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Agrigento senz’acqua, Confcommercio: «Imprese in ginocchio e saracinesche abbassate. Chi paga i danni?»

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La crisi idrica di Agrigento si sposta sempre più dal terreno dei disagi quotidiani a quello delle conseguenze economiche. Dopo le testimonianze degli operatori della ricettività del centro storico, tra prenotazioni cancellate e attività che annunciano la chiusura, adesso interviene Confcommercio Agrigento, che lancia un duro allarme e chiede risposte immediate alle istituzioni.

«Agrigento muore di sete: imprese in ginocchio e saracinesche abbassate. Ora basta, chi paga i danni?». È il titolo della nota firmata da Francesco Picarella, presidente della delegazione comunale di Confcommercio Agrigento.

Secondo l’associazione di categoria, la situazione avrebbe ormai superato «la soglia dell’insostenibilità», con ripercussioni particolarmente pesanti nel centro storico ma anche in altre zone della città, a cominciare dalla frazione balneare di San Leone.

«Attività costrette a fermarsi»

A preoccupare Confcommercio non sono più soltanto i turni di distribuzione saltati, ma gli effetti che l’instabilità della fornitura sta producendo sulle imprese.

«La continua instabilità nella fornitura idrica sta provocando un crollo a catena che investe ogni singolo anello dell’economia agrigentina», sostiene l’associazione, secondo cui nel centro storico diverse attività, tra strutture extralberghiere e pubblici esercizi, sarebbero ormai arrivate al limite.

Per Confcommercio, tenere chiusa un’attività perché manca l’acqua non può essere considerata una normale scelta imprenditoriale. Significa, piuttosto, trovarsi nell’impossibilità di assicurare persino i servizi essenziali a clienti e turisti.

Una situazione che si inserisce in un quadro già emerso nelle ultime ore. AgrigentoOggi ha raccontato prima il caso della struttura di piazza Pirandello che ha perso otto prenotazioni a cavallo di Ferragosto, con un danno economico stimato in circa mille euro, e poi quello di Raimonda Mirabile, titolare dell’Atenea Luxury Suites di via Atenea, che dopo anni di difficoltà legate all’approvvigionamento idrico ha annunciato la decisione di chiudere.

L’affondo contro Aica

Nel mirino di Confcommercio finisce direttamente Aica.

«Con la sua criticabile gestione, con un livello di disservizio ormai inaccettabile, sta decretando la morte del comparto produttivo locale», è l’accusa contenuta nella nota.

Parole durissime che arrivano dopo i problemi registrati proprio nei giorni di Ferragosto e che riaprono anche il tema delle responsabilità e degli eventuali ristori per le imprese danneggiate.

Ed è su questo punto che Picarella pone una domanda precisa: «Chi pagherà i danni economici e d’immagine incalcolabili subiti dalla città?».

La questione, infatti, non riguarda soltanto il fatturato perso nelle giornate in cui un B&B, un ristorante o un’altra attività non riescono a lavorare. Per chi opera nel turismo c’è anche il rischio di cancellazioni, recensioni negative e di un danno reputazionale che finisce inevitabilmente per riflettersi sull’intera destinazione.

«Non è più un’emergenza passeggera»

Confcommercio chiede quindi un intervento immediato degli organismi competenti e respinge l’idea che quanto sta accadendo possa essere considerato soltanto l’ennesimo disservizio temporaneo.

«Non siamo più davanti a un’emergenza passeggera, ma a un collasso strutturale che spegne, una dopo l’altra, le luci di Agrigento», sostiene l’associazione.

Una presa di posizione che alza ulteriormente il livello dello scontro sulla gestione dell’acqua in città. Perché alle proteste dei residenti adesso si aggiunge con sempre maggiore forza quella di chi con l’accoglienza, la ristorazione e il commercio deve lavorare e pagare stipendi, fornitori e tasse.

«È ora di dire basta – conclude Picarella –. Pretendiamo rispetto per i lavoratori, per le aziende, per le famiglie e per la dignità di tutta la comunità agrigentina».

Il problema dell’acqua, insomma, non è più soltanto quello dei rubinetti a secco. Sta diventando una vertenza economica. E dopo le prime attività che denunciano perdite o arrivano a ipotizzare la chiusura, la domanda posta da Confcommercio è destinata a pesare sul dibattito dei prossimi giorni: chi risarcirà chi sta perdendo soldi e clienti perché non riesce neppure a garantire l’acqua?

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Fonte: AgrigentoOggi

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