Agrigento – Caso Gallo, la Procura rivuole l’ex deputato ai domiciliari. E nella rete di rapporti indicata dai pm entra anche Margherita La Rocca Ruvolo. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

La Procura di Caltanissetta vuole nuovamente Riccardo Gallo Afflitto agli arresti domiciliari.
È questo il punto da cui bisogna partire. I pubblici ministeri hanno impugnato il provvedimento con cui il Gip, dopo le dimissioni di Gallo dall’Assemblea regionale siciliana, aveva sostituito i domiciliari con una misura interdittiva di dodici mesi.
Secondo la ricostruzione accusatoria riportata nell’atto di appello, infatti, le dimissioni dall’Ars avrebbero eliminato la carica, ma non quella rete di rapporti e quella capacità d’influenza che Gallo avrebbe costruito nel corso della propria lunga esperienza politica e istituzionale.
Ed è proprio seguendo questo ragionamento della Procura che emerge un particolare politicamente pesante: tra i rapporti richiamati nell’atto compare anche quello con la deputata regionale e sindaca di Montevago Margherita La Rocca Ruvolo.
Non una nostra supposizione. È un elemento riportato nella ricostruzione dell’appello dei pubblici ministeri.
Per i pm le dimissioni di Gallo non bastano
Gallo non siede più all’Ars. Dopo il coinvolgimento nell’inchiesta Cefpas si è dimesso e il suo posto è stato assunto da Luigi Salvaggio.
Per il Gip, la perdita del seggio aveva contribuito a ridimensionare il pericolo cautelare.
La Procura, invece, contesta questa conclusione.
Secondo i pubblici ministeri, concentrare tutto sulla possibilità di Gallo di votare una nomina o di intervenire formalmente attraverso l’Assemblea regionale significherebbe non cogliere il punto centrale dell’indagine.
La tesi accusatoria è che il potere attribuito a Gallo non si sarebbe esaurito nella carica di deputato.
Anni trascorsi tra Comune, Parlamento nazionale, Regione e organismi pubblici gli avrebbero consentito, secondo i pm, di costruire una rete di relazioni personali, politiche e istituzionali capace di sopravvivere persino alla perdita del seggio.
È per questo che la Procura ritiene insufficiente l’interdizione dai pubblici uffici e chiede nuovamente una misura capace di limitare concretamente i suoi contatti con l’esterno.
Ed è qui che compare La Rocca Ruvolo
È nella parte dell’appello dedicata proprio alla capacità di Gallo di mantenere rapporti e influenza al di fuori dell’Ars che compare Margherita La Rocca Ruvolo.
Secondo quanto riportato dell’atto, l’accusa richiama anche la vicinanza con la deputata regionale, indicandola nel quadro delle relazioni attraverso le quali Gallo potrebbe continuare, secondo la tesi dei pm, a esercitare la propria influenza in maniera meno visibile.
Questo passaggio cambia inevitabilmente anche la lettura politica della vicenda.
Perché La Rocca Ruvolo non compare per la prima volta nell’inchiesta Cefpas.
E qui bisogna tornare a ciò che Report Sicilia aveva già documentato.
Il caso Reina: quando Gallo era estraneo e al centro emergeva La Rocca Ruvolo
C’è infatti un altro capitolo dell’inchiesta che abbiamo raccontato nei mesi scorsi: quello dell’affidamento da 128 mila euro a Domenico Reina.
In quel caso era emerso un dato che avevamo evidenziato con chiarezza: per quello specifico episodio Gallo non risultava avere un ruolo penalmente rilevante.
Il Gip aveva invece ricondotto l’interessamento per Reina direttamente a Margherita La Rocca Ruvolo, parlando, secondo quanto riportato nell’ordinanza, di una presunta “operazione politica” finalizzata a favorire la parlamentare.
Dalle conversazioni intercettate emergevano inoltre i rapporti tra l’allora direttore del Cefpas Roberto Sanfilippo, Reina e La Rocca Ruvolo, mentre il Gip riteneva Gallo non a conoscenza di quella specifica vicenda.
Lo abbiamo scritto allora e lo ribadiamo oggi: sul caso Reina le posizioni di Gallo e La Rocca Ruvolo devono essere tenute distinte.
Ma proprio questa distinzione rende ancora più interessante ciò che emerge adesso.
Prima il caso Reina, adesso il rapporto con Gallo
Il quadro che viene fuori dai due distinti passaggi giudiziari è infatti particolare.
Nel caso Reina, Gallo viene tenuto fuori da quello specifico episodio e La Rocca Ruvolo emerge autonomamente.
Adesso, invece, quando la Procura tenta di dimostrare che Gallo, nonostante le dimissioni, conserverebbe una rete politica e relazionale tale da rendere insufficiente una semplice interdizione, il rapporto con La Rocca Ruvolo viene richiamato nella ricostruzione accusatoria.
Sono due piani differenti e non devono essere artificiosamente sovrapposti.
Ma sono anche due elementi che oggi appartengono allo stesso grande fascicolo politico che ruota attorno al Cefpas.
Ed è difficile, a questo punto, continuare a considerare Margherita La Rocca Ruvolo un nome estraneo al quadro politico-relazionale che emerge dagli atti.
La Procura parla di rapporti che sopravviverebbero alle cariche
Questo è il cuore della richiesta dei pubblici ministeri.
Se il potere attribuito dall’accusa a Gallo derivasse esclusivamente dal suo seggio all’Ars, le dimissioni potrebbero effettivamente avere ridotto drasticamente il rischio.
Ma la Procura sostiene qualcosa di diverso: Gallo avrebbe una capacità relazionale autonoma dalla carica ricoperta.
Ed è per dimostrarlo che vengono richiamati rapporti, contatti, interlocuzioni e vicinanze politiche.
Tra queste, secondo quanto riportato dell’appello, anche quella con Margherita La Rocca Ruvolo.
Non significa che La Rocca Ruvolo sia accusata di partecipare al presunto accordo corruttivo contestato a Gallo. Non significa neppure che la Procura le attribuisca automaticamente condotte penalmente rilevanti.
Significa però che il suo rapporto con Gallo viene considerato dall’accusa un elemento utile alla propria tesi sulla persistenza della rete relazionale dell’ex deputato.
La differenza è fondamentale sul piano giudiziario.
Sul piano politico, però, il dato rimane.
A questo punto una spiegazione politica sarebbe necessaria
Ed è qui che Report Sicilia pone una questione che non riguarda l’accertamento di responsabilità penali, compito esclusivo della magistratura.
La questione riguarda la politica.
Quali sono stati e quali sono oggi i rapporti politici tra Riccardo Gallo Afflitto e Margherita La Rocca Ruvolo?
Perché la Procura, nel tentativo di dimostrare che Gallo potrebbe continuare a esercitare influenza nonostante le dimissioni dall’Ars, richiama anche la vicinanza con la parlamentare?
E come si inserisce questo elemento nel quadro già emerso dal caso Reina, dove invece era proprio La Rocca Ruvolo a comparire autonomamente nella ricostruzione dell’affidamento mentre Gallo, per quello specifico episodio, veniva considerato estraneo?
Non stiamo sostenendo che una vicenda dimostri l’altra.
Stiamo facendo qualcosa di molto più semplice: mettendo in fila ciò che emerge dagli atti e dalle ricostruzioni giudiziarie.
Gallo al centro dell’appello, La Rocca Ruvolo dentro il quadro relazionale
La notizia di oggi resta dunque una: la Procura vuole nuovamente Riccardo Gallo agli arresti domiciliari, sostenendo che le sue dimissioni non sarebbero sufficienti a neutralizzare quella capacità d’influenza che gli viene attribuita.
Ma dentro questa tesi accusatoria c’è un elemento politico che non può passare inosservato.
C’è anche Margherita La Rocca Ruvolo.
Non come destinataria della richiesta di arresto e non, sulla base degli elementi oggi disponibili, come concorrente nei reati contestati a Gallo.
Ma come rapporto politico richiamato nel ragionamento con cui l’accusa sostiene che la rete dell’ex parlamentare potrebbe essere ancora operativa anche senza il seggio all’Ars.
E questo arriva dopo che il nome della stessa parlamentare era già emerso in maniera significativa nel capitolo Reina dell’inchiesta Cefpas.
Prima La Rocca Ruvolo nel caso Reina, con Gallo ritenuto estraneo a quello specifico episodio.
Adesso La Rocca Ruvolo richiamata nel quadro dei rapporti di Gallo che la Procura considera rilevanti per valutare la permanenza della sua capacità d’influenza.
Due vicende giudiziariamente distinte. Un rapporto politico che, a questo punto, merita però di essere spiegato.
Per Riccardo Gallo Afflitto e per tutti gli indagati resta fermo il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
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Fonte: Report Sicilia
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