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Etna, Catania riapre dopo giorni di caos: Adesso si finanzi l’aeroporto di Agrigento e si facciano partire i lavori

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Etna, Catania riapre dopo giorni di caos: Adesso si finanzi l’aeroporto di Agrigento e si facciano partire i lavori. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

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Oltre 700 voli saltati e milioni di euro di danni riaprono il tema del sistema aeroportuale siciliano. Il progetto agrigentino non è più soltanto un’idea: il percorso amministrativo è stato avviato, gli studi integrativi sono stati trasmessi e il Decreto Sud lo ha rimesso concretamente in gioco grazie all’emendamento dell’onorevole Calogero Pisano. Adesso manca il passaggio decisivo: benedire politicamente l’opera, trovare i finanziamenti e avviare progettazione e lavori.

L’aeroporto di Catania torna verso la normalità. Fino alla prossima eruzione.

Ed è proprio questo il punto.

Dopo giorni di disagi provocati dall’attività dell’Etna, Fontanarossa ha ripreso le operazioni. Sky TG24 ha raccontato una settimana pesantissima: sei giorni di cenere, oltre 700 voli saltati e danni al comparto turistico stimati in almeno 24 milioni di euro. Il 15 agosto le operazioni sono ripartite dalle 14, dopo il passaggio dell’allerta vulcanica dal rosso all’arancione.

Una situazione che non rappresenta certamente una novità e che, soprattutto, nessuno può garantire non si ripeta.

L’Etna è un vulcano attivo e continuerà legittimamente a fare l’Etna. La politica, invece, dovrebbe fare programmazione.

Report Sicilia appena due giorni fa aveva posto provocatoriamente una questione molto semplice: per quanto tempo ancora il sistema dei trasporti aerei siciliani può dipendere in maniera così forte da uno scalo inevitabilmente esposto alle conseguenze dell’attività vulcanica?

Avevamo indicato diverse strade: potenziare seriamente Comiso, ridimensionare nel tempo la dipendenza da Fontanarossa e soprattutto guardare con maggiore attenzione alla realizzazione di un nuovo scalo in un’altra parte della Sicilia. Tra i progetti sul tavolo c’è quello della provincia di Agrigento.

Oggi quella riflessione appare ancora più attuale.

Agrigento: basta discutere, è arrivato il momento dei soldi

Sul progetto dell’aeroporto agrigentino bisogna però evitare un equivoco.

Non siamo più alla semplice proposta lanciata durante una campagna elettorale.

Esiste un percorso amministrativo e politico che negli ultimi anni ha compiuto passi concreti.

Lo studio di fattibilità punta alla realizzazione di un aeroporto di medie dimensioni nella Piana di Licata, con un investimento inizialmente stimato in circa 115 milioni di euro. Già nel 2024 lo studio era stato acquisito dal Libero Consorzio e trasmesso al Ministero delle Infrastrutture.

E soprattutto c’è un dato politico che Report Sicilia ha già evidenziato e che sarebbe scorretto dimenticare proprio adesso che sull’aeroporto sembrano voler salire tutti.

Il percorso è stato rilanciato dal Decreto Sud, decreto-legge 124/2023 poi convertito nella legge 162/2023, attraverso un emendamento presentato dal deputato agrigentino di Fratelli d’Italia Calogero Pisano. Lo riconoscono pubblicamente anche gli organismi professionali che hanno seguito l’iter.

Nel febbraio 2025 l’Enac aveva chiesto ulteriori approfondimenti tecnici, economici e ambientali. Quegli studi integrativi sono stati successivamente elaborati dal Libero Consorzio e trasmessi al Ministero.

Per produrre gli approfondimenti richiesti era stato disposto anche uno stanziamento di 200 mila euro da parte dell’ente provinciale. Nel gennaio scorso, inoltre, una delegazione guidata proprio da Pisano, insieme al presidente del Libero Consorzio Giuseppe Pendolino e ai tecnici dell’ente, aveva programmato un confronto al Ministero per sostenere ulteriormente il progetto.

Dunque non siamo all’anno zero.

Adesso serve la “benedizione” definitiva

Ed è qui che la vicenda di Catania dovrebbe trasformarsi da emergenza in opportunità politica.

Non servono altre passerelle.

Non servono nuovi comunicati per dire che l’aeroporto di Agrigento sarebbe importante.

Non serve scoprire nell’agosto 2026 che uno scalo nella Sicilia centro-meridionale potrebbe essere strategico.

Serve il finanziamento.

Serve che Governo nazionale, Regione Siciliana, deputazione nazionale e regionale e istituzioni territoriali decidano una volta per tutte se l’aeroporto di Agrigento deve nascere oppure deve restare per altri trent’anni dentro faldoni, studi di fattibilità e promesse elettorali.

La stessa documentazione tecnica prodotta in questi anni indica chiaramente quale sia il passaggio successivo: reperite le risorse, occorrerà procedere con la progettazione tecnica, acquisire i pareri necessari, arrivare al progetto esecutivo e quindi all’appalto dei lavori.

E allora la domanda è semplicissima: cosa aspettiamo?

I 700 voli saltati a Catania valgano almeno una lezione

Oltre 700 voli saltati in pochi giorni non possono essere archiviati come una semplice emergenza di Ferragosto.

Sono il segnale di una fragilità strutturale.

Lo ha riconosciuto perfino il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, con una frase destinata inevitabilmente a fare discutere: «chi è fuori posto non è il vulcano ma è l’aeroporto».

Se questa è la consapevolezza, allora bisogna avere il coraggio di ragionare sul sistema aeroportuale siciliano dei prossimi venti o trent’anni.

Nessuno sostiene che domani mattina si debba spegnere Fontanarossa. Catania rappresenta uno degli scali più importanti d’Italia e una simile trasformazione richiederebbe programmazione, investimenti, garanzie occupazionali e anni di lavoro.

Ma proprio per questo bisogna cominciare adesso.

Comiso deve essere potenziato e reso sempre più autonomo e competitivo. E la Sicilia centro-meridionale deve finalmente avere una propria infrastruttura aeroportuale.

Agrigento, con la Valle dei Templi, la costa, Licata, Sciacca e un territorio che continua a pagare un isolamento infrastrutturale non più tollerabile, non può restare fuori da questa discussione.

Il momento è adesso

Per decenni ad Agrigento abbiamo sentito dire che mancavano le condizioni.

Poi mancava uno studio.

Poi mancava un percorso legislativo.

Poi servivano approfondimenti.

Poi bisognava coinvolgere l’Enac.

Molti di questi passaggi sono stati finalmente affrontati.

Adesso manca ciò che conta più di ogni dichiarazione: la scelta politica e finanziaria.

Per questo, dopo l’ennesimo blocco di Fontanarossa, Report Sicilia rilancia una richiesta precisa:

si dia finalmente la benedizione istituzionale all’aeroporto di Agrigento, si completino rapidamente i passaggi ancora necessari, si individuino e si stanzino le risorse e si faccia partire concretamente la fase che dovrà condurre ai cantieri.

E questa volta senza trasformare l’aeroporto nell’ennesima bandierina della campagna elettorale.

Il lavoro portato avanti negli ultimi anni ha nomi, atti, studi, emendamenti e documenti. Tra questi c’è indiscutibilmente l’impegno politico dell’onorevole Calogero Pisano, al quale va riconosciuto il merito di avere contribuito in maniera concreta a riportare il progetto dentro un percorso istituzionale nazionale.

Adesso, però, l’aeroporto non deve essere di Pisano, di un partito, di un deputato o di chi oggi prova a intestarsene la battaglia.

Deve diventare l’aeroporto di Agrigento e della Sicilia centro-meridionale.

L’Etna, in questi giorni, ci ha ricordato ancora una volta perché diversificare il sistema aeroportuale siciliano non è un capriccio.

Continuare ad aspettare la prossima nube di cenere per ricominciare la stessa discussione sarebbe semplicemente imperdonabile.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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