Pendolino, Palumbo e Corbo protestano per la riduzione dell’acqua disponibile. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
L’allarme era stato lanciato, lunedì scorso, da Alfonso Buscemi, segretario generale della CGIL di Agrigento, che aveva definito “inaccettabile” la scelta di Siciliacque di ridurre la portata idrica all’Azienda Idrica dei Comuni Agrigentini.
“La Regione Siciliana non può limitarsi ad assistere allo scaricabarile tra enti e gestori: ha il dovere politico e morale di intervenire immediatamente per impedire ulteriori riduzioni delle forniture e per tutelare cittadini, famiglie, attività produttive e comuni” -aveva tuonato il sindacalista.
E poi aveva invitato i sindaci ad alzare la voce: “è necessario anche un forte scatto di responsabilità da parte dei sindaci della provincia di Agrigento, che hanno il dovere istituzionale e morale di (…)difendere il diritto dei cittadini all’acqua”.
E i sindaci hanno cominciato a rispondere. Lo ha fatto, Antonio Palumbo, da Favara, con queste parole: “nonostante oggi gli invasi siano pieni, Siciliacque ha deciso di ridurre l’acqua veicolata sulla nostra provincia. Una scelta irresponsabile, folle, che rischia di provocare gravissimi disordini sociali e ogni giorno da un lato costringe i cittadini a condizioni di vita non decorose di uno stato civile, e dall’altra espone i sindaci al rischio costante di divenire terminali ultimi della rabbia. Non è accettabile che il profitto governi un diritto ineludibile delle persone. La Regione, proprietaria di Siciliacque, intervenga con forza e presto sulla propria società controllate imponendo di riaprire i rubinetti”.
Ed oggi sono intervenuti pure il presidente del Libero Consorzio dei Comuni di Agrigento, Giuseppe Pendolino, e il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo.
Il primo dice: “Con riferimento alla comunicazione con cui Siciliacque S.p.A. ha rappresentato la decisione di limitare la fornitura idrica ai volumi corrispondenti all’importo di 0,8 euro/mese garantito da AICA, il Libero Consorzio Comunale di Agrigento esprime fortissima preoccupazione per le gravissime conseguenze che tale determinazione rischia di produrre sull’intero territorio provinciale.
Il secondo si preoccupa della comunità di Canicattì, dove le criticità del servizio idrico sono già oltremodo ampie e profonde.
Dice Vincenzo Corbo: “La comunità di Canicattì, come è noto, soffre gravissimi disagi che incidono significativamente della vita dei cittadini, sulle famiglie e sulle attività produttive locali, e un’ulteriore riduzione della disponibilità idrica aggraverebbe una condizione già ampiamente critica.
“Auspico pertanto un celere ed urgente confronto tra tutti i soggetti istituzionali e gestori coinvolti, affinché venga individuata una soluzione condivisa che garantisca la continuità di un servizio pubblico essenziale, nel rispetto delle esigenze delle comunità locali”.
In effetti, la situazione potrebbe aggravarsi col sopravvenire della stagione estiva e con il perdurare della drastica riduzione operata da Siciliacque (società di sovra-ambito) nei confronti di AICA (società d’ambito territoriale provinciale).
Ciò peraltro accade mentre la regione proclama che, grazie agli invasi pieni, la crisi idrica non caratterizzerà il territorio siciliano durante la stagione estiva.
Ma nel territorio dell’agrigentino, si profilano tempi bui, come quelli del luglio 2024 quando ad Agrigento, la popolazione manifestò con una folle oceanica per chiedere l’acqua.
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Fonte: Sicilia On Press
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