Roberta Torre saluta Agrigento,il silenzio della Fondazione Teatro Pirandello fa più rumore dell’addio. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Eventi.
Cosa sta succedendo

La Fondazione non commenta, Roberta Torre saluta da sola
C’è un modo, consolidato nelle istituzioni culturali serie, di chiudere l’esperienza di un dirigente pubblico: un comunicato, poche righe, che informino la città del cambiamento avvenuto, ne spieghino le ragioni statutarie o politiche, e riconoscano — quando il lavoro svolto lo merita — il percorso compiuto. È la prassi minima della trasparenza amministrativa, prima ancora che un gesto di cortesia istituzionale.
Al Teatro Pirandello di Agrigento, in questi giorni, quel comunicato non è arrivato. Non è arrivato nessun comunicato.
Roberta Torre ha concluso il proprio incarico di direttrice artistica dopo un anno di lavoro che lei stessa, in una dichiarazione diffusa autonomamente, ha definito «intenso, entusiasmante e ricco di esperienze». Ha rivendicato la nascita del Pirandello Fringe Festival, la costruzione della stagione 2026/2027 — «particolarmente orgogliosa del fatto che porti la mia firma» — e ha lasciato la città con parole di gratitudine, rivolgendo persino un augurio al nuovo Consiglio di amministrazione che non l’ha riconfermata. Un congedo composto, molto elegante nella sua misura.
Ma quel congedo lo abbiamo letto solo perché è stata lei a scriverlo. Dalla Fondazione che gestisce il teatro — cioè dall’ente pubblico titolare della decisione — non una riga. Nessun comunicato che annunci il mancato rinnovo. Nessuna spiegazione delle ragioni che hanno portato il nuovo Cda a non confermarla, a differenza di quanto avvenuto per la direttrice generale Alessandra Fiaccabrino, il cui incarico è stato invece prorogato di tre mesi nella stessa seduta. Nessun ringraziamento pubblico, da parte dell’ente, per un anno di direzione artistica che ha comunque prodotto un festival nuovo e una programmazione già scritta per la stagione entrante.
Una vicenda statutaria, non un mistero — ma comunicata come tale
Va detto con chiarezza, perché la vicenda non nasce da un colpo di scena: lo Statuto della Fondazione prevede che l’incarico del direttore generale si concluda insieme al Consiglio di amministrazione che lo ha nominato, e che quello del direttore artistico segua la stessa sorte del direttore generale, salva la possibilità di una riconferma. Con l’insediamento del nuovo Cda, dunque, erano scaduti per via statutaria sia l’incarico di Fiaccabrino sia quello di Torre. La riconferma della prima e la mancata riconferma della seconda sono, in questo senso, scelte legittime che rientrano nelle prerogative del nuovo Consiglio.
Il punto non è la legittimità della decisione. Il punto è che di questa decisione — che riguarda la guida artistica di un teatro pubblico, un bene della collettività agrigentina — la collettività non è stata informata dall’ente che ne è responsabile. Lo si è potuto ricostruire solo grazie al lavoro di verifica giornalistica sullo Statuto e sulle dinamiche interne, condotto nelle scorse settimane, e poi grazie alla voce della stessa Torre, che ha scelto di parlare quando l’ente competente ha scelto di tacere. La direttrice è andata avanti, la Fondazione sta tacendo, al momento.
È una differenza che conta. Un conto è una decisione difficile, anche controversa, comunicata con onestà; un altro è una decisione che si apprende per interposta persona, mentre l’istituzione che l’ha presa resta silente su tutto: sul merito, sulle ragioni, persino sul gesto minimo del ringraziamento.
Un presidente irreperibile, un Cda che non parla
Nel frattempo circolano indiscrezioni — da verificare, e trattate qui come tali — secondo cui il nuovo Cda non sarebbe orientato a nominare un nuovo direttore artistico, preferendo assumere direttamente la linea artistica del teatro, avvalendosi della circostanza che buona parte dei suoi componenti proviene dal mondo artistico e culturale. Se confermata, sarebbe una scelta organizzativa di peso, che cambierebbe il modello di governo del Pirandello: dalla figura terza del direttore artistico a una gestione collegiale interna al board. Una scelta che si può condividere o criticare, ma che — a maggior ragione — meriterebbe di essere annunciata e argomentata pubblicamente, non lasciata trapelare.
Perché la comunicazione istituzionale non è un dettaglio
Si potrebbe obiettare che il Cda non è tenuto a motivare ogni scelta gestionale davanti alla stampa, e che le nomine e le mancate conferme rientrano nell’ordinaria amministrazione di un ente. È vero in linea di principio. Ma il Teatro Pirandello non è un’azienda privata: è una Fondazione partecipata da soggetti pubblici, che vive di risorse e di legittimazione pubbliche, e la cui direzione artistica incide direttamente sull’offerta culturale della città. In un contesto simile, la comunicazione istituzionale non è un accessorio di immagine: è parte sostanziale dell’accountability verso la comunità che quel teatro, in ultima istanza, sostiene e frequenta.
Il silenzio, in questi casi, non è mai neutro. Si presta a essere letto — a torto o a ragione — come imbarazzo, come scarsa attitudine al confronto, o semplicemente come sottovalutazione del diritto dei cittadini a sapere come viene amministrato un presidio culturale della città. E lascia campo libero alle indiscrezioni, che finiscono per raccontare l’istituzione meglio di quanto l’istituzione racconti se stessa.
Una domanda che resta aperta
Restano, a questo punto, più interrogativi che risposte. Perché la Fondazione non ha ritenuto di dover comunicare pubblicamente la conclusione dell’incarico di Roberta Torre? Perché — a differenza di quanto la correttezza istituzionale avrebbe suggerito — non è arrivato un ringraziamento ufficiale per un anno di lavoro che il nuovo Cda stesso, tacendo, non ha contestato nel merito? E soprattutto: sono queste le modalità con cui il nuovo Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Pirandello intende comunicare con la città, d’ora in avanti?
Non è una domanda retorica. È la domanda che, in una città che al Teatro Pirandello e al nome di Luigi Pirandello lega parte della propria identità culturale, meriterebbe finalmente una risposta pubblica — e non un ennesimo silenzio.
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Fonte: Report Sicilia
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