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Agrigento – Quando Crosta scherzava sull’«abusivismo di necessità» e sulla «distanza dal mare»: Il post del 2024 che oggi sembra una profezia

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Agrigento – Quando Crosta scherzava sull’«abusivismo di necessità» e sulla «distanza dal mare»: Il post del 2024 che oggi sembra una profezia. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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A Ferragosto un tempio realizzato con l’anguria scatena l’ironia. Un commentatore domanda se possa commissionare «3 Concordia e 2 Ercole» e l’attuale vicesindaco risponde: «No, era un caso isolato di abusivismo di necessità». Poi aggiunge: «Non c’è la distanza dal mare». Era una battuta, non una confessione, ma oggi quelle parole assumono un significato politico e sociale clamoroso

A volte la realtà possiede un senso dell’umorismo molto più raffinato di qualsiasi autore satirico.

Era il 15 agosto 2024. Giovanni Crosta pubblicava sul proprio profilo Facebook la fotografia di una composizione realizzata con l’anguria: una sorta di tempio greco commestibile, con colonne, architrave e gradini, sistemato su una tavola apparecchiata per Ferragosto.

La didascalia scelta da Crosta era essenziale: «Senza parole…».

Seguivano decine di complimenti rivolti all’autrice della creazione: «Spettacolare», «bravissima», «fantastica», «mani di fata». Applausi, cuori ed emoticon accompagnavano la fotografia.

Tutto normale. Una simpatica scena estiva e una composizione certamente originale.

Poi, tra i commenti, arriva Alberto Galatioto e domanda ironicamente: «Spettacolare!! Posso commissionare 3 Concordia e 2 Ercole?».

Ed è a quel punto che Giovanni Crosta consegna alla storia social e politica agrigentina una risposta destinata, due anni più tardi, ad assumere un significato che nessuno avrebbe potuto immaginare:

«No, era un caso isolato di abusivismo di necessità».

Galatioto insiste: «E se chiedessimo un permesso a costruire?».

Crosta replica:

«Non c’è la distanza dal mare».

Sipario.

O forse no.

Nel 2024 era una battuta. Nel 2026 sembra una profezia

Chiariamo immediatamente un punto: quel dialogo era evidentemente goliardico.

Crosta e il suo interlocutore stavano scherzando su un tempio realizzato con l’anguria. Quelle frasi non costituiscono una confessione, non dimostrano alcun illecito e non possono essere utilizzate come prova della situazione urbanistica dell’immobile oggi al centro dell’attenzione.

Ma il loro significato politico e sociale, alla luce di quanto successivamente emerso, è semplicemente straordinario.

Nel 2024 Giovanni Crosta utilizzava ironicamente due espressioni molto precise: «abusivismo di necessità» e «distanza dal mare».

Due anni dopo è diventato vicesindaco di Agrigento e si trova chiamato a chiarire la posizione urbanistico-edilizia di un immobile originariamente abusivo, per il quale egli stesso ha dichiarato l’esistenza di una domanda di sanatoria presentata nel 1985 e ancora pendente.

Un immobile che, secondo gli elementi pubblicati da Report Sicilia, si troverebbe a meno di 150 metri dalla battigia.

Se non fosse tutto terribilmente serio, sembrerebbe la sceneggiatura di una commedia all’agrigentina.

Il tempio di anguria e il “rudere” di Zingarello

Il tempio di anguria aveva colonne ben visibili, una copertura, una base e persino una sorta di scalinata.

La casa di Zingarello, invece, è stata rappresentata pubblicamente come un «rudere» non abitato.

Eppure le fotografie già pubblicate da Report Sicilia, relative a diversi Ferragosto, mostrano momenti conviviali, feste estive, tavoli apparecchiati, decorazioni e un immobile che appare concretamente utilizzato dalla famiglia.

Non affermiamo, in assenza di un riscontro definitivo, che la fotografia del tempio di anguria sia stata scattata esattamente all’interno della proprietà oggi al centro del caso. Questo particolare dovrà eventualmente essere chiarito da Crosta.

Il dato certo è un altro: nel 2024 l’attuale vicesindaco scherzava pubblicamente su abusivismo, permessi di costruire e distanza dal mare.

Oggi, quando quelle parole non riguardano più soltanto un cocomero ma incrociano una vicenda amministrativa reale, l’ironia lascia inevitabilmente spazio alle domande.

«Era un caso isolato di abusivismo di necessità»

La frase più sorprendente resta questa: «Era un caso isolato di abusivismo di necessità».

Una battuta perfetta nel 2024. Una frase politicamente esplosiva nel 2026.

Proprio in queste settimane Agrigento discute dell’abusivismo cosiddetto “di necessità”, delle migliaia di famiglie che vivono in immobili irregolari, della crisi idrica di Maddalusa, delle utenze, delle demolizioni e dell’applicazione dei vincoli urbanistici.

Ci sono famiglie che hanno investito i sacrifici di una vita nelle proprie abitazioni. Cittadini che pagano la Tari e altri tributi e che oggi rivendicano almeno il diritto all’approvvigionamento idrico, senza che questo significhi automaticamente ottenere la sanatoria dell’immobile.

Nel frattempo, il vicesindaco di Agrigento deve spiegare la situazione di una costruzione ereditata, la cui domanda di sanatoria risalirebbe al 1985 e sarebbe ancora pendente.

Ecco perché quella battuta non può più essere letta soltanto come una spiritosaggine da Ferragosto.

La frase pone una questione di uguaglianza sostanziale.

La definizione di «abusivismo di necessità» vale soltanto quando si scherza sui templi realizzati con l’anguria oppure può essere utilizzata anche per descrivere la condizione di migliaia di famiglie agrigentine?

Chi stabilisce quale abuso nasca dalla necessità, quale dalla convenienza e quale possa rimanere sospeso per oltre quarant’anni?

E soprattutto: la legge viene applicata con la stessa velocità, lo stesso rigore e le medesime conseguenze nei confronti di tutti?

«E se chiedessimo un permesso a costruire?»

Dopo avere ricevuto il diniego alla commissione di «3 Concordia e 2 Ercole», Galatioto propone una soluzione apparentemente semplice: «E se chiedessimo un permesso a costruire?».

La risposta di Crosta è immediata:

«Non c’è la distanza dal mare».

Una frase scritta per scherzo, ma che oggi rivela almeno la conoscenza di un principio elementare: vicino al mare esistono distanze, vincoli e limitazioni da rispettare.

Proprio la distanza dalla battigia costituisce uno degli aspetti centrali della vicenda riguardante l’immobile di Zingarello.

Report Sicilia ha chiesto di accertare se la costruzione ricada all’interno della fascia dei 150 metri, quali parti siano eventualmente sanabili, se esista un parere favorevole della Soprintendenza e quale sia la posizione delle opere che, sulla base delle immagini, risulterebbero realizzate o modificate negli anni più recenti.

Curiosamente, la PEC inviata da Ismaele La Vardera alla Regione si concentra sulla domanda di sanatoria del 1985, sugli atti del Comune e sull’eventuale inerzia amministrativa, ma non formula con altrettanta chiarezza proprio la domanda sulla distanza dal mare.

Quella distanza che Crosta, nel 2024, aveva dimostrato di conoscere almeno abbastanza da trasformarla in una battuta.

Per il tempio di anguria bastavano fantasia e un buon coltello

La scena del 2024 rimane irresistibile.

Un cittadino chiede di commissionare «3 Concordia e 2 Ercole». Crosta boccia il progetto: quello fotografato sarebbe «un caso isolato di abusivismo di necessità».

Quando viene proposta la presentazione di una domanda per costruire, emerge il problema insormontabile: «Non c’è la distanza dal mare».

Per il tempio di anguria, fortunatamente, non erano necessari un permesso di costruire, una sanatoria, il parere della Soprintendenza o una verifica regionale.

Al massimo servivano un buon coltello, parecchia pazienza, una certa abilità artistica e un cocomero sufficientemente grande.

Per gli immobili veri, invece, servono titoli, autorizzazioni, pareri, distanze rispettate e provvedimenti conclusivi.

Soprattutto, servono regole uguali per tutti: per il semplice cittadino, per le famiglie di Maddalusa e per chi ricopre la carica di vicesindaco.

L’ironia finisce dove iniziano le responsabilità pubbliche

Nel 2024 Giovanni Crosta era libero di scherzare su angurie, templi, permessi e abusivismo.

Nel 2026 è il vicesindaco di Agrigento e detiene deleghe che comprendono trasparenza, anticorruzione, patrimonio e Polizia municipale.

Da quel momento le sue parole, comprese quelle del passato, assumono inevitabilmente un peso politico differente.

Non perché una vecchia battuta possa dimostrare un abuso: non lo dimostra.

Ma perché chi oggi ricopre un ruolo istituzionale tanto importante ha il dovere di chiarire ogni aspetto della propria posizione attraverso i documenti, senza rifugiarsi dietro formule generiche, querele annunciate o rappresentazioni parziali.

Crosta renda pubblici gli atti.

Mostri lo stato completo della domanda di sanatoria, i provvedimenti eventualmente adottati, i pareri degli enti competenti e le autorizzazioni riferibili agli interventi più recenti.

Chiarisca quali opere siano state eventualmente sanate, quali risultino ancora abusive e se l’immobile ricada effettivamente nella fascia dei 150 metri dalla battigia.

Spieghi con quali titoli sarebbero stati eseguiti i lavori visibili attraverso il confronto delle immagini tra il 2021 e il 2026.

Chiarisca, infine, l’approvvigionamento idrico, gli eventuali allacci, gli scarichi e l’utilizzo effettivo dell’immobile.

Una battuta che pone una questione sociale enorme

Dietro il sorriso suscitato dallo scambio del 2024 si nasconde una questione tremendamente seria.

Ad Agrigento ci sono cittadini che attendono da decenni la definizione delle pratiche di sanatoria. Ci sono famiglie che vivono senza acqua, persone che temono di perdere la casa e interi quartieri rimasti prigionieri dell’incapacità della politica e dell’amministrazione di affrontare il problema.

Esistono poi rappresentanti istituzionali che, quando l’abusivismo riguarda gli altri, invocano il rispetto assoluto della legge e parlano di legalità senza compromessi.

Quando, invece, la questione entra in casa della politica, iniziano le cautele, le verifiche interne, le richieste prudenti e la fiducia dichiarata prima ancora di conoscere l’esito degli accertamenti.

È questo doppio linguaggio a rendere socialmente rilevante il vecchio commento di Crosta.

Non si può scherzare sull’«abusivismo di necessità» e poi dimenticare che dietro questa espressione esistono migliaia di storie reali.

Non si può conoscere il problema della «distanza dal mare» soltanto quando serve per una battuta e considerarlo secondario quando riguarda un immobile riconducibile a chi amministra la città.

La legge non può essere inflessibile con gli altri e prudente con gli amici.

La trasparenza non può dipendere dalla tessera politica di chi deve fornire le spiegazioni.

Dal cocomero alla trasparenza

Il post del 2024 si intitolava «Senza parole».

Due anni dopo, invece, di parole ne servono parecchie.

Servono quelle di Crosta, chiamato a rispondere punto per punto.

Servono quelle di La Vardera, che dovrebbe spiegare perché la propria PEC non affronti esplicitamente tutti gli elementi pubblicati da Report Sicilia.

Ma soprattutto servono i documenti.

Il tempio di anguria sarà stato certamente consumato nel giro di poche ore, tra fotografie, complimenti e fette distribuite agli invitati.

La questione urbanistica, invece, non può essere consumata allo stesso modo.

Nel 2024 era «un caso isolato di abusivismo di necessità».

Nel 2026 il caso non riguarda più soltanto un’anguria e non può essere risolto con una battuta.

Questa volta il permesso deve essere trovato negli atti.

E la distanza dal mare deve essere misurata davvero.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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