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Agrigento – Carceri siciliane allo sbando, SAPPe e SINAPPE accusano: «Gestione fallimentare, pronti allo stato di agitazione»

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Agrigento – Carceri siciliane allo sbando, SAPPe e SINAPPE accusano: «Gestione fallimentare, pronti allo stato di agitazione». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

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Duro documento delle due organizzazioni sindacali indirizzato ai vertici del DAP e dell’Amministrazione penitenziaria. Nel mirino la gestione regionale e le condizioni della Casa circondariale di Siracusa. Citati anche i gravi episodi avvenuti ad Agrigento e negli altri istituti dell’Isola

Le carceri siciliane sarebbero ormai allo sbando, segnate da carenze di personale, aggressioni, rivolte, evasioni e condizioni di lavoro che metterebbero quotidianamente a rischio l’incolumità degli agenti della Polizia penitenziaria.

È il quadro durissimo tracciato da SAPPe e SINAPPE Sicilia in una nota congiunta indirizzata, tra gli altri, al capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele, al vicecapo del DAP, al direttore generale del personale Rita Monica Russo e al provveditore regionale Maurizio Veneziano.

Le due organizzazioni sindacali annunciano che non parteciperanno all’incontro programmato per il 14 settembre presso la Casa circondariale di Siracusa con il direttore generale del personale.

Una decisione che, precisano, non nasce dalla volontà di sottovalutare l’importanza dell’incontro o il ruolo del direttore generale, ma dalla convinzione che la gravità della situazione richiedesse una diretta assunzione di responsabilità da parte della politica e, in particolare, del sottosegretario alla Giustizia.

Il titolo scelto dai sindacati per il documento non lascia spazio a interpretazioni: “Quelli che gli altri non dicono”.

L’attacco alla gestione regionale

SAPPe e SINAPPE individuano nel provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria di Palermo, Maurizio Veneziano, quello che definiscono il principale responsabile della situazione nella quale verserebbero gli istituti siciliani.

Si tratta di contestazioni sindacali molto pesanti, che naturalmente dovranno trovare riscontro e rispetto alle quali è doveroso attendere l’eventuale replica del diretto interessato e dell’Amministrazione.

Le sigle sostengono di avere inviato nel tempo numerose note e richieste d’intervento, senza però ottenere quelle iniziative che ritenevano necessarie per ristabilire trasparenza, sicurezza ed efficienza.

«Tutti sanno ma nessuno lo dice», scrivono i rappresentanti sindacali, denunciando immobilismo, scarico di responsabilità, presunti trattamenti non imparziali nella gestione del personale e scelte organizzative che avrebbero aggravato una situazione già molto difficile.

Da Trapani ad Agrigento, una lunga sequenza di episodi critici

Nel documento viene ricostruita una vera e propria mappa delle emergenze che negli ultimi mesi avrebbero interessato le carceri siciliane.

A Trapani viene ricordato l’intervento del GOM e l’evasione di tre detenuti, successivamente catturati. A Catania Bicocca si fa riferimento a una protesta di massa dei detenuti dell’Alta sicurezza e alla devastazione di alcuni reparti.

All’Ucciardone di Palermo, secondo quanto riportato dai sindacati, oltre cento detenuti della settima sezione si sarebbero scagliati contro il personale di Polizia penitenziaria.

Nel documento trova spazio anche la Casa circondariale di Agrigento, dove vengono denunciate ripetute aggressioni e devastazioni di reparti da parte di detenuti sottoposti al regime previsto dall’articolo 14-bis dell’ordinamento penitenziario.

A Piazza Lanza, a Catania, la devastazione dei reparti avrebbe comportato l’allontanamento del comandante e del direttore. A Enna vengono ricordati un’evasione e alcuni tentativi di evasione, mentre ad Augusta si sarebbe verificata un’altra fuga.

Un elenco impressionante che, secondo SAPPe e SINAPPE, dimostrerebbe come non si sia più davanti a episodi isolati, ma a una crisi strutturale dell’intero sistema penitenziario regionale.

Siracusa, undici agenti ricoverati dopo gli scontri

Il passaggio più drammatico riguarda quanto accaduto il 27 agosto nella Casa circondariale di Siracusa.

Secondo la ricostruzione contenuta nella nota, circa undici appartenenti alla Polizia penitenziaria sarebbero rimasti coinvolti negli scontri e avrebbero avuto bisogno di cure ospedaliere.

I sindacati chiedono di accertare chi abbia deciso di mandare gli agenti sui tetti con i soli scudi, senza caschi e senza strumenti adeguati per difendersi. I detenuti, secondo quanto riferito nella nota, sarebbero stati in possesso di oggetti atti a offendere, mentre i poliziotti sarebbero stati costretti a intervenire «a mani nude».

SAPPe e SINAPPE non formulano una condanna preventiva nei confronti del comandante che coordinò l’operazione, ma chiedono che vengano individuate con precisione tutte le responsabilità e che eventuali errori siano contestati a chi li avrebbe commessi.

Per i sindacati non è accettabile che a rispondere siano sempre e soltanto i singoli agenti, mentre eventuali responsabilità ai livelli superiori finirebbero per dissolversi.

Circa 140 assenze e sezioni affidate a un solo agente

Il quadro descritto a Siracusa appare ancora più grave sotto il profilo della gestione ordinaria.

Le aggressioni, lo stress lavorativo e le condizioni nelle quali il personale sarebbe costretto a operare avrebbero determinato un crescente numero di assenze giustificate, arrivato, secondo quanto riportato nella nota, a circa 140 unità.

I sindacati denunciano inoltre l’assenza di un numero adeguato di dirigenti, ispettori e sovrintendenti, con agenti sempre più giovani lasciati a gestire situazioni estremamente complesse.

In alcuni casi, una sola unità sarebbe stata chiamata a controllare quattro sezioni. Una condizione che, se confermata, non potrebbe essere considerata compatibile con la tutela del personale, dei detenuti e della sicurezza complessiva dell’istituto.

Anche gli agenti arrivati in supporto da Palermo Pagliarelli avrebbero manifestato la volontà di rientrare nelle sedi di provenienza. La loro sostituzione, denunciano SAPPe e SINAPPE, sarebbe stata organizzata senza criteri trasparenti, senza comunicazioni preventive alle organizzazioni sindacali e senza indicare al personale la durata della missione.

«Non siamo carne da macello»

Nel documento viene riportato anche l’appello della moglie di uno degli agenti coinvolti negli scontri di Siracusa: parole che ricordano come dietro ogni divisa ci siano una persona e una famiglia che attendono il ritorno a casa del proprio caro.

È questo, in fondo, il cuore della denuncia sindacale: chi garantisce ogni giorno l’ordine e la sicurezza all’interno delle carceri non può essere mandato allo sbaraglio e trattato come «carne da macello».

La Polizia penitenziaria non chiede privilegi, ma personale sufficiente, strumenti di protezione, una catena di comando funzionante e condizioni di lavoro che non trasformino ogni turno in una scommessa sulla propria incolumità.

Annunciati stato di agitazione e manifestazioni pubbliche

SAPPe e SINAPPE non intendono fermarsi alla denuncia. Le due organizzazioni annunciano lo stato di agitazione del personale e manifestazioni pubbliche per portare all’attenzione delle istituzioni e dei cittadini la crisi che attraversa il sistema penitenziario siciliano.

Una crisi che, secondo i sindacati, coinvolge non soltanto la Polizia penitenziaria, ma anche il personale delle Funzioni centrali e quello sanitario, sempre più scollegato dalle dinamiche dell’Amministrazione.

La nota è firmata dai segretari nazionali Calogero Navarra e Rosario Mario Di Prima.

Adesso i vertici del DAP, il Provveditorato regionale e il Ministero della Giustizia non possono limitarsi al silenzio. Le accuse contenute nel documento sono troppo gravi per essere ignorate: occorrono verifiche immediate, risposte pubbliche e provvedimenti concreti.

Perché quando in un carcere vengono meno uomini, mezzi, comando e organizzazione, a essere compromessa non è soltanto la sicurezza degli agenti. È la credibilità stessa dello Stato.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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