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Cosa sta succedendo

Maddalusa senz’acqua da quattro mesi, il caso esplode in Consiglio comunale: «È una violazione dei diritti»
Seduta aperta ad alta tensione ad Agrigento. I residenti chiedono una soluzione immediata, l’avvocato Riggio accusa: «Maddalusa ha bisogno di un sindaco che agisce». Pennica riapre il caso dei vincoli sulla Valle dei Templi. AICA richiama il rispetto delle norme. Sodano: «Non dipende da me».
AGRIGENTO – Quattro mesi senza acqua. Quattro mesi di autobotti, bidoni, bottiglie e solidarietà. E dopo ore di confronto in Consiglio comunale, la soluzione non arriva. A Maddalusa l’emergenza resta tutta sul tavolo e la seduta aperta convocata per affrontarla finisce per allargare ancora di più il fronte della controversia: non solo acqua, ma vincoli urbanistici e paesaggistici, competenze amministrative e responsabilità istituzionali.
È stato l’avvocato Angela Riggio, intervenuta a rappresentare le ragioni dei residenti, ad aprire il confronto con un attacco diretto.
«Ciò che accade da quattro mesi a Maddalusa non può essere definito in altro modo se non una violazione grave e perpetrata dei diritti fondamentali», ha affermato.
Parole pesanti, accompagnate dalla denuncia di una comunità che, secondo la legale, sarebbe stata «condannata alla sete».
Riggio ha respinto anche l’immagine di Maddalusa come una zona composta prevalentemente da ville, piscine e seconde case. «È abitata da impiegati, operai, pensionati, famiglie dignitose e lavoratrici», ha sottolineato, evidenziando le conseguenze della crisi soprattutto per bambini, anziani e persone fragili.
L’ordinanza contestata: nel mirino i criteri per l’erogazione
Uno dei punti più controversi riguarda l’ordinanza sindacale numero 47 del 2026.
Secondo la Riggio, il provvedimento introdurrebbe criteri tali da escludere dall’approvvigionamento idrico alcuni cittadini sulla base del possesso di quote di altri immobili.
Il legale ha definito questi criteri «discriminatori» e «arbitrari», sostenendo che non troverebbero un adeguato fondamento nell’ordinamento.
La contestazione si estende anche all’applicazione dell’articolo 48 del Dpr 380/2001. Riggio sostiene che la norma sarebbe stata utilizzata nei confronti di Maddalusa mentre altre contrade, a suo giudizio caratterizzate da situazioni urbanistiche analoghe, continuerebbero a ricevere l’acqua.
Un confronto che, secondo l’avvocatessa, pone anche una questione di uguaglianza e richiama direttamente l’articolo 3 della Costituzione.
«Sindaco, deve agire»
Il passaggio più duro dell’intervento di Riggio è stato quello rivolto direttamente al sindaco Michele Sodano.
Il legale ha richiamato gli articoli 50 e 54 del Testo unico degli enti locali, sostenendo che il primo cittadino, in qualità di autorità sanitaria locale e di autorità di protezione civile, avrebbe strumenti e poteri per intervenire davanti a quella che viene considerata un’emergenza.
«Maddalusa non chiede miracoli: chiede che Lei eserciti quei poteri che non sono facoltativi, ma obbligatori», ha detto Riggio.
Poi la frase che ha segnato il confronto:
«Maddalusa non ha bisogno di un Sindaco che osserva. Ha bisogno di un Sindaco che agisce».
Nel suo intervento l’avvocato ha richiamato inoltre l’articolo 32 della Costituzione, il decreto legislativo 152/2006, la direttiva europea 2020/2184, alcune risoluzioni dell’Onu e disposizioni della CEDU e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Ma il caso Maddalusa diventa anche una questione di vincoli
Mentre il problema dell’acqua resta irrisolto, il Consiglio comunale ha riportato alla luce un’altra questione destinata a pesare sul futuro della vicenda: quella dei vincoli che interessano l’area.
A intervenire è stato l’avvocato Pennica, che ha annunciato la pubblicazione integrale del proprio intervento per evitare «strumentalizzazioni» e ha anticipato l’intenzione di mettere la documentazione a disposizione delle autorità competenti.
La ricostruzione parte dal decreto ministeriale del 12 giugno 1957, relativo alla dichiarazione di notevole interesse pubblico della zona della Valle dei Templi e dei punti di vista della città sulla Valle.
Secondo Pennica, la perimetrazione di quel provvedimento sarebbe diversa da quella successivamente introdotta dal decreto ministeriale del 16 maggio 1968, il cosiddetto decreto Gui-Mancini.
