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Agrigento – Porto Empedocle, la protesta dei pescatori entra nello stato di agitazione: domani sit-in

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La crisi della marineria agrigentina si fa sempre più pesante e a Porto Empedocle la protesta entra ufficialmente nello stato di agitazione. I lavoratori della pesca hanno deciso di alzare il livello della mobilitazione di fronte all’aumento dei costi di gestione delle imbarcazioni e ai ritardi nel pagamento delle indennità legate al fermo biologico.

A formalizzare la vertenza sono state la Uila e la Cst Uil di Agrigento, attraverso i segretari Mariangela Acquisto e Calogero Acquisto, che hanno trasmesso la comunicazione alla Prefettura, alla Capitaneria di Porto e all’assessorato regionale alla Pesca.

Il primo appuntamento della mobilitazione è fissato per domani, dalle 10 alle 15, quando è prevista un’assemblea permanente accompagnata da un sit-in nello spazio antistante il molo Crispi. Un’iniziativa con cui la marineria intende rendere visibile una situazione che, secondo gli operatori, ha ormai raggiunto un punto critico.

Al centro della protesta c’è soprattutto il costo del carburante. Con il prezzo del gasolio arrivato a livelli considerati incompatibili con la redditività dell’attività, uscire in mare rischia di trasformarsi in una perdita economica. A questo si aggiunge il mancato pagamento delle indennità relative al fermo biologico dello scorso anno.

Sul fronte degli armatori, rappresentati da Rosario Castronovo, la posizione è altrettanto netta. È stata preannunciata la decisione di non ritirare dalla Capitaneria i documenti delle imbarcazioni, mentre viene valutata anche l’ipotesi di arrivare al disarmo definitivo dei natanti.

Il malcontento non nasce però nelle ultime ore. La tensione si è progressivamente accumulata con la conclusione del fermo biologico e nei giorni scorsi aveva già coinvolto le marinerie di Porto Empedocle e Sciacca. Gli armatori si erano riuniti proprio nel porto saccense, arrivando alla decisione di non tornare in attività perché, con il gasolio a circa 1,25 euro al litro, i ricavi delle battute di pesca non sarebbero sufficienti a coprire i costi.

A fotografare concretamente il peso del carburante sui bilanci delle imprese è stato l’armatore empedoclino Giacomo Sorrentino, secondo il quale una singola uscita in mare può richiedere circa 1.200 euro di gasolio. Da Sciacca, invece, l’armatore Giacomo Fauci ha avanzato la proposta di un contributo annuale di 80 mila euro per ciascuna imbarcazione, destinato a compensare il maggior costo del carburante.

La protesta della marineria si inserisce in un clima di crescente tensione che sta interessando diversi comparti produttivi siciliani. Sul fronte agricolo, gli operatori dell’associazione Agrisat, con il sostegno di produttori agrigentini, hanno recentemente manifestato allo svincolo di Bolognetta, bloccando lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento. Anche in questo caso al centro della protesta c’è l’impennata del prezzo del carburante, con il gasolio agricolo indicato tra 2,20 e 2,40 euro al litro.

A completare il quadro c’è la mobilitazione annunciata dagli autotrasportatori siciliani. Il Comitato guidato da Salvatore Bella ha proclamato uno stop dei camion dal 16 al 20 ottobre, denunciando il peso del caro carburante e i ritardi nell’erogazione delle risorse legate al Sea Modal Shift.

Dalla pesca all’agricoltura fino all’autotrasporto, dunque, il caro energia rischia di trasformarsi in una vertenza trasversale. A Porto Empedocle, intanto, la marineria ha scelto di passare dalle richieste alla mobilitazione, con il sit-in di domani destinato a rappresentare il primo banco di prova di una protesta che potrebbe allargarsi ulteriormente.

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Fonte: Scrivo Libero

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