Omicidio Lupo a Favara: sigillo della Cassazione. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
La Cassazione ha confermato la sentenza d’Appello: inflitti 16 anni di reclusione a Giuseppe Barba, imputato dell’omicidio di Salvatore Lupo a Favara.
La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa, e ha reso definitiva la sentenza di condanna a 16 anni di reclusione inflitta in Appello a Giuseppe Barba, 69 anni, di Favara, arrestato dai Carabinieri l’8 settembre del 2021, imputato di avere ucciso con tre colpi di pistola calibro 38 l’ex genero, l’imprenditore ed ex presidente del Consiglio comunale di Favara, Salvatore Lupo, 45 anni, il 15 agosto del 2021, in via Quattro Novembre, all’interno di un bar. Tracce di polvere da sparo sarebbero state rinvenute nel marsupio e in una mascherina, sequestrati a Giuseppe Barba, dai Carabinieri del Ris (Reparto di investigazioni scientifiche). E altre tracce di polvere da sparo sono state rinvenute nell’automobile di Barba, una Fiat Panda, il cui transito nei pressi del bar è stato registrato da telecamere di video-sorveglianza. Il movente del delitto sarebbe legato a contrasti economici tra Barba e Lupo dopo la separazione di Lupo dalla moglie Maria Giusy, 42 anni, figlia di Giuseppe Barba.
Salvatore Lupo sarebbe stato seguito e pedinato fino al bar, dove il giorno di Ferragosto si recò per comprare delle vaschette di gelato. E nel locale è stato ucciso con tre pistolettate, alla guancia destra, alla spalla destra e a sinistra della testa. Il 10 giugno del 2022 a Giuseppe Barba sono stati concessi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per precarie condizioni di salute. Il figlio di Salvatore Lupo, Calogero, in Aula ha ricostruito i presunti contrasti tra suo nonno Giuseppe Barba e il padre, e ha raccontato la colluttazione, già nota agli atti, tra i due pochi mesi prima dell’omicidio.
A Giuseppe Barba sono stati contestati i reati di omicidio aggravato dalla premeditazione e perché lo avrebbe commesso per motivi abietti e futili, e di illegale detenzione e porto in luogo pubblico di una pistola calibro 38. In primo grado è stato condannato all’ergastolo. In secondo grado non è stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione, e gli sono stati inflitti 16 anni. Adesso il sigillo della Cassazione.
Angelo Ruoppolo (Teleacras)
Fonte: Sicilia24h
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