Al momento stai visualizzando Agrigento – Le commissioni e la memoria corta della politica agrigentina

Agrigento – Le commissioni e la memoria corta della politica agrigentina

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Politica
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento – Le commissioni e la memoria corta della politica agrigentina. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 5 min

Ad Agrigento la politica scopre improvvisamente il problema degli accordi. Ma prima di impartire lezioni di trasparenza, sarebbe forse il caso di ricordare ciò che è accaduto appena pochi mesi fa.

C’è una scena della politica agrigentina che merita di essere osservata con attenzione, perché racconta molto più delle polemiche di queste ore sulle commissioni consiliari.

Il 24 settembre, in Aula Sollano, la costituzione delle sei commissioni consiliari ha prodotto un risultato politico evidente: per sei votazioni consecutive sono arrivati 14 voti favorevoli, mentre l’intesa avrebbe coinvolto esponenti di Fratelli d’Italia, Controcorrente, Lega, Democrazia Cristiana e altre componenti della maggioranza consiliare. Forza Italia e MPA hanno contestato l’operazione, restando fuori da quella convergenza. È un fatto politico che le cronache hanno puntualmente registrato.

Da qui sono partite accuse, distinguo, richiami alla trasparenza e appelli a un maggiore coinvolgimento di tutti. Marcello Fattori (Forza Azzurri) ha contestato soprattutto il metodo, sostenendo che una parte consistente del Consiglio sarebbe stata esclusa dal confronto e chiedendo che, almeno sulle presidenze delle commissioni, si apra una discussione realmente condivisa. Dopo Fattori anche il Movimento per le Autonomie con i consiglieri Alonge, Settembrino, Vaccarello e Vullo hanno gridato allo scandalo, finanche a chiedere al leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, di fare chiarezza.

Una posizione legittima. Ma proprio qui comincia la domanda che dovrebbe interessare davvero gli agrigentini: quanto vale una predica politica quando arriva da protagonisti che, negli anni, hanno partecipato a dinamiche di accordo, confronto tra gruppi e ricerca di equilibri consiliari?

Perché il problema, se davvero si vuole affrontare seriamente la questione, non può essere l’accordo di ieri sera in quanto tale. La politica, piaccia o no, è anche confronto, mediazione, costruzione di maggioranze e ricerca di numeri. Soprattutto nelle assemblee elettive.

Il punto vero è un altro: quali criteri vengono utilizzati per giudicare questi accordi? Se un’intesa viene considerata legittima quando la fanno alcuni e diventa invece uno scandalo quando la fanno altri, non siamo più nel terreno della trasparenza istituzionale. Siamo nella logica, molto più prosaica, delle convenienze politiche. Ed è qui che la memoria della politica agrigentina diventa sorprendentemente corta.

Accordi che, è bene evidenziare, sono fin da subito stati smentiti dai diretti interessati, con il consigliere Costantino Ciulla (FdI) – in primis – che ha chiarito come il partito della Meloni non ha mai governato e mai governerà con il centrosinistra.

Basta tornare indietro di pochi mesi. L’elezione del presidente del Consiglio comunale non fu il frutto di un accordo unitario dell’intero centrodestra. Giovanni Civiltà venne eletto con i voti di Forza Italia, Forza Azzurri e MPA, mentre Fratelli d’Italia sostenne Gerlando Piparo. La maggioranza numerica del centrodestra si presentò dunque divisa proprio nella scelta della seconda carica istituzionale della città.

E allora sarebbe curioso capire perché ciò che ieri veniva chiamato confronto politico, ricerca di consenso o legittima dinamica d’Aula oggi rischia di essere trasformato, a seconda di chi siede dalla parte giusta o sbagliata del tavolo, in una sorta di scandalo istituzionale.

La stessa storia recente del Libero Consorzio comunale offre un’altra fotografia significativa. Alle elezioni di secondo livello, Giuseppe Pendolino venne eletto presidente con il sostegno di MPA, Forza Italia, PD e Movimento 5 Stelle, mentre Stefano Castellino era sostenuto da Fratelli d’Italia, DC, Lega, UDC e Noi Moderati. Il risultato dimostrò ancora una volta quanto gli equilibri politici possano attraversare schieramenti e appartenenze tradizionali.

È questa la politica reale.

Una politica nella quale gli schieramenti si incontrano, si dividono, trattano e talvolta si ricompongono. Una politica che può essere criticata nel merito, certamente, ma che non può essere raccontata ogni volta come una scoperta dell’ultima ora.

Se qualcuno ritiene che sulle commissioni consiliari sia stato seguito un metodo sbagliato, lo dica. Se ritiene che siano state sacrificate competenze personali o rappresentatività dei gruppi, lo dimostri. Se ritiene che le presidenze siano già state decise, porti elementi concreti. Ma sarebbe molto più serio evitare di trasformare una normale dinamica di costruzione degli equilibri consiliari in una questione morale senza prima fare i conti con la propria storia politica.

Perché ad Agrigento c’è un rischio che supera la vicenda delle commissioni: la trasformazione della politica in una gara a chi indossa per primo la veste del moralizzatore.

E questo vale per tutti.

Non esistono partiti immuni dalle trattative. Non esistono gruppi che possano rivendicare per definizione una superiorità morale. Non esistono accordi “buoni” perché li fanno gli amici e “cattivi” perché li fanno gli avversari.

Esistono gli atti, le votazioni, le responsabilità e soprattutto i risultati. Le commissioni consiliari non sono un premio da distribuire né una punizione da infliggere. Sono organismi fondamentali per il funzionamento del Consiglio comunale: è lì che gli atti vengono esaminati, discussi e approfonditi prima di arrivare in Aula.

Per questo, più che interrogarsi su chi abbia conquistato una posizione in più o chi ne abbia persa una, sarebbe opportuno guardare a ciò che accadrà da adesso in avanti.

Le sei presidenze saranno il vero banco di prova. Se saranno il risultato di un confronto aperto, con il coinvolgimento delle diverse componenti consiliari, sarà un segnale positivo. Se invece saranno semplicemente la conseguenza automatica degli equilibri già costruiti, le polemiche di queste ore avranno trovato una ragione concreta per proseguire.

Ma fino ad allora sarebbe bene evitare processi politici sommari. Soprattutto da parte di chi, nella politica agrigentina, ha conosciuto molto bene il valore delle mediazioni, degli accordi e degli equilibri tra correnti e gruppi.

Perché la memoria corta, in politica, può essere comoda. Ma non è trasparenza. E soprattutto non può diventare il metro con cui si giudicano gli altri.

The post Le commissioni e la memoria corta della politica agrigentina first appeared on Scrivo Libero News.

Leggi anche: Altre notizie su Politica

Fonte: Scrivo Libero

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento