Agrigento – Fondazione Pirandello, Sodano smentisce i nomi e prende tempo: Ma non doveva essere il Sindaco libero di decidere?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Report Sicilia lo aveva scritto quando ancora la partita sembrava destinata a chiudersi rapidamente. Poi sono arrivate le dimissioni di Andrea Cirino, quindi le indiscrezioni sui possibili nuovi vertici e infine i nomi anticipati dalla stampa. Adesso Michele Sodano frena e smentisce. La domanda diventa inevitabile: cosa è successo nel frattempo? E soprattutto, il sindaco che aveva rivendicato libertà e autonomia nelle scelte deve adesso fare i conti con gli equilibri della coalizione che lo ha portato a Palazzo dei Giganti?
AGRIGENTO – Riavvolgiamo il nastro, perché sulla Fondazione Teatro Luigi Pirandello la memoria rischia di diventare improvvisamente corta.
Report Sicilia aveva sollevato la questione in tempi non sospetti.
Avevamo raccontato che con l’arrivo della nuova amministrazione Sodano si sarebbe inevitabilmente aperta la partita della governance della Fondazione. Sembrava profilarsi una rivoluzione, un cambio netto rispetto al passato, addirittura un possibile azzeramento anticipato del Consiglio di amministrazione.
Non era soltanto Report Sicilia a parlarne.
Il 17 luglio AgrigentoOggi raccontava apertamente di un possibile azzeramento dei vertici della Fondazione e di un “nuovo corso” voluto dal sindaco Michele Sodano. Il mandato dell’attuale CdA scade a novembre e la strada ipotizzata era quella delle dimissioni anticipate dei componenti nominati dal Comune.
Il presidente Alessandro Patti confermava inoltre di avere incontrato il nuovo sindaco per rappresentargli la situazione della Fondazione e le esigenze necessarie a garantire l’operatività del Teatro.
Poi qualcosa è successo davvero.
Cirino si dimette. gli altri no
Andrea Cirino ha fatto quello che evidentemente si riteneva potesse fare l’intero Consiglio: ha lasciato.
E, allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, è rimasto sostanzialmente l’unico componente della governance comunale ad avere compiuto concretamente quel passo.
Un particolare tutt’altro che secondario.
Perché se l’obiettivo politico fosse stato davvero quello di consentire immediatamente al nuovo sindaco di costruire il proprio CdA, ci si sarebbe aspettati un percorso ben diverso.
Invece Cirino lascia e la rivoluzione si ferma.
Ed è proprio allora che Report Sicilia pone un’altra questione.
e Patti?
Il presidente Alessandro Patti resta al suo posto.
Su Patti avevamo già posto pubblicamente una domanda politica: quale sarebbe stato il suo destino dopo le elezioni?
Abbiamo anche riferito delle indicazioni e delle ricostruzioni politiche secondo cui Patti sarebbe stato vicino alla candidatura di Michele Sodano durante la campagna elettorale.
È bene essere precisi: non trasformiamo questa circostanza in una verità documentale laddove non disponiamo di un atto ufficiale che la certifichi.
Ma proprio per questo avevamo formulato una domanda.
Se quella vicinanza politica fosse confermata, sarebbe davvero sorprendente una riconferma di Patti?
La domanda rimane sul tavolo.
Anche perché Patti non è un personaggio marginale nella storia recente della Fondazione: è presidente dell’attuale CdA e la stessa documentazione pubblicata dalla Fondazione lo indica ancora alla guida dell’ente.
poi arrivano i nomi
Successivamente la partita diventa ancora più interessante.
AgrigentoOggi anticipa le indiscrezioni sui possibili nomi ai quali Sodano starebbe pensando per il futuro della Fondazione.
Ed ecco che la politica si accende.
Tra reazioni, indiscrezioni, conferme e commenti social degli stessi interessati, quello che sembrava soltanto il normale toto-nomine di agosto assume improvvisamente un peso politico molto maggiore.
Perché Sodano si affretta a frenare.
Smentisce che le scelte siano già state compiute.
Prende tempo.
E allora la domanda che poniamo è semplicissima:
perché?
quando arriva mangione, la storia diventa ancora più interessante
Nella vicenda entra anche la consigliera comunale Elvira Mangione, esponente della maggioranza che sostiene Sodano.
E qui la memoria aiuta.
Mangione non arriva oggi per la prima volta nelle vicende che riguardano turismo e amministrazione comunale.
Nel 2017, durante l’amministrazione Firetto, Elvira Mangione figurava infatti tra i componenti della Consulta del Turismo sulla tassa di soggiorno.
Non è una nostra opinione.
Lo raccontavano all’epoca le cronache cittadine.
La Consulta era stata istituita proprio per affrontare la destinazione delle somme provenienti dall’imposta di soggiorno. Alla prima riunione risultavano già disponibili circa 200 mila euro e l’organismo aveva il compito di analizzare le esigenze del comparto e indicare al sindaco possibili destinazioni delle risorse.
Tra i partecipanti risultava espressamente anche Elvira Mangione, allora indicata come titolare di B&B.
Ed è qui che nasce una delle contraddizioni politiche che avevamo già evidenziato durante la campagna elettorale.
Quando Mangione chiedeva pubblicamente che fine avessero fatto i soldi della tassa di soggiorno, qualcuno che ricordava il funzionamento della Consulta non poteva non sorridere.
Perché Mangione non era una cittadina qualsiasi che osservava quella gestione dall’esterno.
Era dentro l’organismo istituito proprio per discutere l’utilizzo di quelle risorse.
Attenzione, però, anche qui alle parole: formalmente la Consulta non disponeva autonomamente del denaro comunale. Il suo ruolo era quello di analizzare le esigenze e indicare al sindaco possibili destinazioni dei fondi.
Ma politicamente la sostanza della domanda resta.
Se avevi partecipato all’organismo che discuteva proprio della destinazione della tassa di soggiorno, chiedere anni dopo semplicemente “dove sono finiti quei soldi?” senza ricordare quel proprio ruolo rischiava di trasformarsi in un curioso cortocircuito politico.
ma adesso il problema potrebbe essere un altro
Torniamo al Teatro Pirandello.
Sodano aveva costruito gran parte della propria immagine sulla libertà delle scelte.
Niente vecchi schemi.
Niente condizionamenti.
Un sindaco libero di amministrare.
Benissimo.
Allora perché davanti alle prime indiscrezioni sui nuovi vertici della Fondazione arriva una frenata?
Perché improvvisamente bisogna precisare che i nomi non sarebbero stati decisi?
La spiegazione potrebbe essere semplicissima: magari Sodano non ha davvero ancora deciso.
Ed è una possibilità che va rispettata.
Ma esiste anche una seconda domanda, tutta politica, che nessuno può impedire di formulare.
La coalizione che ha sostenuto Sodano è composta da forze politiche diverse. PD, Movimento 5 Stelle, area di Sinistra e Verdi, Italia Viva e Controcorrente hanno contribuito alla costruzione del progetto politico che lo ha portato alla guida della città.
È possibile che, leggendo sui giornali nomi che sarebbero già stati individuati dal sindaco, qualcuno abbia cominciato a domandarsi:
“Ma decide tutto lui?”
È una domanda, non un’affermazione.
Ma è una domanda che oggi politicamente esiste.
il sindaco “libero” scopre la coalizione?
Perché governare non significa soltanto vincere le elezioni.
Significa anche gestire gli equilibri di una coalizione.
E quando una coalizione è composta da anime così diverse, le nomine diventano inevitabilmente uno dei primi banchi di prova.
Fondazioni, partecipate, organismi, incarichi e governance sono il terreno sul quale si misura davvero quanto un sindaco sia politicamente autonomo e quanto, invece, debba mediare con chi lo sostiene.
Non ci sarebbe nulla di scandaloso.
È la politica.
