Agrigento – Caso Crosta, siamo pronti a scusarci pubblicamente: Scelga lui sede e moderatore e affronti Di Rosa alla presenza di La Vardera documenti alla mano o si dimetta. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Report Sicilia propone un confronto pubblico sulla casa di Zingarello: Crosta potrà scegliere dove svolgerlo e chi formulerà le domande. Entrambe le parti potranno portare tecnici ed esperti. Ismaele La Vardera sarà invitato come garante e “notaio politico”
L’avvocato Giovanni Crosta torna a intervenire pubblicamente sulla casa di contrada Zingarello e denuncia quella che definisce una «campagna mediatica di estrema violenza» condotta contro di lui e la sua famiglia.
Il vicesindaco parla di sofferenza provocata ai propri cari, di una continua intrusione nella propria sfera privata e di attacchi spregevoli finalizzati a mettere in cattiva luce la sua immagine.
Poi afferma di non avere ancora compreso quale sia l’accusa formulata nei suoi confronti, tanto sul piano giuridico quanto su quello morale.
Report Sicilia risponde senza alcuna ambiguità: siamo pronti a chiedere pubblicamente scusa a Giovanni Crosta e alla sua famiglia se i documenti dimostreranno che abbiamo sbagliato.
Non una rettifica nascosta in fondo a un articolo. Non una formula di circostanza. Se le carte smentiranno la nostra ricostruzione, riconosceremo ogni eventuale errore con la stessa evidenza riservata all’inchiesta.
Ma Crosta deve mostrare tutti gli atti e accettare un confronto pubblico con Giuseppe Di Rosa.
Per dimostrare che Report Sicilia non teme né le domande né i documenti, lasciamo allo stesso Crosta la scelta della sede e della persona incaricata di condurre il confronto. Potrà inoltre farsi assistere da tecnici, avvocati ed esperti di propria fiducia. Giuseppe Di Rosa farà altrettanto.
L’incontro dovrà svolgersi alla presenza dell’onorevole Ismaele La Vardera, chiamato ad assistere come garante e “notaio politico” del contraddittorio.
Qual è la contestazione? Eccola, punto per punto
Crosta sostiene di non avere ancora capito che cosa gli venga contestato.
Proviamo allora a formularlo nuovamente attraverso domande semplici e precise.
La casa ricade realmente a circa 96 metri dalla battigia?
Quali parti dell’immobile sono state eventualmente sanate e quali risultano ancora interessate dalla pratica presentata nel 1985?
Quando sono state costruite le singole porzioni dell’edificio?
Esiste una documentazione tecnica che dimostri l’epoca di realizzazione delle strutture essenziali?
Con quali titoli sono stati eseguiti i lavori che, dal confronto tra le immagini storiche, sembrerebbero realizzati tra il 2021 e il 2026?
Chi ha commissionato tali interventi?
Quale impresa li ha materialmente eseguiti?
Esistono una Cila, una Scia, un permesso di costruire e l’eventuale autorizzazione paesaggistica?
Dove vengono convogliate le acque reflue quando la casa viene utilizzata?
Queste sono le questioni sollevate da Report Sicilia. Crosta può non condividere il tono dei nostri articoli, ma non può continuare a sostenere di non avere compreso quali siano le domande.
Nessuno accusa Crosta per ciò che avvenne quando aveva undici anni
Il vicesindaco ricorda di avere ereditato l’immobile dopo la morte del padre e sottolinea che la casa sarebbe stata costruita quando lui aveva undici anni.
Lo ribadiamo: nessuno ha mai accusato Giovanni Crosta di avere costruito abusivamente una casa da bambino.
L’eredità spiega come Crosta sia diventato proprietario dell’immobile. Non risponde, però, alle domande su quanto sarebbe accaduto successivamente, quando era già adulto ed era divenuto proprietario.
Il confronto tra le immagini del dicembre 2008, del novembre 2021 e quelle più recenti mostra elementi che meritano un approfondimento tecnico: il cancello appare sostituito o modificato, alcuni muri sembrano interessati da interventi, il prospetto risulta rifinito e sarebbero state eseguite opere anche sugli spazi esterni e sulle divisioni interne.
Non si tratta di lavori risalenti a quarant’anni fa. Non possono quindi essere attribuiti automaticamente al padre soltanto perché fu lui a realizzare originariamente la casa.
Se gli interventi sono stati eseguiti tra il 2021 e il 2026, Crosta deve spiegare chi li abbia commissionati e in forza di quali autorizzazioni.
«Non ho compiuto alcun abuso»: allora mostri i documenti
Crosta dichiara: «Non ho compiuto alcun abuso, né allora né dopo».
È una dichiarazione netta. Proprio per questo dovrebbe essere accompagnata da documenti altrettanto chiari.
Il vicesindaco mostri:
- la Cila o la Scia relativa ai lavori;
- l’eventuale permesso di costruire;
- l’autorizzazione paesaggistica;
- il nulla osta o il parere della Soprintendenza;
- le planimetrie precedenti e successive agli interventi;
- la documentazione relativa al cantiere;
- il nominativo dell’impresa esecutrice;
- le fatture dei lavori;
- le dichiarazioni di conformità degli impianti eventualmente modificati;
- il titolo che avrebbe consentito di intervenire su un immobile ancora interessato da una pratica di sanatoria.
Se questi documenti esistono, Crosta li renda pubblici e Report Sicilia ne darà conto immediatamente.
Se non esistono, dovranno essere il Comune, la Soprintendenza e gli altri organi competenti ad accertare la natura degli interventi e le eventuali responsabilità del proprietario, del committente, dell’impresa e dei tecnici coinvolti.
Una pratica pendente dal 1985 non è una sanatoria già concessa
Crosta sostiene che sull’immobile penda dal 1985 una pratica di sanatoria e aggiunge che, per questa ragione, la proprietà non sarebbe vendibile né alienabile e non sarebbe destinataria di provvedimenti che ne limitino l’utilizzo.
Ma l’esistenza di una domanda pendente non equivale al rilascio di una concessione edilizia in sanatoria.
Bisogna conoscere il contenuto integrale della pratica, le opere dichiarate, le planimetrie depositate, le integrazioni eventualmente richieste, i pareri espressi e le ragioni per le quali il procedimento non sarebbe stato ancora definito dopo circa quarant’anni.
La normativa siciliana stabilisce l’arretramento delle costruzioni di 150 metri dalla battigia e disciplina gli interventi consentiti sugli edifici esistenti all’interno di quella fascia.
Per le costruzioni abusive ricadenti nella fascia costiera assume un’importanza determinante la prova che l’opera sia stata iniziata prima dell’entrata in vigore della legge regionale numero 78 del 1976 e che le strutture essenziali siano state completate entro il 31 dicembre dello stesso anno. È il quadro normativo ricostruito anche dalla Corte costituzionale nella sentenza numero 72 del 2025.
L’onere di dimostrare l’epoca di realizzazione dell’opera grava sul soggetto che richiede la sanatoria.
La data di costruzione, quindi, non è un dettaglio: può risultare decisiva per stabilire se l’immobile, o parte di esso, possa essere sanato.
Crosta mostri l’aerofotogrammetria
Se Crosta sostiene che la casa e le sue strutture essenziali fossero già state realizzate entro i termini previsti dalla normativa, mostri la documentazione tecnica utilizzata per provarlo.
Mostri l’aerofotogrammetria depositata nella pratica.
Mostri le immagini aeree storiche, le relazioni tecniche, le planimetrie e ogni altro elemento fornito al Comune o alla Soprintendenza per attestare l’effettiva epoca della costruzione.
L’aerofotogrammetria può costituire una prova tecnica particolarmente importante. Lo ha ricordato pubblicamente anche l’onorevole Calogero Pisano parlando della vicenda relativa alla propria abitazione.
Non basta affermare che la casa fu costruita quando Crosta aveva undici anni. Occorre indicare l’anno preciso di realizzazione delle singole porzioni e dimostrare quando furono completate le strutture essenziali.
Se le prove dimostreranno che l’intero immobile interessato dalla domanda possiede i requisiti per ottenere la sanatoria, Report Sicilia lo scriverà chiaramente.
Se, invece, la documentazione riguarderà soltanto una parte dell’edificio oppure non sarà sufficiente a provarne l’epoca, Crosta dovrà spiegare su quale fondamento ritenga sanabile la restante costruzione.
I lavori dal 2021 al 2026 restano senza risposta
La questione relativa all’epoca originaria della casa non cancella quella degli interventi recenti.
Le immagini disponibili sembrano mostrare trasformazioni avvenute tra il 2021 e il 2026: il cancello, i muri esterni, alcune divisioni interne, il prospetto e gli spazi circostanti appaiono interessati da lavori.
Chi li ha commissionati?
Quale impresa li ha realizzati?
Esistono le fatture?
È stata presentata una Cila o una Scia?
È stato richiesto un permesso di costruire?
È stata ottenuta l’autorizzazione paesaggistica?
Le opere hanno riguardato parti già regolari oppure porzioni ancora interessate dalla domanda di sanatoria?
A queste domande non si può rispondere richiamando le responsabilità del padre defunto. Se i lavori sono stati effettuati negli ultimi anni, riguardano l’attuale proprietario e l’eventuale committente.
Report Sicilia non pretende di sostituirsi agli uffici competenti. Chiede che i documenti vengano mostrati e che gli enti ai quali è stato trasmesso l’esposto effettuino gli accertamenti necessari.
Utenza disdetta nel 2015: dove vengono smaltiti i reflui?
Crosta afferma che l’immobile non dispone di alcuna fornitura idrica e precisa di avere chiesto personalmente, nel gennaio 2015 e nella qualità di erede, l’interruzione dell’utenza.
Aggiunge che la casa non sarebbe abitata durante tutto l’anno, ma verrebbe utilizzata in alcune giornate di festa, come a Ferragosto, portando l’acqua con dei bidoni.
Prendiamo atto di questa dichiarazione.
Ma il fatto che l’acqua venga portata dall’esterno non elimina la produzione di acque reflue quando l’immobile viene utilizzato.
Dove finiscono le acque nere?
La casa è collegata alla rete fognaria?
Esiste una fossa settica o un altro sistema autonomo?
Tale impianto è autorizzato?
Esiste un’autorizzazione allo scarico?
Il sistema adottato è compatibile con la vicinanza alla costa?
La documentazione relativa alla disdetta dell’utenza idrica nel 2015 non risponde a queste domande. Crosta mostri quindi anche gli atti relativi al sistema di raccolta e smaltimento dei reflui.
Crosta scelga la sede e chi farà le domande
Per eliminare definitivamente qualsiasi accusa di campagna denigratoria, Report Sicilia formula una proposta pubblica: un confronto tra Giovanni Crosta e Giuseppe Di Rosa, alla presenza dell’onorevole Ismaele La Vardera.
Per evitare ogni possibile obiezione sull’organizzazione, sarà lo stesso Crosta a scegliere la sede nella quale svolgere il confronto.
Potrà indicare anche la persona chiamata a condurre l’incontro e a formulare le domande, purché sia garantito a entrambe le parti il diritto di rispondere, replicare e mostrare integralmente la propria documentazione.
Crosta potrà farsi accompagnare e assistere da tecnici, ingegneri, architetti, avvocati ed esperti di propria fiducia.
Anche Giuseppe Di Rosa potrà portare tecnici ed esperti, affinché ogni documento possa essere esaminato e spiegato nel merito, senza affidarsi a slogan o interpretazioni improvvisate.
Il confronto dovrà essere registrato e trasmesso integralmente, senza tagli o montaggi, in modo che i cittadini possano ascoltare tutte le domande, tutte le risposte e tutte le eventuali repliche.
La Vardera sarà il “notaio politico” del confronto
Ismaele La Vardera non sarà una delle parti del confronto.
Sarà invitato a presenziare come garante, una sorta di “notaio politico” chiamato ad ascoltare Crosta e Di Rosa, osservare i documenti messi sul tavolo e trarre pubblicamente le proprie conclusioni.
Crosta è un dirigente di Controcorrente e ricopre la carica di vicesindaco di Agrigento. La Vardera, fondatore e principale riferimento politico del movimento, non può quindi limitarsi ad assistere da lontano a una vicenda che riguarda direttamente uno degli uomini più importanti della sua organizzazione.
La sua presenza servirà a garantire che nessuno possa successivamente sostenere che le dichiarazioni siano state tagliate, manipolate o riportate in maniera incompleta.
Alla fine del confronto La Vardera potrà dire pubblicamente chi abbia presentato documenti e chi si sia limitato alle parole; chi abbia risposto alle domande e chi le abbia evitate; chi abbia dimostrato trasparenza e chi abbia soltanto proclamato di praticarla.
Tutti i documenti sul tavolo
Crosta potrà portare:
- il fascicolo completo dell’immobile;
- la domanda di sanatoria presentata nel 1985;
- le planimetrie depositate;
- gli eventuali pareri del Comune e della Soprintendenza;
- la prova dell’epoca di costruzione;
- l’aerofotogrammetria;
- i titoli relativi ai lavori eseguiti dal 2021 al 2026;
- la Cila, la Scia o il permesso di costruire;
- l’autorizzazione paesaggistica;
- le fatture dell’impresa;
- la documentazione sul sistema di smaltimento dei reflui.
Giuseppe Di Rosa porterà le carte, le fotografie, le immagini storiche, i confronti tra il 2008, il 2021 e il 2025, le riprese effettuate e tutti gli altri elementi raccolti da Report Sicilia durante l’inchiesta.
I tecnici delle due parti potranno esaminare i documenti, spiegare le differenze tra le planimetrie e lo stato attuale dei luoghi e chiarire quali interventi richiedessero un titolo edilizio o un’autorizzazione paesaggistica.
Non sarà un processo e nessuno pretenderà di sostituirsi alla magistratura o agli uffici amministrativi. Sarà un confronto pubblico sulla trasparenza di un amministratore che ha dichiarato di volere rispondere con gli atti.
Se abbiamo sbagliato, chiederemo scusa. Crosta accetta?
Report Sicilia non ha alcuna difficoltà a pronunciare la parola “scusa”.
Se Giovanni Crosta dimostrerà documentalmente che la casa possiede i requisiti per essere sanata, che i lavori recenti sono stati regolarmente autorizzati e che lo smaltimento dei reflui avviene nel rispetto delle disposizioni vigenti, Giuseppe Di Rosa e Report Sicilia riconosceranno pubblicamente ogni eventuale errore.
Lo faranno senza esitazioni e con la massima evidenza.
Ma la disponibilità deve essere reciproca.
Se le carte confermeranno le criticità sollevate dal giornale, Crosta sarà disposto a chiedere scusa alla città e a Report Sicilia per avere definito “campagna denigratoria” una legittima inchiesta giornalistica?
Sarà disposto ad assumersi le eventuali responsabilità relative agli interventi eseguiti durante il periodo della sua proprietà?
E La Vardera, dopo avere assistito come garante ed esaminato gli atti, sarà disposto a trarre pubblicamente le conseguenze politiche derivanti dai documenti?
Noi siamo pronti.
Crosta scelga la sede, scelga chi dovrà fare le domande, indichi giorno e ora e porti con sé tutti i tecnici e gli esperti che riterrà opportuni.
Giuseppe Di Rosa farà altrettanto.
Il confronto avverrà alla presenza di Ismaele La Vardera, garante e “notaio politico” davanti alla città.
Adesso la risposta spetta a Crosta: accetta o continuerà a parlare soltanto di campagna mediatica mentre è proprio lui che fa la fa?
La trasparenza non si proclama sui social. Si dimostra con i documenti.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

