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Agrigento – Zona A, Maddalusa e caso Crosta: La legalità vale per tutti o soltanto per chi non governa?

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Agrigento – Zona A, Maddalusa e caso Crosta: La legalità vale per tutti o soltanto per chi non governa?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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La cosiddetta “Zona A” di Agrigento non nasce oggi e non può essere ridotta a una semplice linea tracciata su una carta. È il risultato di una lunga stratificazione normativa costruita per tutelare la Valle dei Templi, il suo paesaggio e le visuali che rendono questo territorio unico al mondo.

Il decreto presidenziale del 6 agosto 1966, allegato agli atti esaminati da Report Sicilia, dichiarava di «notevole interesse pubblico» una vasta porzione del territorio agrigentino, richiamando il precedente decreto ministeriale del 12 giugno 1957 e ampliando l’area sottoposta a tutela paesaggistica.

Nel provvedimento vengono espressamente citati la trazzera Maddalusa, il fiume San Biagio, l’antico Ipsas, la statale 115, Cozzo Mosè e numerosi altri riferimenti territoriali utilizzati per definire il perimetro vincolato.

Il decreto del 1966: vincolo e autorizzazione preventiva

Nel verbale allegato al decreto si precisava che il vincolo panoramico non dovesse essere interpretato automaticamente come un divieto assoluto, ma come una regolamentazione delle costruzioni necessaria a difendere il patrimonio archeologico e il suo ambiente naturale dall’espansione edilizia.

Un passaggio, però, è chiarissimo: indipendentemente dal rilascio della licenza edilizia comunale, qualsiasi progetto riguardante immobili compresi nella zona vincolata doveva essere presentato preventivamente alla Soprintendenza per l’approvazione.

Il decreto del 1966, dunque, non coincide ancora con la successiva Zona A a inedificabilità assoluta introdotta dal decreto Gui-Mancini del 1968. Dimostra però che già allora chi costruiva o modificava un immobile in quelle aree non poteva ignorare il vincolo paesaggistico né prescindere dal nulla osta della Soprintendenza.

Questo è il punto dal quale dovrebbe partire qualsiasi discussione seria su Maddalusa.

Maddalusa, sessant’anni di omissioni

A Maddalusa centinaia di immobili sono stati costruiti abusivamente all’interno di un territorio sottoposto a una serie di vincoli paesaggistici, archeologici e urbanistici. Per decenni la politica, gli uffici e le istituzioni hanno consentito che quelle abitazioni venissero accatastate, tassate, raggiunte dalle strade e, in numerosi casi, servite dalle reti pubbliche.

Oggi circa duemila persone si ritrovano coinvolte in una crisi idrica e sociale che non può essere liquidata con la parola “abusivi”. Occorre distinguere tra prime case, seconde abitazioni, famiglie fragili, immobili costruiti in epoche diverse, domande di sanatoria, eventuali titoli preesistenti e interventi realizzati successivamente.

L’acqua resta un diritto essenziale e la tutela della Valle dei Templi non può diventare il pretesto per abbandonare intere famiglie. Nello stesso tempo, garantire l’approvvigionamento idrico non significa automaticamente sanare gli abusi edilizi.

Ma proprio perché si invocano legalità, trasparenza e uguaglianza, le regole devono valere per tutti.

Il caso del vicesindaco Crosta

Giovanni Crosta, vicesindaco di Agrigento e assessore con deleghe particolarmente delicate, tra le quali Polizia municipale, trasparenza, patrimonio e affari legali, ha confermato di essere comproprietario, insieme alla sorella, di un immobile in contrada Zingarello ereditato dal padre.

Ha inoltre confermato che per quella costruzione fu presentata una domanda di sanatoria nel 1985. Una domanda che, per quanto risulta, non si sarebbe ancora conclusa con un provvedimento definitivo riguardante l’intero immobile.

Crosta sostiene di non avere commesso personalmente l’abuso perché, all’epoca della costruzione, era un bambino. Nessuno gli contesta di avere edificato la casa da minorenne. Il problema è un altro: oggi è vicesindaco, proprietario dell’immobile e titolare delle deleghe alla trasparenza e alla Polizia municipale.

Soprattutto, fotografie e immagini pubblicate dallo stesso Crosta documentano che quella che era stata descritta come un “rudere” è stata utilizzata negli anni per trascorrere il Ferragosto e altri momenti conviviali.

Report Sicilia ha inoltre documentato interventi eseguiti in epoca molto più recente. È quindi indispensabile chiarire quali lavori siano stati realizzati, in quali anni, da quale impresa, con quali titoli edilizi e con quale preventiva autorizzazione della Soprintendenza.

Il decreto del 1966 non lascia spazio a interpretazioni su questo punto: nelle aree vincolate qualsiasi progetto doveva essere preventivamente sottoposto alla Soprintendenza, indipendentemente dalla licenza edilizia comunale.

Legambiente chiede di liberare la Valle: vale anche per Crosta?

Legambiente ha assunto una posizione durissima su Maddalusa: nessuna sanatoria mascherata, nessuna riperimetrazione del Parco e progressiva liberazione della Valle dagli immobili abusivi.

Per le famiglie realmente bisognose ha proposto il ricorso agli alloggi popolari o alle abitazioni regolari inutilizzate. Ha inoltre sostenuto che l’acqua ai soggetti fragili debba essere garantita soltanto temporaneamente, per il periodo necessario a lasciare la casa abusiva.

Se questo è il principio, deve valere anche per l’immobile del vicesindaco.

Legambiente e il suo circolo locale intendono chiedere l’abbattimento delle parti che dovessero risultare abusive e insanabili? Chiederanno di verificare i lavori più recenti e l’esistenza del nulla osta della Soprintendenza?

Europa Verde e Bonelli: il silenzio diventa politico

Europa Verde ha sempre contrastato i condoni edilizi, soprattutto nelle aree vincolate. Angelo Bonelli ha più volte accusato la politica di voler premiare chi viola le regole e penalizzare i cittadini onesti.

Bonelli ha partecipato agli Stati generali di Controcorrente ad Agrigento, lo stesso movimento del quale Crosta è dirigente. Eppure, sulla vicenda della casa del vicesindaco, non risulta una presa di posizione pubblica.

Cosa pensa Europa Verde dell’immobile di Zingarello? Ritiene compatibile con le proprie battaglie ambientaliste la permanenza in carica di un vicesindaco proprietario di una costruzione interessata da abusi e da una sanatoria ancora non definita?

PD e Movimento 5 Stelle: le stesse domande poste a Maddalusa

Il Partito Democratico ha dichiarato che l’abusivismo non può diventare un diritto acquisito e che residenza, accatastamento e pagamento dei tributi non rendono regolare un immobile.

Il Movimento 5 Stelle, attraverso la deputata Ida Carmina, ha sostenuto il diritto all’acqua e la tutela della salute, richiamando la necessità di distinguere tra prime e seconde case.

Adesso entrambi devono applicare gli stessi criteri al caso Crosta.

Quella di Zingarello è una prima casa indispensabile oppure un’abitazione utilizzata per le vacanze? Se, come sostiene Crosta, non esiste un’utenza idrica, come veniva rifornita durante i soggiorni estivi? Dove vengono smaltiti i reflui? Esiste un sistema regolarmente autorizzato?

Sono le stesse domande che PD, Legambiente e ambientalisti hanno rivolto agli abitanti di Maddalusa. Non si comprende perché diventino improvvisamente inopportune quando riguardano il vicesindaco.

Gli alleati di Sodano adesso devono scegliere

La vicenda della Zona A impone una scelta chiara. Non è possibile chiedere rigore, sgomberi e demolizioni per le famiglie di Maddalusa e invocare prudenza quando l’immobile appartiene al numero due dell’Amministrazione comunale.

Il sindaco Michele Sodano, Legambiente, Europa Verde, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Controcorrente devono dire pubblicamente se Crosta possa continuare a esercitare le deleghe alla trasparenza e alla Polizia municipale mentre rimangono aperti interrogativi sulla situazione urbanistica dell’immobile di cui è proprietario e sui lavori realizzati negli ultimi anni.

Report Sicilia ha trasmesso una richiesta formale al Comune, alla Soprintendenza e agli organi competenti. Adesso servono un sopralluogo, l’acquisizione degli atti e una verifica completa.

Se tutto è regolare, vengano mostrati i documenti. Se invece esistono opere abusive e insanabili, si proceda come la legge impone.

Perché la vera questione non riguarda soltanto Crosta. Riguarda la credibilità di un’intera Amministrazione e di tutte le forze politiche che la sostengono.

La Zona A non può essere rigidissima con i cittadini comuni e diventare improvvisamente elastica quando al suo interno compare la casa del vicesindaco.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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