Agrigento – Attesa infinita sul viale Sciascia:dopo l’asfalto disconnesso e la lapazza quando inizieranno i lavori?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo

«Ogni limite ha una pazienza»
La battuta è di Totò, e sul viale Leonardo Sciascia ha finalmente trovato il suo monumento: una rete arancione piantata in mezzo alla carreggiata, due cartelli e tanta pazienza. Quella degli automobilisti, però, un limite ce l’ha eccome.
Una recinzione senza cantiere
Da oltre due settimane un tratto della corsia che attraversa il viale Leonardo Sciascia è circondato da una delimitazione da cantiere, la «lapazza», come la chiamano anche gli Agrigentini. C’è tutto l’occorrente: rete in plastica arancione, cartello triangolare di lavori in corso, segnale di passaggio obbligatorio a sinistra. Manca solo una cosa, il cantiere. Né operai, né mezzi, né materiali. E nemmeno, a quanto è dato vedere, il cartello con committente, impresa esecutrice, estremi dell’autorizzazione e data prevista di fine lavori.
L’illusione durata un giorno
Chi percorre ogni giorno il viale quel punto lo conosce bene: asfalto sconnesso, sobbalzi continui, ammortizzatori messi alla prova e, per chi viaggia su due ruote, un rischio tutt’altro che teorico. Quando la recinzione è comparsa, in molti hanno pensato che finalmente si intervenisse. È stata un’illusione breve. La rete è rimasta ferma lì, l’asfalto pure, e l’unica cosa a muoversi è il traffico, costretto a scartare attorno a un cantiere che esiste soltanto nella segnaletica.
Le domande che restano
Non è un dettaglio estetico. Una transenna lasciata a presidiare il nulla non mette in sicurezza la strada: restringe la carreggiata su un’arteria ad alta percorrenza e sposta il rischio, senza rimuoverlo. L’articolo 21 del Codice della strada è netto: l’occupazione della sede stradale per lavori è subordinata all’autorizzazione dell’ente proprietario e va segnalata secondo le prescrizioni del regolamento. Una delimitazione lasciata per settimane senza alcuna lavorazione in corso, quel quadro, non lo onora. Le domande sono dunque elementari. Di chi è l’intervento: del Comune, di un gestore di sottoservizi, di un’impresa privata? Esiste un’ordinanza che autorizza l’occupazione della sede stradale, e con quale scadenza? Chi verifica che una delimitazione provvisoria non diventi permanente? E soprattutto: quando cominciano i lavori?
Il provvisorio che dura
Scriveva Ennio Flaiano che in Italia niente è più definitivo del provvisorio. Da queste parti la massima ha ormai valore di norma urbanistica. Una rete arancione non ripara l’asfalto: certifica soltanto che qualcuno, in un ufficio, il problema l’ha visto. Il passo successivo, risolverlo, attende ancora.
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Fonte: Report Sicilia
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