Agrigento – Quella bomba ecologica dimenticata all’ingresso del paese, danni ad ambiente e immagine turistica. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

La bomba ecologica all’ingresso di Porto Empedocle è sempre lì, silente a fare danni nell’indifferenza generale. Tutti hanno dimenticato che all’ingresso di Porto Empedocle, nel riempimento accanto l’ex area Moncada, sorge una enorme colmata di merda (scusate il termine poco elegante) scaricata lo scorso anno dal porto di Trapani, secondo la Procura di Agrigento e la Capitaneria di porto empedoclina, non rispettando diversi parametri di legge, in materia amministrativa e penale. Bene, l’operazione fu decisamente brillante, ma oggi rimane lo scempio, la puzza, l’inquinamento del terreno, del mare, della visuale. Uno scempio sotto sequestro che deve essere dissequestrato e bonificato. Alcuni mesi fa Mareamico di Agrigento, col responsabile Claudio Lombardo fu il primo e ad oggi unico che intervenne su questa vergogna. Erano i giorni delle polemiche sul dissalatore vicino la centrale Enel e Lombardo disse: “Speriamo che ora il Sindaco sia conseguenziale e faccia lo stesso per l’altro scempio empedoclino: le tonnellate di fanghi inquinanti, provenieneti dal porto di Trapani, che sono state depositate nell’area industriale di Porto Empedocle nel maggio del 2025 e che da allora continuano ad inquinare il mare e le falde acquifere”. Da allora, il silenzio tombale.
Cronaca di uno scempio
L’operazione complessa di polizia ambientale venne denominata “Dirty Mud” nell’ambito dei lavori di dragaggio dell’avamporto e delle aree a ponente dello sporgente Ronciglio del porto di Trapani. L’indagine era finalizzata ad accertare la regolarità delle attività e delle procedure delle operazioni di dragaggio quali il trasporto dei fanghi, il trattamento, il conferimento e lo smaltimento finale dei rifiuti speciali prodotti. Tali procedure, regolate dalle norme nazionali poste a tutela dell’ambiente marino e costiero e del demanio marittimo, erano rafforzate poi dal contratto di appalto pubblico stipulato con l’Autorità di Sistema portuale della Sicilia Occidentale. Il capitolato dei lavori di appalto prevedeva l’installazione sul molo di levante di Porto Empedocle di un impianto mobile di lavaggio dei fanghi sollevati dal fondo, tale procedimento che viene denominato “sediment washing” è dedicato al trattamento dei fanghi che venivano prelevati dal porto di Trapani ed erano provenienti dalle attività di dragaggio. Il contratto di appalto prevedeva anche l’utilizzo di un’area demaniale per lo stoccaggio solo provvisorio dei rifiuti trattati ubicato in località Caos nel Comune di Porto Empedocle.
Uno scempio nell’indifferenza assoluta
Gli inquirenti ritengono che i fanghi provenienti dall’attività di dragaggio del porto di Trapani, trasportati con due draghe all’interno dell’impianto di sediment washing della Società Capogruppo aggiudicataria dell’appalto, non subivano, se non in minima parte alcun trattamento prima dello stoccaggio, ed il successivo conferimento presso una discarica agrigentina. Da qui il sequestro dell’impianto di lavaggio nonché dell’area di deposito temporaneo dei fanghi di dragaggio sita in località Caos. Il provvedimento ha interessato una superficie complessiva di circa 60.000 mq. di demanio marittimo contente all’interno una ingente quantità di rifiuti speciali. Tutti i soggetti ai quali a vario titolo sono state contestate responsabilità nelle condotte ritenute contra legem, sono stati segnalati alla Autorità Giudiziaria per la commissione del reato di frode nell’esecuzione di contratto di appalto di lavori pubblici con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, per l’importo dei lavori affidati di 59.054.484.18 euro. Dopo l’indagine e il sequestro, tutto si è fermato, tranne la melma che penetra nel terreno e finisce in mare. Il tutto dinanzi l’indifferenza delle autorità preposte come, in primis, l’Asp la quale non si è degnata in questi mesi di effettuare alcun intervento di sollecitazione alla bonifica o, se ciò fosse avvenuto, di farlo sapere urbi et orbi. Se tale sollecitazione fosse avvenuta sarebbe grave che chi l’avesse ricevuta non si sia ancora attivato per smantellare questo scempio.
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Fonte: Report Sicilia
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