Al momento stai visualizzando Agrigento – Caso Crosta, altro che rudere: Rifiuti, biancheria stesa e lavori recenti. Chi ha autorizzato il cantiere?

Agrigento – Caso Crosta, altro che rudere: Rifiuti, biancheria stesa e lavori recenti. Chi ha autorizzato il cantiere?

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Politica
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento – Caso Crosta, altro che rudere: Rifiuti, biancheria stesa e lavori recenti. Chi ha autorizzato il cantiere?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 10 min

Le nuove immagini realizzate con il drone aggiungono elementi importanti al caso dell’immobile di contrada Zingarello appartenente al Vicesindaco di Agrigento, Giovanni Crosta.

Crosta ha definito la casa un “rudere”, ma quanto documentato nelle fotografie e nei filmati appare difficilmente conciliabile con questa rappresentazione.

Dall’alto si osservano un edificio curato, spazi esterni pavimentati e arredati, vegetazione mantenuta, illuminazione, arredi, stendibiancheria e contenitori per i rifiuti. In alcune immagini si distingue anche della biancheria stesa, mentre davanti all’ingresso e all’interno della proprietà sono presenti bidoni e rifiuti domestici.

Le fotografie, da sole, non permettono di stabilire con certezza da quanti giorni quei rifiuti si trovino sul posto né chi abbia utilizzato l’immobile. Si tratta, tuttavia, di elementi obiettivamente compatibili con una frequentazione recente e certamente poco coerenti con l’immagine di un rudere abbandonato e dimenticato.

Report Sicilia pubblica integralmente il video affinché siano i lettori a osservare direttamente lo stato reale dei luoghi.

La casa mostrata dal drone è davvero un rudere?

Durante la diretta del 3 settembre, l’editore di Report Sicilia Giuseppe Di Rosa aveva spiegato che la verifica giornalistica era iniziata proprio cercando il “rudere” descritto dal vicesindaco.

«Avrei potuto credere alle parole di Crosta e fermarmi – ha dichiarato Di Rosa –. Abbiamo cercato un rudere, ma quando abbiamo individuato l’immobile ci siamo trovati davanti a una casa che appare curata e utilizzata. Adesso sono le immagini a parlare».

Il filmato mostra una costruzione con copertura apparentemente sistemata, prospetti rifiniti, terrazze, percorsi pavimentati, piante curate e spazi esterni attrezzati. Non spetta a un’immagine determinare la destinazione urbanistica o certificare l’uso effettivo dell’edificio, ma la rappresentazione pubblica fornita da Crosta deve essere confrontata con quanto emerge dalle riprese.

Se, come sostiene il vicesindaco, si tratta effettivamente di un rudere non residenziale, mostri i documenti che descrivono la consistenza autorizzata, la destinazione catastale e l’uso legittimo dell’immobile.

Lavori tra il 2024 e il 2026: chi li ha autorizzati?

Dal confronto con le immagini storiche in possesso di Report Sicilia emergerebbero interventi eseguiti tra il 2024 e il 2026.

Questo apre un nuovo e delicato capitolo.

Quali lavori sono stati effettuati in quel periodo?

Si è trattato di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, ristrutturazione, ampliamento, rifacimento delle coperture, modifica dei prospetti o sistemazione degli spazi esterni?

Chi ha commissionato gli interventi?

Quale impresa li ha realizzati?

È stata presentata una Cila, una Scia, una Scia alternativa al permesso di costruire o un’altra pratica edilizia?

È stato richiesto e ottenuto il nulla osta della Soprintendenza?

Esisteva un titolo che consentisse di intervenire su un immobile per il quale lo stesso proprietario ha ammesso l’esistenza di una pratica di sanatoria?

La questione deve essere affrontata con precisione. Non ogni lavoro richiede necessariamente una Scia: il titolo necessario dipende dalla natura concreta dell’intervento. Ma proprio per questo Crosta deve dire quali opere siano state effettuate e mostrare la pratica edilizia utilizzata.

Se, invece, sono stati eseguiti lavori senza il titolo richiesto, si porrebbe anche il problema della regolarità del cantiere e delle opere più recenti.

Si poteva intervenire su un immobile non ancora sanato?

Crosta ha ammesso di essere proprietario della casa e ha dichiarato che per l’immobile sarebbe stata presentata una domanda di sanatoria.

Una domanda di sanatoria, però, non equivale a una concessione edilizia in sanatoria. Finché non esiste un provvedimento favorevole, la situazione urbanistica deve essere chiarita prima di stabilire quali lavori possano essere legittimamente realizzati.

