Al momento stai visualizzando Agrigento – Crosta annuncia querela, Di Rosa replica: «Non mi intimidisce, porti il nulla osta in tribunale o si dimetta»

Agrigento – Crosta annuncia querela, Di Rosa replica: «Non mi intimidisce, porti il nulla osta in tribunale o si dimetta»

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Politica
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento – Crosta annuncia querela, Di Rosa replica: «Non mi intimidisce, porti il nulla osta in tribunale o si dimetta». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 12 min

Il vicesindaco di Agrigento, Giovanni Crosta, ha annunciato pubblicamente di avere querelato Giuseppe Di Rosa, editore di Report Sicilia e autore degli articoli riguardanti l’immobile di contrada Zingarello.

Crosta accusa Di Rosa di avere attivato una “macchina del fango” e di avere pubblicato informazioni false e diffamatorie. Nella stessa replica, però, il vicesindaco conferma alcuni elementi centrali dell’inchiesta: la casa sarebbe stata completata nei primi anni Ottanta dal padre e per l’immobile sarebbe ancora pendente una domanda di sanatoria presentata nel 1985 ai sensi della legge numero 47.

Una dichiarazione che non chiude affatto il caso. Al contrario, rende ancora più rilevante la questione della possibile insanabilità della costruzione.

La documentazione cartografica esaminata da Report Sicilia colloca infatti l’immobile indicativamente a circa 96,5 metri dalla costa. Se questa distanza dalla battigia sarà confermata dagli uffici competenti, la data indicata dallo stesso Crosta – primi anni Ottanta – collocherebbe la costruzione diversi anni dopo l’entrata in vigore del vincolo assoluto previsto dalla legge regionale siciliana numero 78 del 1976.

Giuseppe Di Rosa non ritira quanto documentato, non si lascia intimidire e annuncia che gli articoli e gli atti saranno portati all’attenzione del procuratore della Repubblica, del prefetto e del segretario generale del Comune.

La replica del vicesindaco

Nel proprio intervento pubblico Crosta dichiara:

«L’immobile di cui si parla fu terminato nei primi anni ’80 da mio padre, e per la stessa è pendente istanza di sanatoria presentata nel 1985 ex lege 47/1985».

Il vicesindaco precisa che all’epoca aveva undici anni, che ha successivamente ereditato la casa in comproprietà con la sorella e che non avrebbe quindi commesso personalmente alcun abuso.

Sostiene inoltre che l’immobile sia disabitato e privo di qualsiasi utenza idrica, contestando il confronto con la vicenda di Maddalusa.

Report Sicilia prende atto della smentita relativa all’acqua e all’utilizzo attuale della casa. Questi aspetti saranno verificati attraverso AICA e gli altri uffici competenti.

La smentita sull’utenza, tuttavia, non modifica la questione urbanistica: una casa disabitata e priva di acqua non diventa per questo regolare o sanabile.

Crosta conferma l’epoca della costruzione

Il passaggio più importante della replica è quello relativo alla data.

Non è Report Sicilia a sostenere che l’immobile sia stato completato nei primi anni Ottanta. È lo stesso Giovanni Crosta ad affermarlo pubblicamente.

Nessuno ha mai sostenuto che Crosta, all’età di undici anni, abbia materialmente costruito la casa. La responsabilità personale per la realizzazione delle opere è distinta dalla condizione urbanistica del fabbricato e dalla responsabilità politica di chi oggi ne è comproprietario.

La questione è un’altra: se l’immobile fu completato nei primi anni Ottanta e si trova effettivamente a circa 96,5 metri dalla battigia, può essere sanato?

La risposta non dipende dalle dichiarazioni del giornale o del vicesindaco. Dipende dalla legge, dalla posizione esatta della costruzione e dagli atti urbanistici.

Dentro i 150 metri il vincolo è assoluto

L’articolo 15 della legge regionale siciliana numero 78 del 1976 ha introdotto il divieto di edificazione entro la fascia dei 150 metri dalla battigia.

La Corte costituzionale, con la sentenza numero 72 del 2025, ha chiarito che tale vincolo trova applicazione anche nei confronti dei privati fin dall’entrata in vigore della legge regionale. Corte costituzionale

La giurisprudenza amministrativa ha inoltre ribadito che gli abusi edilizi realizzati nella fascia dei 150 metri dopo l’entrata in vigore del vincolo non sono sanabili, salvo specifiche e limitate eccezioni previste dalla normativa.

