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Agrigento – Miccichè, i revisori negarono la certificazione piena. Sodano lo sapeva, ma nella sua relazione spariscono i rilievi: E’ questo il prezzo dell’accordo con Di Mauro e Gallo?

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Agrigento – Miccichè, i revisori negarono la certificazione piena. Sodano lo sapeva, ma nella sua relazione spariscono i rilievi: E’ questo il prezzo dell’accordo con Di Mauro e Gallo?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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sodano e micchiche' fonte facebook

La relazione di fine mandato dell’ex sindaco fu prima bloccata e poi certificata soltanto in parte. Restavano una quota disponibile negativa per oltre 20 milioni, 161 milioni di residui attivi correnti, 549 proposte di debiti fuori bilancio e prescrizioni inevase. Sodano aveva attaccato duramente quella gestione, ma nella propria relazione ripropone gli stessi dati discordanti e conclude che il Comune «non presenta squilibri». Perché ha smesso di raccontare ciò che aveva denunciato?

Adesso il quadro è molto più chiaro. E anche più grave.

Per capire cosa sia accaduto davvero nei primi cento giorni dell’amministrazione Sodano non basta confrontare le dichiarazioni pubbliche dei due sindaci. Bisogna mettere uno accanto all’altro quattro documenti:

  • la relazione di fine mandato di Francesco Miccichè;
  • il verbale numero 11 del 2 aprile 2026 del collegio dei revisori;
  • il verbale numero 13 del 7 aprile 2026;
  • la relazione di inizio mandato firmata il 9 settembre da Michele Sodano.

Il risultato è politicamente esplosivo.

Miccichè aveva davvero lasciato una cassa consistente. Su questo Sodano è stato smentito dai documenti: all’insediamento della nuova amministrazione risultavano in Tesoreria 49.438.077,84 euro, quasi cinque milioni in più rispetto ai circa 44 milioni rivendicati dal predecessore.

Ma la relazione di fine mandato di Miccichè non aveva ottenuto una certificazione piena. I revisori l’avevano prima bloccata e poi certificata soltanto parzialmente, indicando una lunga serie di criticità e prescrizioni rimaste inevase.

Sodano conosceva, o avrebbe dovuto conoscere, tutto questo.

Eppure, nella sua relazione di inizio mandato, quei rilievi sostanzialmente scompaiono. Restano gli stessi numeri, persino le medesime incongruenze, ma alla fine compare una conclusione rassicurante:

«La situazione finanziaria e patrimoniale non presenta squilibri».

È questo il modo con cui il nuovo sindaco ha sancito la pace con il centrodestra che oggi gli consente di governare?

I revisori avevano fermato la relazione Miccichè

Il 2 aprile 2026 il collegio dei revisori, composto da Francesco Vetrano, Alfredo Robino e Giuseppe Lonero, esaminò la relazione di fine mandato dell’amministrazione Miccichè.

La conclusione fu netta:

«Allo stato attuale non sussistono le condizioni per procedere alla certificazione della relazione di fine mandato».

Non si trattava di una semplice richiesta di correzione formale.

I revisori parlavano espressamente di:

«criticità, incongruenze e carenze documentali».

Il collegio contestava, tra le altre cose:

  • la mancata dimostrazione dell’attuazione delle prescrizioni della Corte dei conti;
  • la possibile sottostima del Fondo crediti di dubbia esigibilità;
  • la quota disponibile del risultato di amministrazione strutturalmente negativa;
  • l’accumulo dei residui attivi;
  • l’assenza della riconciliazione con gli organismi partecipati;
  • il mancato controllo analogo su AICA;
  • le passività potenziali e i debiti fuori bilancio;
  • il mancato aggiornamento dell’inventario;
  • l’assenza della Carta dei servizi e degli indicatori di qualità;
  • numerosi errori e dati non conciliabili.

Dopo le integrazioni prodotte dagli uffici, il 7 aprile i revisori rilasciarono una certificazione. Ma non una certificazione piena.

Il titolo del verbale numero 13 non lascia spazio alle interpretazioni:

«Certificazione parziale con annotazioni».

Il 2025 non era certificato

Il passaggio più importante riguarda proprio l’anno 2025, i cui numeri sono stati successivamente ripresi nella relazione di inizio mandato di Sodano.

I revisori scrivono chiaramente che quei dati:

  • erano soltanto di preconsuntivo;
  • non erano stati approvati dal Consiglio comunale;
  • non erano stati sottoposti a verifica contabile formale;
  • non potevano essere oggetto della loro certificazione.

La certificazione riguardava esclusivamente gli esercizi dal 2020 al 2024.

Eppure la relazione di Sodano ripropone proprio quei dati del 2025 come base per descrivere la situazione ereditata. Non solo: riproduce persino le discordanze che il collegio aveva già segnalato nella relazione Miccichè.

Lo stesso errore da quasi 2,5 milioni passa da Miccichè a Sodano

Nella relazione di fine mandato erano riportati due differenti risultati di amministrazione presunti per il 2025:

  • 178.761.218,99 euro;
  • 176.286.217,59 euro.

Una differenza di:

2.475.001,40 euro.

I revisori la definirono una discrepanza «non conciliabile», «non motivata né spiegata» e la inserirono tra le prescrizioni rimaste inevase.

Miccichè, con una nota successiva del 10 aprile, indicò come corretto il valore di 176.286.217,59 euro e trasmise una tabella rettificata. Ma tra gli atti esaminati non risulta una successiva certificazione piena del collegio sulle risposte prodotte dopo il verbale numero 13.

Cinque mesi dopo, la relazione Sodano riporta ancora entrambi i valori.

La stessa incongruenza passa quindi dalla relazione di fine mandato Miccichè a quella di inizio mandato Sodano, senza essere risolta.

Com’è possibile che un sindaco che accusava il predecessore di non conoscere i «fondamentali della finanza pubblica» abbia firmato un documento contenente la stessa discordanza da quasi due milioni e mezzo già censurata dai revisori?

Non c’è soltanto il risultato di amministrazione

Le corrispondenze tra le due relazioni non finiscono qui.

Per il 2025 vengono indicati:

  • un fondo di cassa di 43.948.723,52 euro in una tabella e di 43.412.283,21 euro in un’altra;
  • residui attivi per 216.932.695,77 euro e, successivamente, per 218.104.849,58 euro;
  • residui passivi per 56.850.814,38 euro e, in un altro prospetto, per 55.911.526,48 euro;
  • un Fondo pluriennale vincolato di parte corrente pari prima a 9.897.112,90 euro e poi a 8.997.112,90 euro.

Non stiamo parlando di qualche centesimo fuori posto.

Parliamo di scostamenti che, complessivamente, raggiungono diversi milioni di euro e che vengono trasferiti da una relazione all’altra senza un chiarimento esplicito.

Sodano non ha scoperto queste differenze. Erano già state evidenziate dai revisori nella relazione del suo predecessore.

Perché allora le ha nuovamente sottoscritte?

I 44 milioni esistevano, ma non bastavano per dire che i conti fossero perfetti

Il confronto tra gli atti consente di distinguere finalmente due questioni che la propaganda ha tentato di confondere.

Miccichè aveva ragione quando sosteneva di avere lasciato circa 44 milioni in cassa. La verifica straordinaria effettuata dopo l’insediamento di Sodano ha accertato una consistenza ancora maggiore: 49.438.077,84 euro.

Sodano aveva invece ragione nel ricordare che la cassa non equivale a denaro interamente disponibile.

Ma sbagliava quando lasciava intendere che tutti quei milioni fossero somme vincolate. La cassa vincolata accertata all’11 giugno ammontava infatti a 15.354.087,93 euro, circa il 31 per cento del totale.

La verità completa è dunque questa: i soldi in cassa esistevano, ma non potevano essere utilizzati tutti liberamente e non erano sufficienti, da soli, per dimostrare la perfetta salute finanziaria dell’Ente.

Questa distinzione, però, non compare con la necessaria chiarezza né nella narrazione di Miccichè né in quella di Sodano.

Dietro la cassa restava un disavanzo disponibile di oltre 20 milioni

La relazione di fine mandato indicava per il 2025 una quota disponibile negativa del risultato di amministrazione pari a:

20.565.696,03 euro.

Il dato era migliorato rispetto ai 36,2 milioni negativi del 2020, ma restava comunque pesantemente sotto zero.

Quindi il Comune poteva avere oltre 43 milioni in cassa al 31 dicembre e, contemporaneamente, una quota disponibile negativa per oltre 20 milioni.

Non è una contraddizione: sono grandezze contabili diverse.

Ma è proprio questo il punto. Dire soltanto «abbiamo lasciato 44 milioni» offre una fotografia incompleta. Allo stesso modo, dire che quei 44 milioni «non significano assolutamente nulla» è una rappresentazione altrettanto incompleta.

Sodano aveva promesso di dire la verità. Nella relazione di inizio mandato avrebbe potuto raccontarla integralmente: cassa consistente, disavanzo disponibile ancora negativo, difficoltà di riscossione e prescrizioni inevase.

Non lo ha fatto.

Più di 161 milioni di residui attivi correnti

I revisori avevano segnalato anche un altro dato enorme.

Alla fine del 2024 i residui attivi correnti ammontavano a circa:

161,98 milioni di euro.

Di questi, oltre 53,9 milioni risalivano al 2020 e agli esercizi precedenti.

Il rapporto tra i residui attivi correnti e gli accertamenti delle entrate era passato dal 30 per cento del 2020 al 56 per cento del 2024.

Per il collegio, questo andamento segnalava un progressivo accumulo di crediti di difficile esigibilità.

Le percentuali di riscossione della TARI fornite successivamente da Miccichè confermavano la debolezza:

  • 44,30 per cento nel 2020;
  • 46,63 per cento nel 2021;
  • 45,04 per cento nel 2022;
  • 43,44 per cento nel 2023;
  • 49,40 per cento nel 2024;
  • 44,79 per cento nel preconsuntivo 2025.

In sei anni il Comune non era riuscito a riscuotere nell’anno neppure la metà della TARI caricata.

È anche questa la situazione ereditata dalla nuova amministrazione. Perché nella conclusione della relazione Sodano tutto viene liquidato con una crocetta sulla voce «non presenta squilibri»?

Cinquecentoquarantanove proposte di debiti fuori bilancio

Nel mandato Miccichè furono elaborate:

  • 549 proposte di debiti fuori bilancio;
  • per complessivi 7.057.000 euro;
  • oltre a 54 transazioni per sinistri stradali.

Secondo i revisori, il fenomeno era cresciuto di oltre il 100 per cento rispetto al mandato precedente.

Il collegio aveva chiesto la formalizzazione di un protocollo congiunto tra il responsabile dei Servizi finanziari e quello dell’Avvocatura per monitorare le passività potenziali non ancora emerse nei documenti contabili.

La prescrizione rimase inevasa.

Miccichè rispose che gli uffici si confrontavano attraverso la posta elettronica e il protocollo e che si riservavano di istituire un sistema strutturato.

Tradotto: il sistema richiesto dai revisori non era stato realizzato.

Anche su questo la relazione Sodano avrebbe dovuto fare piena luce, indicando cosa fosse stato trovato, quali passività fossero ancora possibili e cosa intendesse fare la nuova amministrazione.

Invece nulla.

AICA, il controllo che non c’era

Ancora più delicato è il capitolo AICA.

I revisori avevano scritto che:

  • non risultava effettuata la riconciliazione dei rapporti di credito e debito tra il Comune e le partecipate;
  • non risultava verificata la possibilità di esercitare il controllo analogo su AICA;
  • il punto era rimasto inevaso anche dopo le integrazioni.

Miccichè replicò che il Comune di Agrigento aveva indicato il proprio funzionario, mentre altri Comuni consorziati non avevano designato il loro referente.

Ma la spiegazione non cambia il risultato: alla fine del mandato il controllo previsto non risultava attivato.

La relazione Sodano non trasforma questa criticità in una denuncia politica o in un impegno preciso. Eppure parliamo della società che gestisce il servizio idrico e che incide direttamente sui diritti e sulle tasche degli agrigentini.

Perché tanto silenzio?

La Carta dei servizi mai adottata

La Corte dei conti aveva prescritto già nel 2024 e nel 2025:

  • l’adozione della Carta dei servizi;
  • l’introduzione di indicatori di qualità;
  • il coinvolgimento degli utenti;
  • il confronto con altre amministrazioni.

I revisori dichiararono l’adempimento inevaso, avvertendo che avrebbe potuto provocare ulteriori rilievi della Corte dei conti.

Miccichè rispose che l’amministrazione si riservava di provvedere dopo un futuro potenziamento del personale.

Anche in questo caso, dunque, l’adempimento non era stato effettuato.

Sodano avrebbe potuto evidenziare la mancanza e indicare una data entro la quale rimediare. Non risulta che lo abbia fatto nella relazione.

Rifiuti: si spendeva di più e si differenziava di meno

I revisori avevano evidenziato anche l’incoerenza tra investimenti e risultati nel ciclo dei rifiuti.

Durante il periodo esaminato:

  • la raccolta differenziata era scesa dal 72 per cento del 2020 al 66,55 per cento del 2025;
  • il costo pro capite era salito da 284,52 a 309,44 euro;
  • erano stati ottenuti tre finanziamenti PNRR per complessivi 2.077.180 euro.

La relazione Miccichè precisò poi che gli interventi erano inseriti nel capitolato della nuova gara.

Il dato politico, tuttavia, resta: alla fine del mandato il servizio costava di più e la percentuale di raccolta differenziata era diminuita.

Anche questo era materiale utile per raccontare ai cittadini la reale eredità amministrativa. Ma nella relazione Sodano non diventa un elemento centrale della valutazione.

Prima l’attacco, poi il silenzio

Il 3 agosto Sodano aveva detto:

«I conti sono tutt’altro che a posto».

Aveva accusato Miccichè di offrire ai cittadini un’informazione «completamente fallace» e aveva attribuito alla precedente amministrazione le condizioni drammatiche della città.

In parte, i verbali dei revisori gli offrivano persino argomenti seri per sostenere quella posizione.

Avrebbe potuto parlare della certificazione parziale, della quota disponibile negativa, dei residui difficilmente riscuotibili, delle passività potenziali, dei debiti fuori bilancio, del mancato controllo su AICA e delle prescrizioni della Corte dei conti.

Non lo ha fatto.

Al contrario, nella relazione di inizio mandato:

  • ripropone i medesimi dati preconsuntivi non certificati;
  • conserva le stesse incongruenze numeriche;
  • non mette in primo piano le prescrizioni rimaste inevase;
  • conclude dichiarando che la situazione finanziaria e patrimoniale non presenta squilibri.

Cos’è cambiato tra il 3 agosto e il 9 settembre?

Sono cambiati i conti oppure sono cambiati i rapporti politici?

La “mano tesa” del centrodestra

Sodano dispone soltanto di cinque consiglieri comunali. La maggioranza numerica dell’Aula appartiene alle forze di centrodestra che hanno sostenuto o accompagnato la precedente amministrazione.

Nell’ultima seduta, la variazione di bilancio è stata approvata all’unanimità dai 21 consiglieri presenti. In Aula si è parlato apertamente di una «mano tesa» verso l’amministrazione.

Il dialogo istituzionale è necessario. Ma quando un sindaco passa in poche settimane dall’accusare il precedente sistema politico al governare grazie ai suoi voti, ha il dovere di spiegare pubblicamente cosa sia cambiato.

La relazione di inizio mandato avrebbe dovuto rappresentare l’operazione verità.

Rischia, invece, di apparire come il documento con cui Sodano ha seppellito le proprie accuse e sancito politicamente la pace con chi oggi gli permette di restare in piedi.

Sodano sta coprendo ciò che prima denunciava?

Non possiamo affermare che esista un accordo occulto o una contropartita senza averne la prova.

Possiamo però formulare domande fondate sugli atti:

  • perché Sodano non ha evidenziato che la relazione Miccichè aveva ricevuto soltanto una certificazione parziale?
  • perché ha riproposto dati del 2025 che i revisori avevano dichiarato non certificabili?
  • perché ha firmato le stesse incongruenze numeriche già contestate al predecessore?
  • perché non ha messo in primo piano le prescrizioni rimaste inevase?
  • perché ha concluso che non esistono squilibri senza spiegare la quota disponibile negativa per oltre 20,5 milioni?
  • perché non ha raccontato compiutamente le criticità sui residui, sulle riscossioni, sulle passività potenziali e su AICA?
  • perché, dopo gli attacchi pubblici, è arrivata la collaborazione politica con la maggioranza della precedente amministrazione?

Sodano non poteva non sapere.

I verbali dei revisori esistevano, erano stati trasmessi alla Corte dei conti e costituivano parte integrante della relazione di fine mandato.

Il nuovo sindaco aveva davanti due strade: fare piena luce oppure attenuare tutto per non rompere con la maggioranza consiliare dalla quale dipende la sua amministrazione.

Ha scelto una relazione che riproduce i numeri di Miccichè, ne conserva persino le incongruenze e, alla fine, assolve la situazione finanziaria e patrimoniale con una crocetta.

È questa l’operazione verità promessa ai cittadini?

Oppure è il prezzo politico della nuova alleanza?

Prima Sodano accusava Miccichè di mentire. Oggi firma i suoi stessi numeri, tace sui rilievi rimasti aperti e governa con i voti di chi sosteneva la precedente amministrazione.

Se questa non è ancora la prova formale dell’inciucio, è certamente un insieme di fatti che il sindaco non può più liquidare con un video sui social.

Adesso deve rispondere nel merito, documento per documento e cifra per cifra.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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