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Agrigento – Maddalusa, quattro mesi senz’acqua e una domanda al sindaco: «Cosa si può fare senza violare la legge?»

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Maddalusa, quattro mesi senz’acqua e una domanda al sindaco: «Cosa si può fare senza violare la legge?»

Sodano difende la linea del Comune e indica Regione e Parlamento come i livelli a cui spetta trovare una soluzione. Ma il Consiglio comunale ha votato all’unanimità per garantire 50 litri al giorno ai residenti. E dall’opposizione arriva la richiesta di non fermarsi davanti ai vincoli. Quattro mesi senza acqua. Quattro mesi di autobotti, contenitori da riempire, richieste di intervento e risposte che continuano a rimandare il problema ad altri livelli istituzionali.

A Maddalusa, ormai, l’emergenza idrica è diventata una prova per le istituzioni.

Lo è stato anche il Consiglio comunale aperto del 27 agosto, dove i residenti hanno raccontato ancora una volta una condizione difficile da conciliare con la normalità di una città. In aula c’era anche un bambino di due anni e mezzo, rimasto a giocare mentre gli adulti chiedevano una soluzione per una necessità elementare: poter aprire un rubinetto e trovare l’acqua.

È in questo contesto che assume particolare rilievo la posizione del sindaco Michele Sodano, affidata all’intervista ad AgrigentoNotizie.

Il primo cittadino riconosce la gravità della situazione, ma difende un principio preciso: il Comune non può garantire autonomamente l’acqua agli immobili interessati dai vincoli se questo significa aggirare le norme.

«Il sindaco non è un legislatore né il gestore del servizio idrico», afferma Sodano. L’attivazione del Coc, aggiunge, «era l’unico strumento a nostra disposizione per aiutare le persone fragili».

L’amministrazione, dunque, rivendica di avere fatto ciò che era possibile, ma considera superato il proprio margine di intervento. Per Sodano, le soluzioni definitive non possono che arrivare da Regione e Parlamento.

E la frase con cui chiude la sua posizione è destinata inevitabilmente ad alimentare il dibattito: «Essere coraggiosi non significa violare la legge».

Alonge: «Il Comune non può limitarsi a prendere atto dell’emergenza»

Su questa impostazione si innesta la posizione del capo dell’opposizione, Alonge, che nel corso del confronto ha posto l’accento sulla necessità che l’amministrazione comunale non si limiti a registrare i vincoli esistenti, ma continui a cercare una soluzione concreta per i residenti.

La sua posizione si colloca così nel cuore del problema politico: comprendere i limiti imposti dalle norme non può, secondo l’opposizione, significare rinunciare a individuare ogni possibile strumento per affrontare un’emergenza che dura ormai da mesi.

È una questione che riporta direttamente alla mozione approvata dal Consiglio comunale.

Ma il Consiglio aveva chiesto 50 litri al giorno

È proprio qui che si apre il principale interrogativo politico.

Il 15 luglio il Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità una mozione che impegnava sindaco e Giunta a garantire ai residenti 50 litri pro capite al giorno, anche attraverso forme temporanee di approvvigionamento.

L’indirizzo politico cercava, in sostanza, di tenere distinti due problemi: la situazione urbanistica degli immobili e il diritto delle persone ad avere almeno il quantitativo minimo indispensabile di acqua.

Da qui la domanda che rimane sospesa: quella mozione è concretamente attuabile? E se non lo è, quali sono gli ostacoli giuridici che lo impediscono?

Di Rosa: «L’acqua alle persone, non agli immobili»

Tra le posizioni emerse c’è anche quella di Giuseppe Di Rosa, che alle ultime elezioni amministrative è stato candidato a sindaco di Agrigento.

Di Rosa propone una distinzione netta: garantire l’acqua alle persone non significa automaticamente regolarizzare gli immobili abusivi.

La sua proposta è concreta: autobotti fisse all’ingresso di Maddalusa, così da assicurare l’approvvigionamento senza intervenire sulla situazione urbanistica delle abitazioni.

Una posizione che porta il confronto sul terreno più concreto: quali strumenti consente la legge per garantire l’acqua alle persone senza trasformare l’emergenza in una sanatoria?

I residenti: «Non possiamo aspettare ancora»

Durante il Consiglio aperto, l’avvocata Angela Riggio ha parlato di una grave violazione dei diritti fondamentali, riportando il dibattito alla realtà quotidiana di chi da mesi deve procurarsi l’acqua attraverso soluzioni di fortuna.

Anche AICA è coinvolta nella vicenda, ma il gestore richiama a sua volta i vincoli normativi che impediscono la normale contrattualizzazione delle utenze in presenza di determinate condizioni urbanistiche.

Il caso Maddalusa, quindi, non è soltanto una disputa politica.

È l’intreccio fra abusivismo, vincoli, competenze istituzionali e diritto all’acqua.

La questione vera

Raccontare la vicenda come uno scontro tra chi vuole dare l’acqua e chi non vuole darla sarebbe troppo semplice.

Il punto è un altro.

Sodano sostiene che il Comune non possa superare i limiti imposti dalla legge e che la soluzione definitiva debba essere trovata da Regione e Parlamento.

Alonge e l’opposizione chiedono invece che, proprio dentro quei limiti, l’amministrazione continui a cercare ogni possibile soluzione.

Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un atto che chiede di garantire comunque un quantitativo minimo d’acqua.

I residenti chiedono che l’emergenza venga affrontata senza altri rinvii.

E resta la domanda centrale:

si può garantire l’acqua alle persone senza sanare gli immobili abusivi?

Se la risposta è sì, occorre indicare come, con quali strumenti e chi debba assumersene la responsabilità.

Se invece la risposta è no, allora bisogna spiegare con altrettanta precisione quale norma impedisce di garantire quel minimo vitale che lo stesso Consiglio comunale ha chiesto all’unanimità.

A Maddalusa, intanto, la politica continua a discutere. E i rubinetti restano asciutti.

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Fonte: AgrigentoOggi

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