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Agrigento, caso Di Giovanni: Condannato nel penale e dalla Corte dei conti. Il Comune spieghi perché non lo licenzia e dove sono i 60 mila euro

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Agrigento, caso Di Giovanni: Condannato nel penale e dalla Corte dei conti. Il Comune spieghi perché non lo licenzia e dove sono i 60 mila euro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Quattro anni e otto mesi per corruzione, con una sentenza che ha disposto anche la risoluzione del rapporto di lavoro. E, prima ancora, una condanna della Corte dei conti a restituire 60 mila euro per il caso dei Suv acquistati con fondi destinati ai servizi per l’infanzia. A distanza di anni Report Sicilia chiede al Comune di Agrigento: Di Giovanni è ancora dipendente dell’Ente? Perché? E quei 60 mila euro sono stati recuperati?

Ci sono vicende nelle quali, dopo le sentenze, dovrebbe arrivare il momento degli atti amministrativi.

Il caso di Gaetano Di Giovanni, già comandante della Polizia Locale, capo di Gabinetto dell’ex sindaco Francesco Miccichè e dirigente del Comune di Agrigento, è certamente una di queste.

Qui non parliamo di indiscrezioni.

Non parliamo di voci di corridoio.

E non stiamo celebrando processi sui giornali.

Parliamo di pronunciamenti della magistratura, uno penale e uno contabile, dai quali discendono domande che il Comune di Agrigento dovrebbe chiarire pubblicamente.

La condanna penale: 4 anni e 8 mesi per corruzione

Il 9 aprile 2025 il Gup del Tribunale di Palermo, Paolo Magro, al termine del giudizio celebrato con rito abbreviato, ha condannato Gaetano Di Giovanni a 4 anni e 8 mesi di reclusione per corruzione.

Secondo l’accusa accolta dal giudice di primo grado, Di Giovanni, quando ricopriva il ruolo di dirigente del Distretto socio-sanitario, avrebbe favorito affidamenti relativi a servizi socio-assistenziali ricevendo complessivamente 7.500 euro.

Di Giovanni ha sempre respinto le accuse e resta naturalmente fermo il principio costituzionale secondo cui un imputato non può essere considerato colpevole in via definitiva fino a sentenza irrevocabile.

Ma c’è un dato amministrativo che non può essere ignorato.

Secondo quanto riportato dalle cronache giudiziarie, con quella sentenza sono state disposte anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’incapacità perpetua di contrattare con la Pubblica amministrazione, la confisca del profitto e soprattutto la risoluzione del rapporto di lavoro.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che il Comune deve spiegare cosa sia accaduto.

Di Giovanni è ancora dipendente del Comune?

La domanda è semplicissima:

Gaetano Di Giovanni è ancora oggi dipendente del Comune di Agrigento?

Se la risposta è sì, occorre spiegare perché.

Qual è la sua attuale posizione?

È in servizio?

È sospeso?

Percepisce stipendio o altri emolumenti?

Quali provvedimenti sono stati adottati dal Comune dopo la sentenza dell’aprile 2025?

È stato aperto un procedimento disciplinare?

È stato concluso?

Con quale esito?

E soprattutto: se il giudice ha disposto la risoluzione del rapporto di lavoro, perché il Comune non ha ancora licenziato Di Giovanni, qualora risulti effettivamente ancora alle dipendenze dell’Ente?

Non pretendiamo di sostituirci agli uffici legali del Comune.

Pretendiamo però una risposta.

Possibilmente accompagnata dagli atti.

Perché c’è anche una condanna della Corte dei conti

La vicenda penale non è l’unica.

Molto prima c’era stato il caso dei famosi quattro Suv acquistati utilizzando fondi che avrebbero dovuto essere destinati ai servizi per l’infanzia.

Una vicenda che ad Agrigento fece molto discutere.

Il finanziamento ammontava complessivamente a circa 135 mila euro e 120 mila euro vennero utilizzati per acquistare quattro Suv.

La magistratura contabile intervenne e arrivò la condanna per danno erariale.

La Corte dei conti stabilì la restituzione complessiva di 120 mila euro: 60 mila euro a carico di Gaetano Di Giovanni e altri 60 mila euro a carico del RUP dell’acquisto delle vetture.

Una condanna che successivamente ha superato anche il giudizio d’appello.

E allora oggi la domanda diventa inevitabile.

Di Giovanni ha pagato i 60 mila euro?

Sono trascorsi anni.

Quei 60.000 euro sono stati pagati?

Il Comune di Agrigento ha provveduto al recupero?

Esiste una trattenuta?

Un piano di rientro?

Un pagamento?

Un procedimento esecutivo?

Un atto di messa in mora?

Un pignoramento?

Qualunque cosa sia stata fatta, basta mostrarla.

Perché dopo una condanna della Corte dei conti non dovrebbe esserci soltanto un comunicato o un articolo di giornale.

Dovrebbe esserci anche qualcuno che si preoccupa che il denaro pubblico venga effettivamente recuperato.

E se dopo tre anni non ha pagato, chi doveva intervenire?

La questione diventa ancora più delicata qualora quei 60 mila euro non siano stati recuperati.

Se Di Giovanni non avesse ancora versato quanto dovuto, cosa ha fatto il Comune di Agrigento in questi tre anni?

Chi aveva il compito di attivarsi?

Quali uffici hanno seguito la pratica?

Sono stati interrotti eventuali termini di prescrizione?

Sono state avviate procedure esecutive?

E soprattutto, il Comune ha informato la Corte dei conti o la competente Procura regionale della Corte dei conti dell’eventuale mancato pagamento e delle iniziative intraprese per recuperare il credito?

Perché è proprio questo che vogliamo sapere.

Non se qualcuno abbia scritto una lettera e poi abbia chiuso il fascicolo in un cassetto.

Vogliamo sapere se i 60 mila euro sono tornati nelle casse pubbliche.

Otto domande al Comune di Agrigento

Report Sicilia chiede quindi formalmente all’amministrazione comunale e agli uffici competenti di chiarire:

  1. Gaetano Di Giovanni è ancora dipendente del Comune di Agrigento?
  2. Se sì, quale posizione giuridica ricopre attualmente e percepisce ancora emolumenti dall’Ente?
  3. Quali provvedimenti sono stati adottati dopo la condanna penale a 4 anni e 8 mesi dell’aprile 2025?
  4. Come è stata gestita amministrativamente la disposizione giudiziale relativa alla risoluzione del rapporto di lavoro?
  5. È stato avviato un procedimento disciplinare e, in caso affermativo, con quale esito?
  6. Di Giovanni ha pagato i 60.000 euro stabiliti nell’ambito della condanna della Corte dei conti?
  7. Se non li ha pagati, quali procedure di recupero sono state avviate e con quali risultati?
  8. In caso di mancato recupero, il Comune ha comunicato la situazione alla Corte dei conti e/o alla Procura regionale contabile? Quando e attraverso quale atto?

Domande semplici.

Alle quali si può rispondere altrettanto semplicemente producendo i documenti.

Non chiediamo parole: chiediamo determine, provvedimenti e ricevute

Su una vicenda del genere non servono interpretazioni politiche.

Servono gli atti.

Se Di Giovanni non è più dipendente del Comune, si pubblichi il provvedimento che ha definito il rapporto di lavoro.

Se invece è ancora dipendente, si spieghi sulla base di quale disposizione e quale sia oggi il suo status.

Se i 60 mila euro sono stati pagati, si dica quando sono stati versati e con quale modalità.

Se sono stati recuperati coattivamente, si mostrino gli atti.

Se esiste un piano di rientro, lo si renda noto.

Ma se quei soldi non sono ancora stati recuperati, dopo anni dalla condanna contabile, allora la domanda cambia inevitabilmente:

perché?

E chi aveva il dovere di attivarsi?

Una condanna non può finire nel dimenticatoio

Questo è il punto politico-amministrativo della vicenda.

Una sentenza della Corte dei conti che stabilisce un danno alle finanze pubbliche non dovrebbe trasformarsi, con il trascorrere degli anni, in carta dimenticata dentro un fascicolo.

Ci sono 60 mila euro che, secondo quanto stabilito dalla magistratura contabile, devono essere restituiti da Di Giovanni.

Sono stati restituiti?

Sì o no?

E se la risposta fosse no, perché il Comune non li avrebbe ancora recuperati?

Allo stesso modo esiste una sentenza penale di primo grado che ha condannato Di Giovanni a 4 anni e 8 mesi e che, secondo quanto riportato dalle cronache giudiziarie, ha disposto anche la risoluzione del rapporto di lavoro.

Il Comune dica allora quale seguito amministrativo abbia dato a quel provvedimento.

Non stiamo chiedendo di anticipare il giudizio definitivo della magistratura penale.

Stiamo chiedendo all’amministrazione di spiegare cosa abbia fatto in presenza di atti giudiziari che producono conseguenze che riguardano direttamente il Comune di Agrigento e il denaro pubblico.

Perché la trasparenza non consiste soltanto nel pubblicare determine e delibere quando conviene.

Trasparenza significa anche spiegare ai cittadini come vengono eseguite le sentenze quando riguardano un dirigente dell’Ente.

E questa volta una risposta del tipo “stiamo verificando” sarebbe davvero difficile da comprendere.

Sono passati anni.

Dove sono i 60 mila euro? E qual è oggi, esattamente, la posizione di Gaetano Di Giovanni al Comune di Agrigento?

Report Sicilia attende risposte.

E soprattutto attende gli atti.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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