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Agrigento – Dalla politica al palcoscenico: il viaggio di Angela Sacco, tra famiglia, passione per il teatro e impegno sociale

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Agrigento – Dalla politica al palcoscenico: il viaggio di Angela Sacco, tra famiglia, passione per il teatro e impegno sociale. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Dalla passione politica vissuta da giovanissima alla famiglia, fino alla scoperta del teatro insieme al figlio Riccardo.Un percorso fatto di esperienze, incontri e nuove sfide, che oggi porta Angela a vivere la recitazione non soltanto come una passione, ma come una vera occasione di crescita personale e sociale. Stiamo parlando dell’agrigentina Angela Sacco. Originaria di Joppolo Giancaxio, Angela  vive oggi ad Aragona, dove ha costruito la sua famiglia insieme al marito Stefano Vaccarello e al figlio Riccardo.

La sua è una storia caratterizzata da impegno, passione e continua voglia di mettersi in gioco. Da giovanissima, è stata a 13 anni la prima baby sindaco donna d’Italia,  si è avvicinata alla politica e all’impegno sociale, vivendo un’importante esperienza istituzionale.

Negli ultimi anni, grazie anche alla passione per il teatro condivisa con il figlio Riccardo, Angela ha riscoperto la recitazione, trasformandola in un percorso di crescita personale e artistica.

Le esperienze teatrali

Angela fa parte della compagnia teatrale Oi Filoi di Aragona, con la quale ha portato in scena opere di Luigi Pirandello come Ciaula scopre la luna e Liolà.

Fa parte inoltre della compagnia teatrale Arcobaleno di Favara, con la quale ha interpretato Felicia Bartolotta nello spettacolo Anime, e ha partecipato al musical Kokalos, sotto la regia di Franco Sodano e Antonella Morreale.

Con la compagnia La Fenice di Joppolo Giancaxio, presieduta da Mimmo Sacco, ha interpretato Bice Valori nello spettacolo Le mogli dei famosi ed è stata coprotagonista nella commedia Gatta ci cova.

Ha inoltre avuto modo di confrontarsi con importanti realtà teatrali e professionisti del settore, tra cui l’Associazione Karol di Catania, diretta da Mario Sorbello, esperienza che ha rappresentato un ulteriore momento di crescita e formazione artistica.

Una passione condivisa con Riccardo

Al suo fianco c’è Riccardo, 11 anni, che non si limita a recitare: coltiva una vera passione per il teatro e, nonostante la giovanissima età, si dedica anche alla scrittura di sceneggiature teatrali, dimostrando una particolare creatività e un precoce interesse per la drammaturgia.

Madre e figlio condividono così una passione che è diventata un prezioso spazio di confronto, crescita e complicità, trasformando il teatro in un’esperienza da vivere insieme dentro e fuori dal palcoscenico.

Angela, partiamo dall’inizio. Prima del teatro c’è stata una passione molto forte per la politica e per l’impegno sociale. Come nasce?

È nata quando ero molto giovane. Avevo appena 13 anni quando ho iniziato a vivere un’esperienza politica e istituzionale che mi ha segnato molto. Sono stata eletta all’unanimità come prima baby sindaco donna di Ioppolo Giancaxio e, all’epoca, è stata un’esperienza molto particolare anche perché ero giovanissima. Avevo la fiducia dei ragazzi e cercavo di portare avanti le loro idee, le loro richieste e quello che avrebbero voluto realizzare. Tra le iniziative che riuscimmo a organizzare c’erano anche delle gite e diverse attività dedicate ai giovani. A quell’età, però, parlare davanti alle persone non era semplice. Ricordo anche le interviste televisive: quando avevo una telecamera davanti mi sentivo molto più in difficoltà.

Oggi, a 39 anni, ti trovi invece a salire su un palcoscenico e a interpretare personaggi. È cambiato qualcosa?

È cambiato tantissimo. Mi dicono sempre una cosa: nella vita reale sono timida, mentre sul palco non sembra affatto. Ed è proprio questo il bello del teatro. Sul palco non sono Angela: sono un personaggio. Posso essere una donna diversa, avere un’altra personalità, vivere emozioni che magari nella vita quotidiana faccio più fatica a esprimere. Il teatro mi ha aiutata tantissimo anche caratterialmente. Mi ha dato sicurezza e mi ha insegnato a lasciarmi andare.

E poi è arrivata la famiglia. Essere moglie e mamma ha inevitabilmente cambiato le tue priorità?

Sì. Quando mio figlio era piccolo era molto più difficile coltivare una passione come questa. Avevo altre responsabilità e, in qualche modo, avevo messo da parte la recitazione. Poi Riccardo è cresciuto e qualcosa è cambiato. Oggi ha 11 anni e possiamo condividere questa passione. Ed è una cosa che mi rende particolarmente felice.

Quindi possiamo dire che Riccardo ti ha riportata al teatro?

Assolutamente sì. È una passione che condividiamo. Riccardo frequenta un corso di recitazione e studia teatro. Io lo accompagno, lo seguo e, alla fine, mi sono ritrovata coinvolta anch’io. La prima volta è successo quasi per caso, all’asilo. La maestra aveva scelto una mamma per ogni sezione e da lì abbiamo fatto insieme il nostro primo spettacolo. Interpretavamo delle “commari”, in una rappresentazione legata alla tradizione. È stato un po’ come se la vita mi avesse riportato verso qualcosa che avevo già dentro.

Da bambina avevi già recitato?

Sì. Da piccola recitavo spesso. Le commedie erano quasi tutte mie! Anche nelle rappresentazioni religiose mi affidavano spesso dei ruoli importanti. L’ultima esperienza di quel periodo risaliva al 2005, il 6 gennaio, con la pastorale. Poi ho lasciato perdere per tanti anni.

E oggi, invece, la recitazione è diventata una presenza importante nella tua vita.

Sì, e devo dire che mi ha dato tantissimo. Ho avuto la possibilità di lavorare con diverse compagnie e di interpretare personaggi molto diversi tra loro. Con la compagnia di Aragona, Oi Filoi, abbiamo portato in scena diverse opere di Pirandello, tra cui Liolà, Ciaula scopre la luna e La Giara. In Liolà interpretavo Luzza, una delle tre ragazze. È stata un’esperienza molto importante perché abbiamo studiato lo spettacolo per due anni con la compagnia di Federico Marotta. Due anni di lavoro, prove e studio che mi hanno insegnato tanto.

Hai avuto anche esperienze con altre compagnie?

Sì. Con la compagnia di Favara, Arcobaleno, ho partecipato ad Anime, scritto da Antonella Morreale, interpretando la mamma di Peppino Impastato. Con la compagnia Concordia di Agrigento ho avuto altre esperienze, tra cui La Giara, nella quale interpreto Trisuzza, e diverse altre rappresentazioni. Ho anche avuto l’opportunità di rappresentare San Francesco: io interpretavo la mamma e Riccardo il piccolo San Francesco. È stato un momento molto bello perché ancora una volta abbiamo condiviso il palcoscenico.

C’è poi La Governante, un’altra esperienza importante nel tuo percorso.

Sì. La Governante è stata un’esperienza particolare perché inizialmente avevo interpretato il personaggio della nipote Rosa, mentre successivamente ho interpretato la Governante, che è anche l’antagonista della protagonista. Cambiare personaggio e affrontare un ruolo diverso è stato molto stimolante. Anche questo mi ha permesso di mettermi alla prova e di capire quanto il teatro possa aiutarti a crescere come attrice.

Tra le esperienze che ricordi con maggiore piacere c’è anche Gatta ci cova.

Sì, con la compagnia di Ioppolo, La Fenice, abbiamo fatto Gatta ci cova. Io interpretavo Antonia, che era l’antagonista del protagonista. La commedia racconta la storia di una sorella che cerca di togliere l’eredità al fratello. Anche questo era un personaggio completamente diverso da me e proprio per questo mi è piaciuto interpretarlo.

Hai avuto anche la possibilità di confrontarti con attori di grande esperienza, come Mario Sorbello.

Sì, ed è stata un’esperienza dalla quale ho imparato tantissimo. Con La Governante abbiamo lavorato con una compagnia composta da persone provenienti da realtà diverse, metà da Agrigento e metà da Catania. Il protagonista era Mario Sorbello, un attore che fa questo mestiere da tantissimi anni. La cosa particolare è che non abbiamo avuto la possibilità di provare tutti insieme come avremmo voluto, perché lui era a Catania e noi qui. Abbiamo letto il testo una volta online e poi ci siamo ritrovati direttamente sul palco. È stata una situazione che metteva davvero alla prova. E proprio lì ho capito ancora di più cosa significa essere un bravo attore: devi essere pronto, ascoltare l’altro e riuscire a entrare immediatamente nella scena. Da persone così esperte si può imparare tantissimo.

Quindi il teatro è anche una scuola, non soltanto un luogo dove recitare.

Assolutamente. Io imparo molto guardando gli altri. Ricordo, per esempio, una scena che dovevo fare al Teatro Armonia nella quale dovevo piangere. Ho guardato un’altra attrice mentre interpretava una scena simile e ho imparato anche da lei. Alla fine sono riuscita a piangere davvero. Era una scena molto commovente, naturalmente, ma osservare quell’attrice mi ha aiutata a trovare il modo giusto per esprimere quell’emozione.

Il teatro ti ha aiutata anche nella vita quotidiana?

Sì, assolutamente. Mi ha aiutata soprattutto a superare la timidezza. Nella vita reale magari faccio più fatica a esprimermi, mentre sul palco riesco a farlo perché non sono semplicemente Angela: sono un’altra persona, un personaggio. E questo ti permette di scoprire anche parti di te che magari non conoscevi.

C’è un autore che senti particolarmente vicino?

In questo periodo abbiamo lavorato molto su Pirandello. Liolà, La Giara, Ciaula scopre la luna… Sono state tutte esperienze molto belle. Pirandello ti offre tantissimo, sia dal punto di vista dei personaggi sia per quello che riesce a raccontare dell’animo umano.

Un attore o un’attrice che ti ispira particolarmente?

Non ce n’è uno in particolare. Mi piace osservare gli altri e imparare da loro. Ogni attore può insegnarti qualcosa. Anche semplicemente guardando come interpreta una scena, come usa la voce, come si muove o come riesce a trasmettere un’emozione.

Tra tutti i personaggi che hai interpretato, ce n’è uno che ti ha lasciato qualcosa in particolare?

Sicuramente Liolà è stata un’esperienza molto importante. L’abbiamo studiata per due anni con la compagnia di Federico Marotta. È stato un percorso lungo, ma proprio per questo molto formativo. Ogni personaggio ti lascia qualcosa. Anche quando interpreti un’antagonista, impari a comprendere una persona diversa da te, a entrare nella sua psicologia e a guardare le cose da un’altra prospettiva.

Essere mamma e coltivare una passione come questa oggi è possibile?

Sì, oggi per me sì. Quando Riccardo era piccolo non sarebbe stato semplice. Avevo messo un po’ da parte questa passione. Adesso che ha 11 anni è diverso. Mi segue, condividiamo gli spettacoli e possiamo vivere insieme questa esperienza. Quando c’è un bambino in scena, spesso capita che io interpreti automaticamente la mamma di Riccardo. Ma per me non è soltanto un ruolo: è un modo per condividere con lui qualcosa di importante.

Riccardo è contento di vivere questa esperienza insieme alla mamma?

Sì, assolutamente. Gli piace recitare e gli piace condividere questa passione con me. Ed è una delle cose che mi dà più soddisfazione.

Un sogno che tieni nel cassetto?

Sicuramente continuare a recitare. E mi piacerebbe anche fare cinema. Ho avuto già un’occasione importante: mi avevano preso per una fiction legata alla figura di Rosario Livatino, ma alla fine non ho potuto partecipare. Non l’ho vissuta come una sconfitta. Io penso che nella vita, quando un’occasione non va a buon fine, bisogna continuare a guardare avanti. La vita ti può offrire altre opportunità. E infatti, da quando ho iniziato questo percorso, le proposte sono arrivate e io non mi sono mai fermata.

Quindi non hai un personaggio preciso che sogni di interpretare?

No, non uno in particolare. Ci sono già tante proposte e l’autunno sarà pieno di appuntamenti. Quello che so è che voglio continuare a studiare, a imparare e a non perdere nessuna occasione.

Guardando indietro, dalla giovanissima esperienza politica alla donna che sei oggi, moglie, mamma e attrice, cosa senti di aver conquistato?

Credo soprattutto di aver imparato a non rinunciare a me stessa. La famiglia è una parte fondamentale della mia vita. Essere moglie e mamma è qualcosa che mi appartiene profondamente. Ma oggi ho capito che si può essere una donna completa anche coltivando le proprie passioni. La politica, l’impegno sociale, la famiglia e oggi il teatro sono stati momenti diversi della mia vita, ma tutti mi hanno lasciato qualcosa. Il teatro, in particolare, mi ha insegnato a mettermi in gioco, ad ascoltare, a osservare gli altri e soprattutto a conoscermi meglio.

Forse la cosa più bella è che questa passione ritrovata oggi la puoi condividere con tuo figlio.

Sì. Ed è proprio questo il regalo più bello. Riccardo mi ha riportato verso una passione che avevo lasciato da parte tanti anni fa. Oggi salire sul palco insieme a lui significa non soltanto recitare, ma condividere un’esperienza, emozioni e momenti che rimarranno nella nostra memoria. Forse è proprio questo il senso più profondo del teatro: non soltanto interpretare un personaggio, ma imparare qualcosa di sé e degli altri, crescere e, quando possibile, farlo insieme alle persone che ami.

Intervista esclusiva di Gigi Mula per scrivolibero.it

 

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Fonte: Scrivo Libero

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