Tra le eccezioni assumono rilievo le opere iniziate prima dell’entrata in vigore della legge regionale e le cui strutture essenziali siano state completate entro il 31 dicembre 1976. Giustizia amministrativa

Crosta, invece, dichiara che la casa fu completata nei primi anni Ottanta.

Se la distanza indicativa di circa 96,5 metri dalla costa sarà confermata rispetto all’esatta linea di battigia, il vincolo sarebbe già pienamente operativo all’epoca della costruzione.

La domanda di sanatoria non è una sanatoria concessa

Crosta richiama l’istanza presentata nel 1985 come se la sua esistenza bastasse a neutralizzare il problema.

Non è così.

Una domanda di condono dimostra soltanto che è stata chiesta la regolarizzazione delle opere. Non equivale a una concessione edilizia in sanatoria e non rende automaticamente legittima la costruzione.

Se, come afferma il vicesindaco, dopo oltre quarant’anni la pratica è ancora pendente, significa che manca ancora un provvedimento conclusivo favorevole.

Il punto non è quindi l’esistenza della domanda, ma la possibilità giuridica di accoglierla.

Crosta dovrebbe produrre:

  • il titolo edilizio originario;
  • la domanda di sanatoria del 1985;
  • la consistenza delle opere dichiarate;
  • le planimetrie allegate;
  • i pareri urbanistici e paesaggistici;
  • la misurazione ufficiale della distanza dalla battigia;
  • il provvedimento conclusivo della pratica;
  • il nulla osta eventualmente rilasciato dall’autorità competente;
  • la norma o l’eccezione sulla quale si fonderebbe la sanabilità.

Senza questi documenti, una domanda pendente non può essere presentata come prova della regolarità dell’immobile.

Crosta porti in tribunale il nulla osta

Se Giovanni Crosta ritiene che la casa sia sanabile, produca il nulla osta.

Se nel frattempo è entrato in possesso di un provvedimento favorevole, lo renda pubblico e lo porti in tribunale. Report Sicilia porterà le visure, le cartografie, la misurazione indicativa, la normativa e la dichiarazione con la quale lo stesso vicesindaco colloca la costruzione nei primi anni Ottanta.

È questo il confronto che deve avvenire: non tra slogan, ma tra atti.

Quale autorità potrebbe rilasciare un nulla osta per una costruzione realizzata dopo il 1976 dentro la fascia dei 150 metri dalla battigia? Quale specifica eccezione renderebbe sanabile l’immobile?

Crosta risponda producendo i documenti.

Sull’acqua sarà AICA a chiarire

Crosta afferma che la casa è disabitata e priva di utenza idrica.

Report Sicilia prende atto della sua dichiarazione e chiederà ad AICA una verifica formale. Fino al completamento degli accertamenti, l’esistenza di una fornitura attiva non sarà presentata come un fatto definitivamente provato.

Sarà chiesto di accertare:

  • se sull’immobile o sulla particella esista o sia mai esistita un’utenza;
  • chi ne sia o ne sia stato l’intestatario;
  • quando sia stata attivata, volturata o cessata;
  • quali titoli siano stati presentati;
  • se esistano contatori, derivazioni o collegamenti;
  • se la proprietà sia collegata alla rete fognaria;
  • quale sistema venga utilizzato per lo smaltimento delle acque nere.

Se AICA confermerà che l’immobile non ha e non ha mai avuto alcuna utenza, Report Sicilia ne darà conto con la stessa evidenza.

Ma l’assenza dell’acqua non supera il vincolo costiero e non trasforma una domanda di sanatoria pendente in un titolo edilizio.

La “zona A” di Maddalusa non c’entra con il vincolo della battigia

Crosta sostiene che il confronto con Maddalusa sarebbe scorretto perché la casa di Zingarello non si trova nella cosiddetta “zona A”.

L’obiezione non affronta il problema sollevato.

Report Sicilia non ha sostenuto che l’immobile ricada nella zona A di Maddalusa. La questione riguarda il vincolo di inedificabilità assoluta entro 150 metri dalla battigia.