Per questa ragione il vicesindaco deve mostrare:

  • la domanda di sanatoria completa;
  • l’eventuale concessione già rilasciata;
  • il titolo originario dell’immobile;
  • le planimetrie depositate;
  • il nulla osta della Soprintendenza;
  • le pratiche edilizie presentate tra il 2024 e il 2026;
  • la descrizione dei lavori effettuati;
  • i nominativi del progettista, del direttore dei lavori e dell’impresa;
  • le fatture relative agli interventi;
  • le comunicazioni di apertura e chiusura del cantiere;
  • l’eventuale documentazione sulla sicurezza dei lavori;
  • le dichiarazioni di conformità degli impianti eventualmente realizzati o modificati.

Se tutto è regolare, sarà sufficiente rendere pubblici gli atti. Se quegli atti non esistono, la vicenda assume una gravità politica e amministrativa ancora maggiore.

La fascia dei 150 metri dalla battigia

Secondo la documentazione esaminata da Report Sicilia, una misurazione della Soprintendenza collocherebbe l’immobile a circa 96 metri dalla battigia.

La costruzione ricadrebbe quindi all’interno della fascia dei 150 metri dal mare, sottoposta al vincolo di inedificabilità assoluta.

Occorre chiarire quali parti dell’immobile siano state eventualmente realizzate prima dell’entrata in vigore del vincolo, quali siano state costruite successivamente, quali risultino già legittimate e quali siano ancora oggetto della domanda di sanatoria.

È necessario accertare anche se gli interventi che apparirebbero eseguiti tra il 2024 e il 2026 abbiano interessato esclusivamente porzioni regolari oppure parti ancora prive di un titolo definitivo.

Crosta mostri la concessione in sanatoria e il nulla osta della Soprintendenza. Sono questi i documenti capaci di smentire l’inchiesta, non l’annuncio di una querela.

I rifiuti e la biancheria stesa indicano una frequentazione recente?

Le fotografie mostrano contenitori aperti, sacchi e oggetti riconducibili a normali rifiuti domestici. In un’altra immagine si vede chiaramente della biancheria stesa negli spazi esterni.

Non è possibile determinare attraverso una fotografia chi abbia prodotto quei rifiuti, chi abbia steso la biancheria o per quanto tempo le persone siano rimaste nell’immobile. È però legittimo chiedere come tali elementi si concilino con la definizione di “rudere”.

L’immobile viene utilizzato?

Con quale frequenza?

Da chi?

Con quale destinazione?

Dispone di energia elettrica, acqua e servizi igienici?

Se viene frequentato, anche soltanto per periodi limitati, deve essere chiarito con quale titolo e attraverso quali utenze.

Non si tratta di curiosità sulla vita privata del vicesindaco, ma di questioni diventate di interesse pubblico dopo le sue dichiarazioni e considerati gli incarichi istituzionali ricoperti.

Acqua e scarichi: la casa è collegata alla nuova fognatura?

Rimane aperta anche la questione dello smaltimento delle acque reflue.

Con l’ordinanza sindacale numero 98 del 10 dicembre 2025 il Comune di Agrigento ha consentito agli utenti di Cannatello e Zingarello di collegarsi alla nuova rete fognaria, a proprie spese, dopo il nulla osta di AICA e il rilascio dell’autorizzazione comunale allo scarico.

L’immobile di Crosta è stato collegato alla nuova fognatura?

Il vicesindaco ha ottenuto il nulla osta di AICA?

Il Comune ha rilasciato l’autorizzazione allo scarico?

Se la casa non è allacciata, quale sistema viene utilizzato per smaltire i reflui? Esiste una fossa Imhoff, una vasca a tenuta o un sistema di dispersione? Esistono le relative autorizzazioni?

La presenza di una fossa non dimostrerebbe automaticamente uno sversamento in mare. Tuttavia, considerata la distanza di circa 96 metri dalla battigia, è indispensabile verificare dove finiscano i reflui e se esistano rischi di contaminazione del terreno, della falda o delle acque marine.

Un uomo pubblico deve mostrare tutto, e deve farlo subito

Giovanni Crosta non è un semplice privato cittadino. È il vicesindaco di Agrigento, dirigente di Controcorrente e titolare di deleghe particolarmente delicate: Affari legali, Trasparenza e anticorruzione, Polizia municipale, Patrimonio, Tributi e Personale.

Un uomo pubblico ha il dovere di essere trasparente. Crosta deve mostrare tutta la documentazione e deve farlo immediatamente.

Non deve questi chiarimenti a Report Sicilia o al suo editore. Li deve agli agrigentini.

La trasparenza non consiste nel chiedere fiducia, attaccare il giornale o annunciare querele. Consiste nel rendere disponibili atti completi, autentici e verificabili.

Se la casa è regolare, se gli interventi sono stati autorizzati e se le utenze rispettano tutte le norme, Crosta può dimostrarlo in poche ore pubblicando i documenti.

Le fatture dell’impresa e la pratica edilizia

Crosta mostri anche le fatture dell’impresa che avrebbe effettuato i lavori più recenti.

Le fatture potrebbero chiarire la natura degli interventi, il periodo nel quale sono stati realizzati e il soggetto che li ha commissionati. La pratica edilizia, invece, dovrebbe consentire di verificare quale titolo sia stato utilizzato e su quali porzioni dell’immobile si sia intervenuti.

Se è stata presentata una Scia o un’altra comunicazione, Crosta ne indichi il numero di protocollo e la data.

Se i lavori non richiedevano alcuna Scia, mostri la relazione tecnica che ne descrive la natura e spieghi sulla base di quale disposizione siano stati considerati edilizia libera.

Se era necessario il nulla osta paesaggistico, renda pubblico anche quello.

La richiesta è semplice: documentare chi ha lavorato, che cosa ha realizzato, quando lo ha fatto e con quale autorizzazione.

La Polizia municipale può controllare l’immobile del proprio assessore?

L’eventuale verifica coinvolgerebbe uffici e settori sui quali Crosta esercita responsabilità politica.

Il vicesindaco detiene, infatti, anche la delega alla Polizia municipale. Si pone quindi un evidente problema di opportunità: gli accertamenti sulla regolarità dei lavori e sull’eventuale cantiere potrebbero essere svolti da personale appartenente a un settore politicamente affidato allo stesso proprietario dell’immobile da controllare.

Il sindaco Michele Sodano dovrebbe revocare almeno temporaneamente le deleghe interessate e disporre una verifica tecnica indipendente.

Gli uffici comunali devono accertare:

  • quali lavori siano stati effettuati tra il 2024 e il 2026;
  • se per tali lavori fosse necessario un titolo edilizio;
  • se sia stata presentata una Cila, una Scia o un’altra pratica;
  • se esista il nulla osta della Soprintendenza;
  • se gli interventi abbiano interessato parti legittime o porzioni ancora abusive;
  • se il cantiere sia stato regolarmente comunicato;
  • se l’immobile sia collegato alle reti idrica e fognaria;
  • se esistano tutte le autorizzazioni per gli scarichi.

L’intervento del prefetto

Report Sicilia chiede anche l’intervento del prefetto di Agrigento affinché valuti ogni iniziativa di propria competenza e solleciti gli accertamenti necessari presso il Comune e gli altri enti interessati.

La richiesta di dimissioni rimane, sul piano politico, netta.

Un vicesindaco titolare delle deleghe alla Trasparenza, agli Affari legali, alla Polizia municipale e al Patrimonio non può continuare a ricoprire tali incarichi senza avere chiarito la situazione urbanistica della propria casa, la legittimità degli interventi più recenti e il sistema utilizzato per le utenze e gli scarichi.

Spetta al sindaco Sodano assumere la decisione politica. Spetta al prefetto valutare gli atti che rientrano nelle sue competenze e garantire che gli accertamenti vengano svolti senza condizionamenti.

Le immagini non sono una sentenza, ma smentiscono l’idea dell’abbandono

Le riprese del drone non stabiliscono automaticamente quali parti siano abusive e non dimostrano da sole l’assenza di autorizzazioni. Questo può essere accertato soltanto confrontando lo stato dei luoghi con i titoli edilizi depositati.

Le immagini, però, documentano una costruzione curata, spazi organizzati, elementi di uso quotidiano, rifiuti domestici e biancheria stesa. Un quadro che rende ancora più urgente spiegare perché l’immobile sia stato pubblicamente definito un “rudere”.

Crosta mostri la sanatoria concessa, la documentazione della Soprintendenza, le pratiche edilizie relative ai lavori effettuati, le fatture dell’impresa e gli atti riguardanti acqua e fognatura.

Fino a quando non lo farà, gli interrogativi resteranno tutti sul tavolo.

Il sindaco Sodano non può continuare a tacere. Controcorrente, Ismaele La Vardera, Verdi, Legambiente, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle devono dire se ritengano ancora compatibile questa situazione con la permanenza di Crosta nella Giunta e alla guida di settori chiamati a garantire legalità e trasparenza.

Le dimissioni del vicesindaco, alla luce delle sue dichiarazioni e delle immagini oggi pubblicate, appaiono politicamente inevitabili. In alternativa, mostri immediatamente tutti gli atti e consenta ai cittadini di verificare la verità.

Leggi anche: Altre notizie su Politica

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento