Il video del 2 settembre torna come un boomerang: «puliremo tombini e valloni prima delle piogge». Diciassette giorni dopo Agrigento sott’acqua. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il 2 settembre il sindaco Michele Sodano dedicava uno dei suoi video social alla prevenzione degli allagamenti. Accanto a lui c’erano l’assessore Maria Miccichè, un’altra componente della Giunta e l’allora vicesindaco Giovanni Crosta.
Sembrava l’annuncio di una nuova stagione amministrativa, fondata finalmente sulla programmazione e non più sugli interventi effettuati quando l’emergenza è già scoppiata.
A distanza di appena diciassette giorni, però, quelle parole tornano come un boomerang politico.
Il temporale del 19 settembre ha trasformato ancora una volta diverse strade di Agrigento in fiumi, con allagamenti al Villaggio Mosè e criticità in altre zone della città. E mentre l’acqua invadeva carreggiate, attività commerciali e proprietà private, i cittadini si chiedevano dove fossero finite la prevenzione, la pulizia annunciata e la tempestiva informazione istituzionale.
«Prima delle piogge stiamo programmando»
Nel video del 2 settembre l’assessore Miccichè spiegava:
«Una delle cose che stiamo facendo in questo periodo è fondamentale: la pulizia dei tombini e dei valloni».
Il sindaco la interrompeva per sottolineare il significato politico dell’annuncio:
«Aspetta, no, no: noi stiamo oggi pensando prima delle piogge».
Miccichè proseguiva affermando che, prima dell’arrivo delle piogge invernali, l’amministrazione stava programmando un’attività con la collaborazione dell’Autorità di bacino per la pulizia dei valloni e dei tombini, allo scopo di prevenire gli allagamenti.
Sodano appariva entusiasta:
«Per me questa è una notizia incredibile, perché quando si parla di programmazione e pianificazione finalmente si pensa ai tombini non durante la stagione delle piogge, quando poi ci ritroviamo le strade completamente allagate».
Il sindaco aggiungeva che, grazie all’assessore Miccichè, i lavori sarebbero partiti immediatamente e che l’atto di indirizzo sarebbe stato già predisposto:
«In modo tale da non cadere nelle solite tragedie che avvengono quando ci ritroviamo tutti nelle strade allagate. Serve semplicemente un po’ di programmazione».
Parole nette. Promesse precise. Un messaggio costruito proprio sul concetto di prevenzione.
Diciassette giorni dopo, le strade allagate
Il 19 settembre Agrigento si è ritrovata esattamente nella situazione che Sodano, nel suo video, affermava di volere evitare: strade invase dall’acqua, circolazione in tilt, tombini incapaci di ricevere la massa d’acqua e cittadini costretti ad attraversare carreggiate trasformate in corsi d’acqua.
È vero che il temporale è stato particolarmente intenso. È altrettanto vero che nessun intervento ordinario può garantire l’assoluta eliminazione del rischio davanti a fenomeni meteorologici estremi.
Ma proprio perché il sindaco aveva scelto di trasformare la pulizia preventiva dei tombini e dei valloni in un messaggio politico, adesso deve spiegare che cosa sia stato realmente fatto tra il 2 e il 19 settembre.
Quali tombini sono stati puliti?
In quali strade?
Quanti interventi sono stati completati?
Quali valloni sono stati interessati?
Quale atto di indirizzo era stato adottato?
Quali somme erano state impegnate?
Quali lavori erano stati concretamente affidati e realizzati?
Il video non parlava di una semplice intenzione futura. Sodano sosteneva che i lavori stessero partendo e che l’atto di indirizzo fosse già stato predisposto. Per questo Report Sicilia chiede che quell’atto venga pubblicato insieme alle relazioni degli uffici e all’elenco degli interventi eseguiti.
E l’allerta meteo?
La vicenda diventa ancora più grave se alla prevenzione annunciata si aggiunge la gestione dell’informazione alla cittadinanza.
Il bollettino regionale numero 26261, emanato il 18 settembre e valido fino alla mezzanotte del 19, indicava per la zona E, nella quale ricade Agrigento, un livello di allerta gialla per rischio idrogeologico e idraulico legato ai temporali.
Il documento della Protezione civile regionale richiamava espressamente i sindaci all’adozione delle misure previste dai piani comunali e alla tempestiva diffusione delle informazioni alla popolazione.
Dove e quando il Comune di Agrigento ha diramato quell’allerta prima del temporale?
Quale avviso preventivo è stato pubblicato sui canali istituzionali?
Quali comunicazioni sono state diffuse ai cittadini?
Quali misure sono state attivate prima che la città finisse sott’acqua?
Non basta sostenere, dopo l’evento, che l’allerta fosse verde, richiamando il successivo bollettino emesso nel pomeriggio del 19 settembre. Fino alle ore 16 risultava vigente il precedente avviso regionale, che per Agrigento indicava il livello giallo.
È questa successione temporale che l’amministrazione dovrebbe spiegare, senza sovrapporre bollettini diversi e senza utilizzare l’aggiornamento successivo per cancellare quello precedente.
L’ordinanza arrivata dopo il temporale
Soltanto in serata il Comune ha pubblicato l’ordinanza sindacale numero 69, contenente divieti, interdizioni e raccomandazioni alla popolazione.
La firma visibile sull’atto, riconducibile all’assessore anziano Maria Miccichè, riporta però le ore 20:24 del 19 settembre. La pagina comunale risulta aggiornata alle ore 21:43.
Eppure l’ordinanza fa decorrere alcune prescrizioni dalle ore 16 dello stesso giorno.
In pratica, i cittadini avrebbero dovuto osservare dalle ore 16 un provvedimento sottoscritto oltre quattro ore dopo e pubblicato ancora più tardi.
Prima il temporale, poi la comunicazione urgente, infine l’ordinanza. Questa sarebbe la programmazione celebrata appena diciassette giorni prima?
Sempre più video, sempre meno risultati
Michele Sodano ha costruito una parte rilevante della propria comunicazione sui video social, sugli annunci e sulla rappresentazione di un’amministrazione giovane, dinamica e diversa da quelle del passato.
Ma amministrare non significa soltanto realizzare filmati nei quali si annunciano attività future. Significa produrre atti, controllare che vengano eseguiti, predisporre servizi, informare tempestivamente i cittadini e assumersi la responsabilità dei risultati.
Il 2 settembre il sindaco diceva che sarebbe bastato «semplicemente un po’ di programmazione» per non ritrovarsi nelle solite tragedie delle strade allagate.
Aveva ragione.
Ed è proprio per questo che oggi quelle parole pesano ancora di più.
Se la pulizia era stata programmata, il Comune mostri gli interventi realizzati. Se l’allerta era stata ricevuta, spieghi perché non sia stata diffusa tempestivamente. Se l’amministrazione aveva predisposto un piano preventivo, renda pubbliche le attività attuate prima del temporale.
Altrimenti quel video rischia di restare l’ennesimo spot: molto fumo e niente arrosto.
Agrigento non ha bisogno di amministratori che raccontino sui social ciò che intendono fare. Ha bisogno di un’amministrazione che faccia, documenti e informi i cittadini prima dell’emergenza.
Perché la prevenzione effettuata dopo che le strade sono già finite sott’acqua non è prevenzione. È soltanto il tentativo tardivo di rimediare a ciò che non è stato fatto in tempo.
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Fonte: Report Sicilia
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