Questo vincolo non dipende dalla classificazione utilizzata per Maddalusa, ma dalla distanza dal mare, dall’epoca di realizzazione e dall’eventuale presenza delle eccezioni tassativamente previste dalla legge.

Il confronto con Maddalusa è politico: da una parte cittadini ai quali viene continuamente opposta la condizione urbanistica delle abitazioni; dall’altra un vicesindaco che conferma di essere comproprietario di una casa costruita nei primi anni Ottanta e interessata da una domanda di sanatoria ancora pendente.

Le regole devono essere uguali per tutti.

«Caro avvocato Crosta, non pensi di intimidirmi»

Giuseppe Di Rosa, autore degli articoli, replica direttamente al vicesindaco:

«Caro avvocato Crosta, lei ha dichiarato pubblicamente di avermi querelato e mi ha accusato di avere attivato una “macchina del fango”. Rimango serenamente in attesa degli sviluppi della querela annunciata.

È bene precisare che la presentazione di una querela non comporta necessariamente una sua immediata notifica alla persona interessata. Quando l’autorità giudiziaria riterrà di coinvolgermi, consegnerò ai miei legali e alla Procura tutta la documentazione raccolta.

Nel frattempo darò mandato ai miei avvocati di valutare le sue dichiarazioni e di tutelarmi in ogni sede. Definire “macchina del fango” un’inchiesta sostenuta da documenti significa colpire la mia persona e il diritto-dovere di Report Sicilia di informare la città.

Non pensi di potermi intimidire con l’annuncio di una querela. Non indietreggerò di un solo centimetro.

Lei stesso ha confermato che la casa fu completata nei primi anni Ottanta e che dal 1985 pende una domanda di sanatoria. I documenti in nostro possesso collocano l’immobile indicativamente a circa 96,5 metri dalla costa.

Una domanda di sanatoria non è una sanatoria concessa. Se possiede il nulla osta o il titolo che rende regolare l’immobile, lo produca e lo porti in tribunale. Noi porteremo i nostri documenti.

Nessuno le attribuisce la costruzione materiale della casa quando aveva undici anni. Ma oggi lei ne è comproprietario ed è contemporaneamente vicesindaco e titolare della delega politica alla Polizia municipale, oltre che alla trasparenza e anticorruzione, al patrimonio e agli affari legali.

Per questo la sua permanenza nella giunta non è più sostenibile. Lei deve dimettersi. Se ritiene che la casa sia regolare o sanabile, lo dimostri attraverso i titoli e non accusando il giornale che ha raccontato la vicenda.

Gli articoli e la documentazione saranno trasmessi al procuratore della Repubblica, al prefetto e al segretario generale del Comune.

Lei ha scelto la strada della querela. Noi scegliamo la strada degli atti, della trasparenza e delle verifiche istituzionali. Non mi faccio intimidire, non ritiro quanto documentato e non indietreggio.

Avvocato Crosta, produca il nulla osta oppure si dimetta».

Crosta non è il capo operativo, ma detiene la delega politica

Giovanni Crosta non è il comandante della Polizia locale e non dirige le singole attività operative o di polizia giudiziaria. Queste competono al comandante, ai dirigenti e agli agenti, che devono esercitarle in autonomia.

Crosta è però il titolare della delega politica alla Polizia municipale. Detiene inoltre le deleghe ad affari legali e generali, trasparenza e anticorruzione, patrimonio, tributi, personale e rapporti con il Consiglio comunale. Gli incarichi risultano dalla pagina istituzionale del Comune di Agrigento.

Il problema politico è evidente: il vicesindaco comproprietario dell’immobile rappresenta politicamente uno dei corpi chiamati a svolgere controlli urbanistico-edilizi.

La trasparenza, il patrimonio e gli affari legali sono inoltre settori potenzialmente collegati ai procedimenti conseguenti all’accertamento di abusi, ai contenziosi e alle eventuali acquisizioni previste dalla legge.

Una semplice astensione non appare sufficiente davanti a una sovrapposizione tanto ampia.

Le dimissioni restano inevitabili

Report Sicilia non emette sentenze e non attribuisce responsabilità penali. La richiesta di dimissioni è politica e istituzionale.

Crosta non deve dimettersi perché avrebbe personalmente costruito la casa quando era minorenne. Deve dimettersi perché oggi è comproprietario dell’immobile e contemporaneamente ricopre incarichi incompatibili con la serenità e la credibilità necessarie per affrontare una verifica di questa natura.

Le dimissioni non rappresenterebbero un’ammissione di colpevolezza. Sarebbero un atto di responsabilità destinato a proteggere l’autonomia degli uffici e la credibilità dell’amministrazione comunale.

Se Crosta non si dimetterà spontaneamente, il sindaco Michele Sodano dovrà spiegare perché intenda mantenerlo al proprio posto e dovrà assumersi la responsabilità politica di quella scelta.

Legambiente rompa il silenzio

Una posizione pubblica deve arrivare anche da Legambiente, protagonista della coalizione che sostiene la giunta Sodano e rappresentata nell’amministrazione.

L’associazione considera sanabile una casa completata nei primi anni Ottanta e collocata, secondo la cartografia acquisita, a circa 96,5 metri dalla costa?

Conosce un nulla osta che Report Sicilia non possiede? Ritiene superabile il vincolo di inedificabilità assoluta dei 150 metri? Considera sufficiente la difesa secondo cui Crosta non avrebbe materialmente realizzato le opere perché all’epoca era minorenne?

Legambiente ha combattuto per anni contro l’abusivismo costiero, la cementificazione e il consumo del suolo. Gli stessi principi devono valere quando il comproprietario è il vicesindaco di una giunta nella quale l’associazione è politicamente protagonista.

La Vardera prenda posizione sul proprio dirigente

Crosta è un dirigente ed esponente di primo piano di Controcorrente, il primo eletto della lista ad Agrigento e uno degli uomini sui quali Ismaele La Vardera ha costruito la propria presenza politica in città.

La Vardera ha fatto della denuncia, della legalità e della trasparenza la cifra della propria azione politica.

Adesso deve applicare gli stessi criteri a un proprio dirigente.

Ritiene sufficiente una domanda di sanatoria ancora pendente dal 1985? Conosce il provvedimento che renderebbe sanabile la casa? Considera compatibile la situazione con le deleghe detenute da Crosta?

Durante gli Stati generali di Controcorrente del 5 e 6 settembre, Crosta dovrebbe partecipare come dirigente del movimento e vicesindaco. La Vardera dovrà decidere se presentarlo come esempio della nuova classe dirigente o affrontare pubblicamente il caso.

Articoli e documenti saranno trasmessi alle autorità

Tutti gli articoli pubblicati e la documentazione conservata da Report Sicilia saranno trasmessi:

  • al procuratore della Repubblica di Agrigento;
  • al prefetto;
  • al segretario generale del Comune;
  • agli uffici competenti per le verifiche urbanistiche;
  • ad AICA per gli accertamenti relativi ad acqua e fognatura.

Sarà chiesto di verificare la distanza esatta dalla battigia, l’epoca delle opere, i titoli edilizi, la domanda di sanatoria, l’esistenza di pareri e nulla osta, la consistenza eventualmente sanata, la posizione delle utenze e il sistema di smaltimento dei reflui.

Se la querela annunciata determinerà l’apertura di un procedimento, gli stessi documenti saranno consegnati al giudice.

Bene venga la querela: adesso parlino gli atti

Crosta sostiene di avere ragione. Bene. Produca il nulla osta, la concessione in sanatoria o la prova che la costruzione non ricada nella fascia vincolata.

Report Sicilia prende atto della smentita relativa all’acqua e ne chiederà la verifica. Ma il cuore della vicenda rimane una casa terminata nei primi anni Ottanta, collocata indicativamente a circa 96,5 metri dalla costa e interessata da una domanda di condono che, secondo lo stesso vicesindaco, è ancora pendente.

Una querela non cancella le carte e non intimidisce chi svolge il proprio lavoro.

Crosta produca i titoli o si dimetta. Sodano assuma una decisione. La Vardera prenda posizione sul proprio dirigente. Legambiente dica chiaramente da che parte sta.

Report Sicilia continuerà a informare la città senza indietreggiare di un solo centimetro.

Leggi anche: Altre notizie su Politica

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento