La Vardera corre, Faraone sceglie De Luca: Il campo largo si divide. E il “modello Agrigento”?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

I protagonisti della coalizione che doveva indicare una strada alla Sicilia discutono sul candidato alla presidenza della Regione. Ad Agrigento Italia Viva ha un assessore, pur senza consiglieri comunali: Sodano spieghi quale progetto politico tiene insieme la sua giunta.
Il campo largo siciliano si prepara a tornare al tavolo il 24 settembre. Ma, prima ancora di sedersi, i suoi protagonisti hanno già messo sul tavolo idee diverse su chi debba guidarlo alle prossime elezioni regionali.
Ismaele La Vardera ha deciso di accelerare. Il leader di Controcorrente ha detto a LiveSicilia di essere in campo e di non poter più aspettare: intende avviare la propria campagna per la presidenza della Regione. È una scelta che pone gli alleati davanti a un fatto politico, mentre la coalizione non ha ancora trovato una posizione comune su programma e candidatura.
La prima risposta è arrivata da Alleanza Verdi e Sinistra. I coportavoce regionali Pierpaolo Montalto e Fabio Giambrone hanno ricordato che «da soli non si va da nessuna parte» e hanno chiesto all’intero campo progressista di smettere di perdere tempo. Il loro invito è a incontrarsi il 24 settembre e a uscire da quella riunione con un’intesa vera. Dunque Avs richiama La Vardera alla necessità di una scelta condivisa, ma sollecita anche gli altri partiti ad assumersi la responsabilità di decidere.
Davide Faraone è andato oltre. L’esponente di Italia Viva ha criticato il modo in cui La Vardera propone la propria candidatura: a suo giudizio, annuncia di correre e solo dopo chiede alla coalizione se qualcuno intenda fermarlo. Poi ha espresso una preferenza precisa: tra La Vardera e Cateno De Luca sceglierebbe De Luca.
È un passaggio che pesa. De Luca non è stato invitato al tavolo del campo progressista, ma il suo nome entra nella discussione anche attraverso la proposta di Mirello Crisafulli di un centrosinistra allargato. Dal canto suo, Sud chiama nord fa sapere che il tempo per costruire un’eventuale intesa sta scadendo. Pd e Movimento 5 Stelle, secondo la ricostruzione di LiveSicilia, chiedono prima un programma condiviso e non intendono cedere ad altri la guida della coalizione.
Tutto questo riguarda le Regionali. Non significa, da solo, che l’alleanza che amministra Agrigento sia finita. Ma rende inevitabile una domanda politica sulla città che era stata indicata come esempio di un progetto da portare nel resto della Sicilia.
Ad Agrigento Michele Sodano governa con una giunta nella quale Italia Viva esprime un assessore, pur non avendo un solo consigliere comunale. Oggi Faraone, figura di riferimento del partito in Sicilia, indica per la Regione una direzione diversa da quella intrapresa da La Vardera. È legittimo che i partiti discutano e che le alleanze regionali abbiano equilibri propri. È altrettanto legittimo chiedere al sindaco che cosa rappresenti, oggi, l’intesa politica su cui si regge la sua amministrazione.
Non basta rispondere che la giunta è al lavoro. Se Agrigento doveva dimostrare che quelle forze potevano governare insieme e diventare un modello regionale, le loro dichiarazioni pubbliche richiedono una spiegazione. Quali obiettivi condividono ancora? Quale ruolo ha Italia Viva nella maggioranza cittadina? E come interpreta Sodano la distanza che si apre tra il partito del suo assessore e il movimento da cui è partita la sua candidatura?
La chiarezza sarebbe utile anzitutto agli agrigentini. Perché se Faraone, senza un solo consigliere comunale ad Agrigento, ha un assessore nella giunta Sodano, mentre gli alleati discutono perfino su chi debba guidare la coalizione in Sicilia, come si può continuare a presentare Agrigento come l’esempio da seguire per conquistare la Regione?
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Fonte: Report Sicilia
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