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Agrigento – Caso Crosta, La Vardera chieda scusa a Report Sicilia: Il “fango” non erano le nostre domande, ma ciò che emerge dentro Controcorrente

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Agrigento – Caso Crosta, La Vardera chieda scusa a Report Sicilia: Il “fango” non erano le nostre domande, ma ciò che emerge dentro Controcorrente. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 8 min

Ismaele La Vardera dovrebbe chiedere pubblicamente scusa a Report Sicilia e ai suoi lettori.

Dopo la pubblicazione del primo articolo sulla casa di contrada Zingarello appartenente al vicesindaco Giovanni Crosta, il fondatore di Controcorrente non attese documenti, verifiche o ulteriori approfondimenti. Scelse immediatamente di schierarsi al fianco del proprio dirigente politico e di attaccare il giornale.

Commentando la replica di Crosta, La Vardera scrisse:

«Grazie Giovanni, la chiarezza in questi casi è d’obbligo per chi come noi non fa sconti a nessuno. Anche questa volta gli Agrigentini avranno conferme degli spalatori di fango seriali».

Parole inequivocabili. Secondo La Vardera, dunque, Report Sicilia avrebbe “spalato fango” soltanto per avere posto domande sulla situazione urbanistica dell’immobile del vicesindaco.

Oggi, però, quelle domande non soltanto rimangono senza risposta, ma risultano rafforzate da documenti, immagini storiche, fotografie, riprese realizzate con il drone e testimonianze giunte al giornale.

A questo punto La Vardera ha due possibilità: mostrare gli atti capaci di smentire l’inchiesta oppure chiedere scusa.

La chiarezza promessa non è mai arrivata

La Vardera ringraziò Crosta per la presunta “chiarezza”. Ma quale chiarezza?

Crosta ha ammesso di essere proprietario dell’immobile e ha riconosciuto l’esistenza di una pratica di sanatoria. Ha definito la costruzione un “rudere”, ha sostenuto che nessuno la abiterebbe e che non esisterebbe alcuna utenza idrica.

Non ha però mostrato pubblicamente:

  • il titolo edilizio originario;
  • la domanda di sanatoria completa;
  • l’eventuale concessione in sanatoria già rilasciata;
  • il nulla osta della Soprintendenza;
  • le planimetrie dell’immobile;
  • la documentazione relativa ai lavori più recenti;
  • le autorizzazioni per le utenze;
  • gli atti riguardanti l’approvvigionamento idrico;
  • il nulla osta di AICA e l’autorizzazione allo scarico;
  • la documentazione sull’eventuale allaccio alla rete fognaria.

Dov’è, dunque, la chiarezza per la quale La Vardera ha ringraziato il proprio dirigente?

Una dichiarazione non sostituisce un documento. Una domanda di sanatoria non equivale a una sanatoria concessa. E l’annuncio di una querela non dimostra la regolarità di un immobile.

Le carte non sono fango

Secondo la documentazione esaminata da Report Sicilia, una misurazione della Soprintendenza collocherebbe l’immobile a circa 96 metri dalla battigia, quindi all’interno della fascia dei 150 metri dal mare sottoposta a inedificabilità assoluta.

La proprietà della casa non è un’invenzione del giornale: è stata ammessa dallo stesso Crosta.

L’esistenza della pratica di sanatoria non è stata costruita dalla redazione: ne ha parlato il vicesindaco.

Le immagini attuali non sono frutto di fantasia: mostrano una costruzione curata, spazi esterni pavimentati e attrezzati, vegetazione mantenuta, arredi, biancheria stesa e rifiuti domestici.

Le immagini storiche, confrontate con quelle più recenti, sollevano inoltre interrogativi sugli interventi che sarebbero stati effettuati negli ultimi anni.

Tutto questo non costituisce una sentenza e dovrà essere verificato dagli uffici competenti. Ma è certamente materia di interesse pubblico, soprattutto perché riguarda il vicesindaco titolare delle deleghe alla Trasparenza, agli Affari legali, alla Polizia municipale, al Patrimonio, ai Tributi e al Personale.

Fare domande su questi fatti non significa spalare fango. Significa fare giornalismo.

Altro che semplice rudere

Le riprese del drone mostrano lo stato attuale dell’immobile. Le fotografie documentano spazi curati e diversi elementi compatibili con una frequentazione recente.

Al giornale sono inoltre arrivate testimonianze secondo le quali la casa sarebbe abitualmente utilizzata nel periodo estivo e avrebbe ospitato feste con familiari e invitati.

Un operatore ecologico, che afferma di svolgere il servizio proprio in quella zona, ha scritto pubblicamente:

«Faccio l’operatore ecologico e ho proprio questa zona. Se la casa è quella, d’estate è piena di gente».

La precisazione «se la casa è quella» impone prudenza e non permette di presentare il commento come una prova definitiva. Si tratta tuttavia dell’ennesimo elemento che rende necessario un chiarimento del vicesindaco.

Se l’immobile è realmente un rudere disabitato, Crosta spieghi come si concilino con questa definizione la biancheria stesa, i rifiuti domestici, gli spazi attrezzati e le testimonianze sulla frequentazione estiva.

Chi ha autorizzato i lavori più recenti?

Dal confronto tra le immagini storiche e quelle attuali emergerebbero anche interventi eseguiti tra il 2024 e il 2026.

Quali lavori sono stati effettuati?

Chi li ha commissionati?

Quale impresa li ha realizzati?

È stata presentata una Cila, una Scia o un’altra pratica edilizia?

È stato acquisito il necessario nulla osta della Soprintendenza?

Gli interventi hanno riguardato parti già legittime oppure porzioni ancora interessate dalla domanda di sanatoria?

Non tutti i lavori richiedono necessariamente una Scia: il titolo dipende dalla natura delle opere. Proprio per questo Crosta deve mostrare le pratiche utilizzate, le relazioni tecniche e le fatture dell’impresa.

Se gli interventi erano regolari, sarà semplice documentarlo. Se invece sono stati realizzati senza i titoli necessari, si porrebbe un ulteriore problema urbanistico e amministrativo.

La Vardera, anziché insultare il giornale, dovrebbe essere il primo a chiedere questi documenti al proprio dirigente.

La casa ha l’acqua oppure no?

Crosta avrebbe affermato che l’immobile non dispone di alcuna utenza idrica. Anche questo punto deve essere chiarito.

Se la casa viene frequentata, come viene approvvigionata d’acqua?

Attraverso serbatoi?

Con autobotti?

Mediante un pozzo?

Con una fornitura collegata a un’altra utenza?

E dove vengono smaltite le acque reflue?

L’immobile è stato collegato alla nuova rete fognaria di Cannatello e Zingarello? Esistono il nulla osta di AICA e l’autorizzazione comunale allo scarico? In alternativa, è presente una fossa Imhoff, una vasca a tenuta o un altro sistema autonomo regolarmente autorizzato?

Considerata la distanza di circa 96 metri dalla battigia indicata nella documentazione, non si tratta di domande secondarie. Sono questioni ambientali e sanitarie che richiedono risposte precise.

La Vardera è il primo responsabile del clima creato

La Vardera non può fingersi estraneo al clima di aggressione verbale sviluppatosi contro Report Sicilia.

È stato proprio lui, con il suo commento, a indicare il giornale come composto da “spalatori di fango seriali”, offrendo ai propri sostenitori la parola d’ordine da ripetere sui social.

Da quel momento sono arrivati insulti, attacchi personali, tentativi di delegittimazione e frasi offensive contro la testata e il suo editore.

È un metodo che La Vardera conosce bene: individuare un bersaglio, utilizzare una frase ad effetto e lasciare che la folla digitale faccia il resto.

Ma questa volta il bersaglio non si è limitato a rispondere sui social. Ha continuato a cercare documenti, confrontare immagini e porre domande.

E più l’inchiesta è andata avanti, più la definizione di “fango” si è rivelata un modo per evitare il confronto nel merito.

Se esiste del fango, La Vardera guardi dentro casa propria

Report Sicilia non ha inventato la casa, la sua collocazione, la pratica di sanatoria o le dichiarazioni di Crosta.

Il giornale ha fatto ciò che dovrebbe fare qualsiasi organo di informazione: verificare la posizione di un uomo pubblico che detiene deleghe delicatissime e chiedergli di mostrare gli atti.

Se da questa verifica stanno emergendo contraddizioni, omissioni e interrogativi, La Vardera dovrebbe rivolgersi al proprio dirigente anziché accusare chi li documenta.

Se c’è del fango, non è stato creato dal giornale. Report Sicilia ha soltanto puntato una luce su ciò che accade all’interno dell’amministrazione Sodano e di Controcorrente.

La trasparenza tanto invocata da La Vardera non può valere soltanto per gli avversari.

«Non facciamo sconti a nessuno»: allora cominci da Crosta

La Vardera ha scritto che Controcorrente non farebbe «sconti a nessuno».

Bene. Dimostri che non si trattava dell’ennesimo slogan.

Chieda pubblicamente a Crosta di mostrare:

  • la sanatoria effettivamente concessa;
  • il nulla osta della Soprintendenza;
  • i titoli edilizi;
  • le pratiche relative ai lavori recenti;
  • le fatture dell’impresa;
  • la documentazione sulle utenze;
  • le autorizzazioni per gli scarichi.

E fino a quando questi documenti non saranno prodotti, valuti se Crosta possa continuare a essere dirigente di Controcorrente e vicesindaco di Agrigento.

Se La Vardera non farà nulla, sarà evidente che gli sconti esistono: durissimi con gli avversari e generosissimi con gli amici.

Le scuse sono dovute

La Vardera deve chiedere scusa a Report Sicilia per avere qualificato come “spalatori di fango seriali” giornalisti ed editore che stavano svolgendo il proprio lavoro.

Deve chiedere scusa ai lettori per avere tentato di screditare un’inchiesta prima ancora di conoscerne i documenti.

Deve chiedere scusa agli agrigentini per avere presentato come “chiarezza” una risposta politica che non conteneva gli atti necessari a chiarire la vicenda.

E dovrebbe chiedere scusa soprattutto ai cittadini di Maddalusa, ai quali è stata negata l’acqua mentre un dirigente del suo movimento è proprietario di una casa ricadente, secondo gli atti esaminati, entro la fascia dei 150 metri dalla battigia.

La Vardera chieda scusa e poi faccia ciò che pretende sempre dagli altri: mostri le carte, chieda spiegazioni al proprio dirigente e tragga le conseguenze politiche.

Altrimenti la frase «non facciamo sconti a nessuno» resterà soltanto un altro slogan.

Report Sicilia continuerà a documentare ogni elemento e a pubblicare ogni eventuale replica. Ma non accetterà lezioni di trasparenza da chi, davanti alle domande sulla casa del proprio vicesindaco, ha preferito insultare il giornale invece di pretendere i documenti.

Le carte non sono fango. Le domande non sono diffamazione. E la verità non diventa meno vera soltanto perché disturba Controcorrente.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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