppure si dimetta. Un sindaco che non decide non serve alla città». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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AGRIGENTO – A questo punto la questione è diventata politica prima ancora che polemica: Michele Sodano deve firmare l’ordinanza per garantire il minimo vitale ai residenti di Maddalusa, se ne ricorrono i presupposti di legge. Se invece il problema è che non intende assumersi la responsabilità politica e amministrativa di farlo, allora deve dimettersi da sindaco.

È questa la posizione durissima assunta da Giuseppe Di Rosa, presidente del movimento civico “Mani Libere” e già candidato sindaco di Agrigento.

Una posizione che arriva dopo settimane di discussioni, riunioni e prese di posizione e, soprattutto, dopo un fatto che difficilmente può essere ignorato: il Consiglio comunale si è già espresso all’unanimità, compresi consiglieri politicamente vicini all’attuale sindaco.

A questo si aggiungono le posizioni assunte da Legambiente e, adesso, da Sinistra Italiana-Alleanza Verdi e Sinistra, componente dello schieramento che sostiene l’amministrazione Sodano.

Eppure l’acqua continua a non arrivare.

Per Di Rosa, quindi, il tempo degli alibi è terminato.

Il Consiglio ha votato. Adesso deve decidere Sodano

Il punto centrale è semplicissimo.

Il Consiglio comunale di Agrigento ha approvato all’unanimità una mozione che chiede di garantire ai residenti di Maddalusa il minimo vitale di 50 litri pro capite al giorno, precisando che la fornitura non comporterebbe alcun riconoscimento della regolarità urbanistica degli immobili.

Non è stato un voto dell’opposizione contro il sindaco.

Hanno votato anche consiglieri appartenenti o politicamente vicini alla stessa area di Sodano.

E questo cambia radicalmente il quadro politico.

Perché quando l’intero Consiglio comunale indica una strada e impegna sindaco e Giunta ad attivare con la «massima urgenza» ogni iniziativa consentita dall’ordinamento, il problema non può più essere scaricato sull’Aula Sollano.

Adesso la responsabilità è di chi amministra.

E chi amministra si chiama Michele Sodano.

Legambiente, AVS, il Consiglio: cosa deve aspettare ancora il sindaco?

Nel frattempo sono arrivate anche prese di posizione significative dall’area politica e ambientalista che sostiene l’amministrazione.

Legambiente aveva già affrontato pubblicamente la questione.

Adesso anche Sinistra Italiana-Alleanza Verdi e Sinistra, attraverso la consigliera comunale Irene Fucà e il segretario provinciale Pasquale Cucchiara, ha espresso un principio chiarissimo: la tutela della Zona A e il contrasto all’abusivismo non possono trasformarsi nell’abbandono delle persone.

AVS scrive infatti che:

«La tutela della Zona A non può tradursi nell’abbandono delle persone che oggi vi abitano. La questione dell’acqua va quindi affrontata con serietà, distinguendo il diritto fondamentale ai servizi essenziali dal riconoscimento della legittimità urbanistica degli immobili».

Quindi facciamo il conto.

Il Consiglio comunale ha votato all’unanimità.

Consiglieri dell’area politica del sindaco hanno votato quella mozione.

Legambiente si è pronunciata.

Sinistra Italiana-AVS si è pronunciata.

I residenti chiedono acqua da mesi.

Cosa deve aspettare ancora Michele Sodano?

Non gli si chiede un atto illegittimo

Di Rosa chiarisce un punto fondamentale, perché su questo non devono esserci equivoci.

Nessuno sta chiedendo al sindaco di violare la legge.

La richiesta è un’altra: verificare se esistono i presupposti previsti dall’ordinamento e, se esistono, utilizzare i poteri attribuiti al sindaco e firmare l’ordinanza contingibile e urgente.

È scritto chiaramente nella nota di Mani Libere:

«Non sto chiedendo a Michele Sodano di compiere un atto illegittimo. Nessuno deve chiedere a un sindaco di violare la legge».

Ma subito dopo Di Rosa aggiunge:

«Gli sto chiedendo qualcosa di molto più semplice: se sussistono i presupposti previsti dall’ordinamento, utilizzi i poteri che la legge gli attribuisce e firmi l’ordinanza contingibile e urgente necessaria a garantire il minimo vitale».

Ed è qui che la questione diventa inevitabilmente politica.

Se non può firmarla, mostri le carte

C’è naturalmente un’altra possibilità.

Sodano potrebbe sostenere che quell’ordinanza non possa essere adottata.

Benissimo.

Allora mostri le carte.

Renda pubblici i pareri tecnici.

Renda pubblici quelli sanitari.

Renda pubblici quelli giuridici.

Indichi la norma che gli impedirebbe di intervenire e, soprattutto, dica immediatamente quale soluzione alternativa intenda utilizzare per garantire il minimo vitale.

È esattamente ciò che Di Rosa gli chiede nella nota:

«Se invece sostiene che non può farlo, renda pubblici gli atti. Mostri i pareri tecnici, sanitari e giuridici che impedirebbero quella soluzione. Dica quale norma gli impedisce di intervenire e soprattutto indichi immediatamente quale alternativa legalmente praticabile intende utilizzare».

Perché ormai un generico «non si può fare» non basta più.

Se invece non vuole assumersi la responsabilità, si dimetta

Ed eccoci al punto sul quale Di Rosa non lascia alcuno spazio all’interpretazione.

Un sindaco non viene eletto soltanto per inaugurare opere, pubblicare fotografie, partecipare alle manifestazioni o annunciare il cambiamento.

Un sindaco viene eletto soprattutto per decidere quando le decisioni diventano difficili.

«Michele Sodano ha voluto diventare sindaco di Agrigento. Adesso deve fare il sindaco anche quando amministrare significa assumersi responsabilità difficili».

E ancora:

«Non può essere sindaco soltanto quando bisogna inaugurare, annunciare o raccontare il cambiamento. Un sindaco serve soprattutto quando arriva il momento di scegliere».

Ed è esattamente questo il momento.

Se esistono i presupposti, Sodano firmi.

Se sostiene che non esistono, lo dimostri con gli atti e trovi immediatamente un’altra soluzione legittima.

Ma se, invece, l’ordinanza non viene firmata perché nessuno vuole assumersi la responsabilità politica e amministrativa di una decisione difficile, allora la conclusione di Di Rosa è una sola:

Michele Sodano si dimetta.

Il 27 agosto non può diventare un alibi

Anche per questo il Consiglio comunale aperto convocato per il prossimo 27 agosto rischia di diventare paradossale.

Cosa dovrebbe votare ancora il Consiglio?

Di Rosa lo domanda esplicitamente:

«Un altro documento? Ne esiste già uno».

«Un altro invito al sindaco? È già stato approvato all’unanimità».

«Un’altra richiesta di garantire l’acqua? È già scritta».

«Un’altra distinzione fra acqua e abusivismo? Adesso la fa persino Sinistra Italiana-AVS».

E quindi:

«Allora il problema non è più il Consiglio comunale. Il problema è il sindaco».

Il 27 agosto si discuta pure.

Si ascoltino residenti, tecnici, associazioni e istituzioni.

Ma quel Consiglio non può diventare il modo per rinviare ancora una decisione che l’Aula ha già chiesto quasi un mese fa.

«Firmi o si dimetta»

L’ultima parte della nota di Mani Libere è quella politicamente più pesante.

Di Rosa chiede che il 27 agosto Maddalusa non venga trasformata «nell’ennesima passerella politica».

Poi mette Sodano davanti a tre possibilità.

Se esistono i presupposti di legge, firmi l’ordinanza.

Se non esistono, mostri gli atti che lo dimostrano e trovi immediatamente una soluzione alternativa.

Se invece non vuole assumersi la responsabilità di decidere, si dimetta.

Di Rosa lo dice senza mezzi termini:

«Ma se il vero problema è che non vuole assumersi la responsabilità politica e amministrativa di una decisione difficile, allora abbia almeno il coraggio di compiere l’unico atto che dipende esclusivamente da lui: si dimetta da sindaco e tolga il disturbo».

È una richiesta politicamente pesantissima.

Ma arriva dopo mesi nei quali Maddalusa è passata attraverso tavoli, riunioni, dichiarazioni, mozioni, interventi politici e confronti istituzionali.

Nel frattempo l’acqua non arriva.

E adesso c’è un fatto nuovo: non sono più soltanto Di Rosa e i residenti a porre il problema.

Il Consiglio comunale ha votato all’unanimità.

Anche consiglieri vicini al sindaco hanno votato.

Legambiente ha preso posizione.

Sinistra Italiana-AVS, che sostiene l’amministrazione, afferma che legalità urbanistica e diritto ai servizi essenziali devono essere distinti.

Gli alibi politici, dunque, sembrano davvero terminati.

Adesso Michele Sodano deve scegliere.

Non serve un altro tavolo.

Non serve un altro documento.

Non serve aspettare un’altra seduta consiliare per sapere ciò che il Consiglio ha già votato.

Serve una decisione.

Se la strada dell’ordinanza è legittimamente percorribile, la firmi.

Se non lo è, lo dimostri e trovi immediatamente un’altra soluzione.

Ma se il sindaco non intende assumersi la responsabilità di scegliere, la richiesta di Di Rosa è ormai formalmente sul tavolo:

firmi l’ordinanza o si dimetta.

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Fonte: Report Sicilia

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