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Sodano dice di voler cambiare il passato, ma il passato rischia di essere ancora il padrone di Agrigento

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Sodano dice di voler cambiare il passato, ma il passato rischia di essere ancora il padrone di Agrigento. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

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C’è qualcosa di profondamente contraddittorio in quello che sta accadendo ad Agrigento.

La nuova amministrazione comunale è arrivata a Palazzo dei Giganti con una parola d’ordine precisa: cambiare. Cambiare metodo, cambiare uomini, cambiare logiche, rompere con il passato e soprattutto liberare le istituzioni da quelle che sono state definite, a più riprese, le vecchie logiche della spartizione politica. Belle parole. Parole che, durante una campagna elettorale, fanno anche un certo effetto. Il problema nasce quando dalle parole bisogna passare ai fatti.

Perché oggi, proprio sulla vicenda del Teatro Pirandello, il rischio è che l’amministrazione Sodano finisca per dimostrare esattamente il contrario di ciò che aveva promesso: non una rottura con il passato, ma una nuova gestione del vecchio sistema. E questa sarebbe la più grande delle contraddizioni.

Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Pirandello ha rassegnato le dimissioni anticipatamente, quando il mandato sarebbe scaduto soltanto alla fine di novembre. Nella lettera indirizzata al sindaco, il Cda sostiene di avere chiesto un confronto con la nuova amministrazione e di non avere ricevuto, fino ad oggi, un concreto riscontro.

Non è una dichiarazione da prendere alla leggera. È un documento ufficiale. E allora una domanda diventa inevitabile: se il nuovo corso voleva davvero confrontarsi con il vecchio Cda, perché quel confronto non è mai decollato? E soprattutto: perché si è arrivati alle dimissioni?

Il nuovo che avanza. Qui sta il vero problema politico. Sodano ha parlato di rinnovamento, di competenze, di qualità, di superamento delle vecchie spartizioni. Perfetto. Ma il cambiamento non consiste nel sostituire semplicemente alcune persone con altre. Il cambiamento non è cambiare le fotografie sulle pareti degli uffici. Il cambiamento non è togliere una casacca per metterne un’altra. Il cambiamento vero è cambiare il metodo. E il metodo si dimostra attraverso procedure trasparenti, criteri pubblici, curriculum, competenze verificabili e soprattutto attraverso la capacità di non trasformare le istituzioni in proprietà della maggioranza politica di turno. Altrimenti siamo di fronte alla solita storia agrigentina. Quella che cambia soltanto i protagonisti, ma lascia intatto il copione.

Per anni Agrigento ha assistito a nomine, incarichi, consulenze, organismi e partecipate diventati terreno di confronto politico. Ogni amministrazione ha promesso di fare diversamente da quella precedente. Eppure, alla fine, la domanda dei cittadini è rimasta sempre la stessa: chi decide? Con quali criteri? Perché proprio quella persona? Quali competenze possiede? E soprattutto: è stata scelta perché è la migliore oppure perché è la più vicina? Questo è il punto. Perché se Sodano vuole davvero dimostrare di essere diverso dal passato, non deve chiedere ai cittadini di credergli. Deve semplicemente dimostrarlo.

Il Teatro Pirandello non è un ufficio comunale qualunque. È uno dei luoghi simbolo della città. È cultura, immagine, patrimonio, programmazione, lavoro, rapporti istituzionali. È una struttura che deve essere amministrata con competenza e autonomia, non utilizzata come terreno per regolare vecchi e nuovi conti politici. E proprio per questo le prossime scelte dell’amministrazione saranno un banco di prova gigantesco.

Sodano ha parlato di merito? Bene. Allora vengano pubblicati i criteri. Vengano resi noti i curriculum. Vengano spiegate le procedure. Vengano chiariti i rapporti professionali e politici dei candidati.

E soprattutto venga dimostrato che nessuno deve essere nominato perché appartiene a un gruppo, a una corrente, a un’associazione, a un’area politica o perché ha sostenuto qualcuno durante le elezioni. Altrimenti il tanto sbandierato rinnovamento rischia di essere soltanto una parola vuota

C’è poi una questione ancora più delicata. Quando si accusa il passato di avere utilizzato le istituzioni secondo logiche di spartizione, bisogna essere consapevoli che da quel momento in poi ogni nomina della nuova amministrazione sarà sottoposta a una lente d’ingrandimento molto più potente.

È inevitabile. Perché chi promette una rivoluzione deve accettare di essere giudicato con criteri rivoluzionari; non può pretendere il beneficio del dubbio eterno; non può dire “aspettate e vedrete” per poi replicare gli stessi schemi; non può cambiare i nomi e lasciare immutata la logica. Perché quello non sarebbe rinnovamento. Sarebbe semplicemente un cambio di gestione del vecchio sistema.

Sodano faccia una cosa semplice, trattandosi di una occasione davvero straordinaria: dimostri che le sue parole erano vere, scelga il nuovo Cda del Teatro Pirandello attraverso criteri chiari. Individui persone competenti, renda tutto trasparente e spieghi alla città perché vengono scelti determinati professionisti.

E soprattutto abbia il coraggio di nominare qualcuno che non debba nulla politicamente al sindaco, alla sua amministrazione o alla sua maggioranza. Sarebbe questa la vera rivoluzione. Non una nomina di un amico. Il rischio che corre l’amministrazione Sodano è quello di diventare, suo malgrado, prigioniera proprio di quel passato dal quale sostiene di volersi liberare. Altrimenti cambiano i volti, cambiano le targhette sulle porte, cambiano le maggioranze, ma il sistema resta esattamente quello di prima.

E allora il cittadino avrebbe tutto il diritto di chiedere: dov’è il cambiamento? Perché cambiare chi occupa una poltrona non significa cambiare il sistema. Il vero cambiamento è fare in modo che quella poltrona non appartenga più a nessuno. Appartenga all’istituzione. E il Teatro Pirandello appartiene ad Agrigento, non al sindaco di turno, non alla maggioranza di turno e nemmeno al passato

Il vecchio Cda si è fatto da parte, la strada è libera, gli alibi sono finiti. E proprio per questo, da oggi, ogni scelta sarà responsabilità esclusiva della nuova amministrazione. Se il nuovo Cda sarà composto da professionisti scelti davvero per capacità e competenza, saremo i primi a riconoscerlo.

Altrimenti ci ritroviamo di fronte ad un’amministrazione capace di rompere davvero con il passato, invece di diventare prigioniera del passato che dice di voler combattere.

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Fonte: Sicilia24h

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