La tesi sostenuta dal legale è che alcune aree oggi ricondotte alla zona della Valle – tra cui Maddalusa, Centonze, Parco Oliva, Viale Emporium, Cugno Vela, Poggio Muscello e San Calogero Bianco – si troverebbero fuori dalla perimetrazione prevista dal decreto del 1957.
Pennica ha inoltre richiamato il collegamento tra il decreto Gui-Mancini, la frana del 1966 e l’articolo 2-bis della legge 749/1966, disposizione successivamente abrogata nel 2008.
La sua conclusione è che la situazione debba essere riesaminata, verificando natura, perimetrazione ed effettiva vigenza dei vincoli.
Si tratta, va precisato, di una tesi sostenuta dal legale e che dovrà essere verificata nelle sedi competenti. Dello stesso tenore l’intervento del consigliere comunale Gerlando Piparo.
AICA: «Ci atteniamo alle norme»
Sul fronte del gestore idrico è intervenuta la presidente di AICA, Danila Nobile.
La posizione emersa durante la seduta è stata ricondotta al rispetto delle disposizioni normative che regolano il servizio.
È uno dei punti sui quali si incaglia la vicenda.
I residenti chiedono che venga garantita l’acqua, considerata un bene essenziale. Gli enti coinvolti richiamano invece i vincoli e le disposizioni che disciplinano l’erogazione in presenza di determinate condizioni urbanistiche.
Tra queste due posizioni, dopo quattro mesi, resta ancora aperto il problema fondamentale: come garantire l’acqua alle persone che vivono a Maddalusa.
E torna il voto unanime del Consiglio
Nel corso della seduta è tornata anche la mozione sull’approvvigionamento idrico a Maddalusa già approvata dal Consiglio comunale.
Il dato politico è significativo: 22 voti favorevoli su 22.
Riggio ha richiamato quel voto come elemento centrale della propria contestazione, sostenendo che l’indirizzo espresso dall’assemblea non sarebbe stato adeguatamente recepito dall’amministrazione.
La questione diventa quindi anche istituzionale: quanto deve incidere un indirizzo unanime del Consiglio comunale sulle successive scelte dell’amministrazione?
Sodano: «Non dipende da me»
A chiudere il Consiglio comunale aperto è stato il sindaco Michele Sodano.
Il primo cittadino ha definito la seduta un momento di ascolto e confronto, ringraziando residenti, istituzioni e consiglieri per il contributo a una discussione segnata da una situazione «complessa e dolorosa».
Sodano ha espresso solidarietà agli abitanti di Maddalusa e dispiacere per le condizioni che stanno vivendo.
Ma sulla possibilità di intervenire direttamente per risolvere l’emergenza, il messaggio è stato sostanzialmente chiaro: «Non dipende da me».
È la frase che, più di tutte, fotografa lo stallo emerso dalla seduta.
I residenti chiedono l’acqua. I legali sostengono che esistano strumenti giuridici per garantirla. AICA richiama il rispetto delle norme. Il Comune, pur manifestando solidarietà, sostiene di non poter determinare autonomamente la soluzione.
Dai camion d’acqua alla protesta: la solidarietà dei cittadini
Nel corso del suo intervento Riggio ha ricordato anche la rete di solidarietà che in questi mesi ha sostenuto gli abitanti.
L’arcivescovo monsignor Alessandro Damiano, don Mario Sorce, don Marco Damanti e numerosi cittadini hanno contribuito all’approvvigionamento portando acqua con camion, cassette, bidoni e bottiglie.
Un aiuto che ha permesso alla comunità di affrontare un’emergenza prolungata, ma che non può evidentemente sostituire una soluzione strutturale.
Riggio ha infine ringraziato il Consiglio comunale, definendolo «baluardo della democrazia» e tornando ancora una volta sul voto unanime espresso sulla mozione per Maddalusa.
Quattro mesi dopo, la domanda è ancora la stessa
La seduta si è chiusa senza una soluzione definitiva.
Il confronto ha però chiarito la dimensione della partita: Maddalusa non è più soltanto un caso di acqua che non arriva dai rubinetti. È diventata una questione che intreccia diritti fondamentali, vincoli urbanistici e paesaggistici, responsabilità amministrative e competenze degli enti.
Il dibattito istituzionale continuerà probabilmente su questi fronti.
Nel frattempo, però, per le famiglie di Maddalusa la questione resta molto più semplice.
Dopo quattro mesi, la domanda è una sola:
quando sarà distribuita l’acqua? Nel pomeriggio era arrivata la presa di posizione di Legambiente – Maddalusa, Legambiente mette il Comune davanti al bivio




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Fonte: AgrigentoOggi
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