Ma allora bisognerebbe avere il coraggio di chiamarla con il proprio nome.
e intanto la “rivoluzione” può aspettare
C’è poi un fatto che continua a restare davanti agli occhi.
L’attuale CdA era composto dal presidente Alessandro Patti, dal vicepresidente Andrea Cirino, da Gaetano Airò, Giuseppe Miccichè e Giulio Cinque, quest’ultimo di nomina regionale. La stessa Fondazione continua inoltre a indicare Roberta Torre quale direttrice artistica e Alessandra Fiaccabrino quale direttrice generale.
Cirino ha lasciato.
Gli altri, invece, sono rimasti.
E la rivoluzione annunciata?
Aspetta.
Peraltro la Fondazione aveva già programmato la stagione teatrale 2026/2027, presentata a maggio dall’attuale governance insieme a Fiaccabrino e Torre.
Quindi più passa il tempo, più diventa legittimo chiedersi quanto senso avrebbe un azzeramento a pochi mesi dalla naturale scadenza del CdA.
E soprattutto quanto della rivoluzione annunciata sopravviverà davvero.
prima torre, poi patti, adesso i nuovi nomi: quante retromarce?
Anche sulla direttrice artistica Roberta Torre abbiamo già assistito a qualcosa di interessante.
A luglio sembrava che anche la direzione artistica potesse entrare nella grande revisione della Fondazione. Poi, durante il Fringe Festival, il rapporto con Sodano è apparso molto meno conflittuale di quanto ci si sarebbe aspettati.
Report Sicilia il 29 luglio aveva posto esattamente questo interrogativo: la rivoluzione alla Fondazione Pirandello si era già fermata?
Oggi la domanda acquista ancora più forza.
Prima l’ipotesi dell’azzeramento.
Poi Cirino che si dimette da solo.
Poi Patti che resta.
Poi Torre che da possibile elemento di discontinuità sembra diventare perfettamente compatibile con il nuovo corso.
Poi arrivano le indiscrezioni sui nuovi nomi.
Infine Sodano frena e smentisce.
Più che una rivoluzione, al momento sembra una partita ancora tutta da giocare.
e allora aspettiamo novembre
Forse la spiegazione più semplice è anche quella più realistica.
Sodano potrebbe decidere di lasciare arrivare l’attuale CdA alla naturale scadenza e utilizzare questi mesi per trovare un equilibrio politico nella propria maggioranza.
Se sarà così, nessuno scandalo.
Ma rimarrebbe una domanda.
Perché allora tutta quella fretta iniziale di parlare di discontinuità e nuovo corso?
E soprattutto: Andrea Cirino, che ha scelto di dimettersi anticipatamente per lasciare libertà alla nuova amministrazione, alla fine sarà stato l’unico a prendere sul serio quella richiesta di cambiamento?
È questo il paradosso.
Chi ha lasciato davvero è fuori.
Chi doveva forse essere sostituito è ancora dentro.
Chi sembrava destinato a lasciare potrebbe essere confermato.
I nuovi nomi vengono anticipati, gli interessati reagiscono sui social e il sindaco corre a precisare che nulla sarebbe stato deciso.
Nel frattempo la coalizione osserva.
E Agrigento pure.
Perché il problema non è chi sarà nominato.
Il problema è capire chi decide.
Michele Sodano aveva promesso di essere un sindaco libero.
Benissimo.
Adesso ha l’occasione di dimostrarlo: scelga le persone che ritiene migliori, ne spieghi pubblicamente i criteri, si assuma la responsabilità delle nomine e dica alla città quale progetto intende affidare alla Fondazione Teatro Pirandello.
Oppure dica chiaramente che deve prima trovare una sintesi con i partiti e i movimenti che lo sostengono.
Sono entrambe dinamiche politicamente comprensibili.
Quello che sarebbe molto meno comprensibile è continuare a raccontare una rivoluzione mentre, pezzo dopo pezzo, la rivoluzione viene rinviata.
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Fonte: Report Sicilia
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