Agrigento – Villa del Sole e Maddalusa, la legalità vale sempre? Quando i vincoli sembrano diventare invalicabili soltanto per alcuni. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Ci sono vicende che, con il passare degli anni, acquistano un significato ancora più importante di quello che avevano quando sono accadute.
La storia della Villa del Sole è una di queste.
Oggi che ad Agrigento si discute di Maddalusa, della perimetrazione del Parco Archeologico, dei vincoli, dell’abusivismo e persino del diritto di centinaia di famiglie ad avere accesso all’acqua, rileggere quello che accadde alla Villa del Sole diventa quasi obbligatorio.
Perché le due vicende sono giuridicamente differenti e nessuno vuole sovrapporle.
Ma politicamente pongono una domanda enorme:
quando esiste una forte volontà politica di realizzare un’opera, i vincoli possono essere affrontati attraverso varianti, autorizzazioni e procedure amministrative, mentre quando si parla di Maddalusa diventano improvvisamente un muro davanti al quale nessuno può neppure provare a intervenire?
E soprattutto:
la legalità, i controlli e la tutela del territorio devono avere la stessa intensità davanti a qualsiasi progetto oppure cambiano a seconda dell’opera, del finanziamento e del sostegno politico che esiste dietro di essa?
Villa del Sole: partiamo dai documenti, non dalle opinioni
Per comprendere la portata della vicenda bisogna tornare indietro.
La Villa del Sole era urbanisticamente classificata nella sottozona G3 – Verde pubblico attrezzato. Lo certificano gli stessi atti del Comune di Agrigento.
E c’è persino un pezzo di storia ancora più lontano che merita di essere ricordato.
Paolo Cilona e Diego Romeo hanno ricostruito come nel 1967, quando lo Stato trasferì l’area al Comune di Agrigento, fosse indicata una precisa destinazione: utilizzare quell’area a verde pubblico per realizzarvi una villa comunale.
Poi arrivò il progetto della scuola materna con annesso polo per l’infanzia.
Per consentirne la realizzazione fu necessario intervenire sullo strumento urbanistico.
Il 26 luglio 2022 il Consiglio comunale approvò infatti il progetto definitivo in variante allo strumento urbanistico.
Fermiamoci già qui.
Perché questo è il primo elemento che oggi diventa interessante confrontare politicamente con Maddalusa.
Quando si volle realizzare il polo dell’infanzia, una destinazione urbanistica esistente non rappresentò la fine della discussione.
Si cercò uno strumento.
Si predispose una variante.
La politica votò.
L’Amministrazione procedette.
Poi il cantiere partì. Ma mancava un’autorizzazione preventiva
Ed arriviamo al passaggio probabilmente più delicato dell’intera storia.
La Villa del Sole ricade in un’area sottoposta a tutela paesaggistica.
Gli interventi erano quindi soggetti alla preventiva autorizzazione prevista dall’articolo 146 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
La Soprintendenza aveva espresso nel luglio 2022 un parere preventivo favorevole sul progetto definitivo, subordinandolo però alla successiva presentazione del progetto necessario per ottenere l’autorizzazione.
Ma nel dicembre 2023 qualcosa non tornava.
I lavori erano già partiti.
Gli alberi erano stati abbattuti.
E la Soprintendenza scriveva al Comune che non risultava ancora pervenuto il progetto esecutivo per l’approvazione, arrivando a diffidare dall’esecuzione dei lavori nelle more dell’autorizzazione.
La circostanza è stata successivamente riportata persino negli atti parlamentari della Camera dei deputati: la Soprintendenza, con nota del 12 dicembre 2023, aveva ribadito che l’area era sottoposta a tutela paesaggistica e che gli interventi necessitavano di preventiva autorizzazione.
Quindi almeno un dato storico appare difficilmente contestabile:
il cantiere era stato avviato quando l’iter dell’autorizzazione paesaggistica preventiva non risultava ancora completato.
Ed è proprio questo uno dei punti sui quali Giuseppe Di Rosa e il Codacons costruirono una lunga battaglia.
E non stiamo parlando di un piccolo intervento
Nel frattempo il progetto era diventato un’opera finanziata attraverso risorse del PNRR – Next Generation EU. Gli atti comunali pubblicati successivamente ricostruiscono il finanziamento e l’iter del polo per l’infanzia.
Milioni di euro pubblici.
Un’opera importante.
Un’area verde storica.
Una zona sottoposta a tutela paesaggistica.
E un’autorizzazione preventiva che, quando il cantiere era già stato avviato, non risultava ancora completata.
È questo il dato dal quale non si può scappare.
E attorno al progetto c’era una politica molto presente
Anche questo appartiene alla storia documentata della vicenda.
Accanto al finanziamento destinato al polo per l’infanzia arrivarono ulteriori 600 mila euro per il recupero dell’area verde della Villa del Sole.
L’allora assessore comunale Giovanni Vaccaro attribuì pubblicamente all’onorevole Roberto Di Mauro un ruolo da protagonista nell’intercettazione di quel finanziamento.
Già nell’aprile 2022 Vaccaro raccontava inoltre di un sopralluogo effettuato alla Villa del Sole insieme al sindaco e allo stesso Di Mauro e ringraziava il deputato per l’impegno e la collaborazione istituzionale nel percorso di recupero dell’area.
Dunque non è necessario costruire dietrologie.
Il sostegno politico al progetto e agli interventi sulla Villa del Sole era pubblico.
E proprio per questo diventa ancora più interessante chiedere come abbiano funzionato, in quella fase, tutti i livelli di controllo istituzionale.
Di Rosa e il Codacons denunciarono. E portarono il caso fuori da Agrigento
Giuseppe Di Rosa, allora responsabile regionale del Dipartimento Trasparenza Enti Locali del Codacons, iniziò una battaglia che sarebbe proseguita per anni.
Esposti.
Accessi agli atti.
Segnalazioni.
Richieste di intervento.
Procura della Repubblica.
Soprintendenza.
Polizia urbana.
Corte dei Conti.
La vicenda non rimase confinata alle polemiche cittadine.
Di Rosa riuscì a portare il caso anche davanti alle telecamere di Striscia la Notizia.
Stefania Petyx arrivò ad Agrigento e il programma di Canale 5 raccontò all’Italia quello che stava accadendo alla Villa del Sole, occupandosi delle contestazioni sull’edificazione dell’asilo, sull’apertura del cantiere e sull’abbattimento degli alberi. Successivamente il Codacons presentò un esposto anche alla Procura regionale della Corte dei Conti.
Non era dunque una vicenda nascosta.
Non mancavano le segnalazioni.
Non mancavano gli esposti.
Non mancava l’attenzione mediatica.
Ma quando arrivarono concretamente i controlli?
Questa è la domanda che ancora oggi merita una risposta.
Se il cantiere era stato avviato e la Soprintendenza aveva dovuto intervenire per evidenziare la mancanza della necessaria autorizzazione preventiva, chi verificò la completezza della documentazione prima dell’inizio dei lavori?
Chi controllò?
Quando lo fece?
E con quali conseguenze?
Il 14 maggio 2024 i Carabinieri del Centro Anticrimine Natura effettuarono effettivamente un accesso ispettivo alla Villa del Sole, acquisendo documentazione e autorizzazioni e realizzando fotografie.
Quell’intervento è stato successivamente ricordato anche in un’interrogazione parlamentare alla Camera, nella quale veniva evidenziato che, nonostante proteste ed esposti, i lavori proseguivano.
Ma il punto storico rimane:
quando arrivarono quei controlli, il cantiere esisteva già.
Ed è questo che dovrebbe interessare tutti.
Non per accusare qualcuno senza prove.
Ma per capire come sia stato possibile arrivare fino a quel punto.
Le autorizzazioni arrivarono, il progetto andò avanti e oggi l’edificio è lì
Successivamente l’Amministrazione produsse e pubblicò gli atti e le autorizzazioni che sostenevano la prosecuzione dell’intervento.
Il cantiere non venne definitivamente fermato.
I lavori andarono avanti.
La costruzione prese forma.
Ed oggi quell’edificio è lì.
È esattamente per questo che la domanda diventa ancora più forte:
cosa accade quando un’autorizzazione che dovrebbe essere preventiva viene completata quando il procedimento operativo è già partito?
E soprattutto: quale effetto producono gli interventi di controllo se arrivano quando una trasformazione del territorio è già materialmente iniziata?
Sono domande.
Non sentenze.
Ma sono domande alle quali una città dovrebbe pretendere risposte.
Paolo Cilona ha trasformato quella storia anche in un libro
C’è poi un altro elemento che impedisce di cancellare questa vicenda dalla memoria collettiva.
Il professor Paolo Cilona ha dedicato alla storia del verde pubblico agrigentino un intero libro:
“Le ville di Agrigento – tra fatti e misfatti, quando il passato è sempre presente”.
Un lavoro documentato che parte dalla storia delle ville comunali di Agrigento e arriva proprio alla Villa del Sole, indicata come l’ultimo episodio di una lunga sequenza di trasformazioni e perdita del verde pubblico cittadino.
Il volume è stato presentato pubblicamente e la Villa del Sole è diventata uno dei punti centrali del dibattito.
In una successiva presentazione alla Sala Giglia del Libero Consorzio Comunale, ad aprire l’incontro fu proprio Giuseppe Di Rosa, editore di Report Sicilia, mentre l’architetta Fulvia Greco documentò nel dettaglio la trasformazione della Villa del Sole.
Non siamo quindi davanti alla fissazione di qualcuno.
Sulla Villa del Sole sono stati scritti articoli.
Sono stati presentati esposti.
Sono state depositate interrogazioni all’ARS e alla Camera.
Sono intervenuti i Carabinieri.
È arrivata Striscia la Notizia.
E Paolo Cilona ne ha fatto anche materia di ricostruzione storica.
La memoria, quindi, esiste.
E proprio quella memoria oggi diventa scomoda.
Perché adesso c’è Maddalusa
Arriviamo al presente.
A Maddalusa centinaia di famiglie vivono da decenni all’interno di una situazione urbanistica e territoriale sulla quale la politica agrigentina discute almeno dagli anni Novanta.
Report Sicilia ha recentemente recuperato documenti che dimostrano come già nel 1991 si parlasse di abusivismo, vincoli e riperimetrazione del territorio del Parco.
Trentacinque anni dopo siamo ancora qui.
E oggi ai cittadini viene ripetuto:
c’è il vincolo.
C’è la perimetrazione.
C’è il Parco.
C’è la legge.
Tutto vero.
Ma allora la domanda diventa inevitabile.
Alla Villa del Sole una variante si poteva fare. A Maddalusa non si può nemmeno discuterne?
Attenzione.
Non stiamo dicendo che una variante urbanistica comunale e una riperimetrazione del Parco Archeologico siano la stessa cosa.
Non lo sono.
Le competenze sono differenti.
Le procedure sono differenti.
Le norme sono differenti.
Ma politicamente il principio è identico.
Quando alla Villa del Sole esisteva una destinazione urbanistica incompatibile con ciò che si voleva realizzare, la politica non disse semplicemente: “c’è il Piano, non possiamo fare nulla”.
Cercò uno strumento.
Lo trovò.
Predispose una variante.
La portò in Consiglio comunale.
La votò.
Andò avanti.
E allora perché davanti a Maddalusa la politica non dovrebbe almeno verificare seriamente, attraverso Regione, Parco, Comune e tutti gli organismi competenti, se esistano gli strumenti previsti dalla legge per rivedere quella perimetrazione?
Non chiediamo illegalità.
Chiediamo esattamente il contrario.
Chiediamo che la politica utilizzi gli strumenti della legge con la stessa determinazione con cui li utilizzò quando voleva realizzare il progetto della Villa del Sole.
E qui entra in gioco il comportamento delle istituzioni
Perché il confronto non riguarda soltanto la politica.
Riguarda tutti.
Gli organi di controllo.
La magistratura.
Le associazioni ambientaliste.
La Soprintendenza.
Il Parco.
La Regione.
Il Comune.
Se davanti alla Villa del Sole un cantiere poté essere materialmente avviato prima del completamento di un’autorizzazione paesaggistica preventiva, è legittimo chiedersi perché oggi il richiamo alla legalità su Maddalusa venga rappresentato come un principio che impedirebbe persino di aprire una discussione sulla riperimetrazione.
Il livello di attenzione cambia a seconda del progetto?
È questa la domanda.
E le associazioni ambientaliste?
Anche loro dovrebbero rispondere.
Perché la tutela dell’ambiente è credibile soltanto quando vale sempre.
Non può essere rigidissima quando riguarda Maddalusa e diventare più sfumata davanti a un’opera pubblica.
Non può dipendere dal colore politico dell’Amministrazione.
Non può dipendere da chi finanzia un progetto.
Non può dipendere dalla forza politica che lo sostiene.
Se un’autorizzazione deve essere preventiva, deve esserlo sempre.
Se il verde pubblico deve essere tutelato, deve esserlo sempre.
Se una trasformazione territoriale deve essere sottoposta a controlli rigorosi, quei controlli devono arrivare prima, non quando le ruspe sono già entrate.
E la Procura?
Anche qui bisogna essere molto chiari.
Non compete a Report Sicilia stabilire se siano stati commessi reati.
Non compete a un giornale attribuire responsabilità penali.
Ma un giornale può e deve porre domande.
Gli esposti sulla Villa del Sole sono stati presentati.
Le denunce sono state pubbliche.
La vicenda è arrivata davanti alle televisioni nazionali.
Ci sono state interrogazioni parlamentari.
Ci sono stati controlli dei Carabinieri.
E allora è legittimo chiedere:
quale valutazione complessiva è stata fatta su quella vicenda?
Così come oggi giustamente la magistratura richiama gli amministratori alle proprie responsabilità sul rispetto delle norme urbanistiche e sull’abusivismo, sarebbe importante comprendere quale sia stato il livello di approfondimento riservato a una trasformazione pubblica così rilevante come quella della Villa del Sole.
Perché la legalità deve essere una sola.
Non può esistere una legalità per il pubblico e una per il cittadino
È questo il cuore della questione.
Se un privato realizza qualcosa senza un’autorizzazione preventiva, intervengono le norme.
Ed è giusto che sia così.
Ma se è un’Amministrazione pubblica ad avviare un intervento prima del completamento delle autorizzazioni necessarie, il principio deve essere esattamente lo stesso.
Altrimenti il cittadino finirà inevitabilmente per chiedersi se esistano due legalità.
Una inflessibile per lui.
E una capace di trovare soluzioni successive quando dietro un’opera esistono finanziamenti milionari e una forte volontà politica.
Villa del Sole e Maddalusa: due storie diverse, una domanda uguale
Nessuno vuole sovrapporre due vicende amministrativamente differenti.
Ma nessuno può impedirci di confrontare il comportamento delle istituzioni.
Alla Villa del Sole c’era una destinazione urbanistica.
Fu modificata.
C’era un progetto politicamente sostenuto.
Fu finanziato.
C’era un cantiere che partì quando l’autorizzazione paesaggistica preventiva non risultava ancora completata.
La Soprintendenza intervenne.
Successivamente l’iter proseguì.
Arrivarono controlli.
E l’opera andò avanti.
A Maddalusa, invece, la politica sembra voler spiegare ai cittadini che davanti alla perimetrazione del Parco non esista praticamente alcuno spazio di intervento.
Ed allora qualcosa non torna.
Quando la politica vuole, cerca gli strumenti. Quando non vuole, indica i vincoli?
Forse è questa la vera domanda che Villa del Sole lascia in eredità alla vicenda Maddalusa.
Quando esisteva un progetto da milioni di euro da realizzare, si cercarono finanziamenti, si approvarono varianti, si interessò la politica regionale e si portarono avanti le procedure necessarie.
Oggi che si parla di Maddalusa, invece, sembra quasi che la politica debba limitarsi ad alzare le mani e dire:
“Non si può fare”.
No.
Questo non basta.
Bisogna dimostrarlo.
Bisogna studiare gli atti.
Bisogna aprire un confronto con la Regione.
Bisogna verificare la perimetrazione.
Bisogna coinvolgere il Parco Archeologico.
Bisogna mettere attorno allo stesso tavolo Soprintendenza, Comune e tutti gli organismi competenti.
E soltanto alla fine si potrà dire se una riperimetrazione sia possibile oppure no.
Perché le regole devono essere uguali per tutti
Villa del Sole ormai è storia.
Una storia raccontata negli atti amministrativi.
Negli esposti del Codacons.
Nelle battaglie di Giuseppe Di Rosa.
Nelle immagini di Striscia la Notizia.
Nelle interrogazioni parlamentari.
Nei controlli dei Carabinieri.
E persino nelle pagine del libro di Paolo Cilona.
Proprio per questo non può essere cancellata.
Perché quella storia oggi ci consegna una domanda alla quale politica, istituzioni, magistratura e ambientalisti dovrebbero avere interesse a rispondere:
il rigore con cui vengono applicati vincoli, autorizzazioni e controlli è sempre lo stesso oppure cambia in relazione al progetto che si vuole realizzare?
Non chiediamo privilegi per Maddalusa.
Non chiediamo scorciatoie.
Non chiediamo di cancellare le leggi.
Chiediamo una cosa molto più semplice:
che lo stesso Stato, la stessa Regione e le stesse istituzioni che hanno saputo trovare e utilizzare gli strumenti amministrativi necessari per trasformare la Villa del Sole dimostrino almeno la stessa determinazione nel verificare se esista una soluzione legale per Maddalusa.
Perché la legalità è credibile soltanto quando vale per tutti.
Per il cittadino che costruisce.
Per l’Amministrazione che appalta.
Per chi vive dentro un’area vincolata.
E per chi realizza un’opera pubblica finanziata con milioni di euro.
Altrimenti la domanda diventerà inevitabile e sempre più difficile da evitare:
ad Agrigento sono i vincoli a determinare ciò che si può fare oppure, qualche volta, è ciò che si vuole fare a determinare quanto quei vincoli diventino rigidi?
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

