Agrigento, Giò Di Falco a cuore aperto sul Teatro Pirandello: «Roberta Torre ritiri il cartellone». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il produttore, autore, regista e musicista contesta le scelte della governance della Fondazione e richiama il Consiglio comunale alle proprie responsabilità: al centro, il riconoscimento del lavoro artistico e il coinvolgimento delle professionalità locali.
Giò Di Falco interviene ancora una volta a cuore aperto quando si parla di cultura e spettacolo ad Agrigento. Questa volta al centro della sua riflessione c’è la Fondazione Teatro Pirandello, con una presa di posizione che pone una questione precisa: quale spazio viene riconosciuto a chi crea i progetti artistici e quale ruolo resta alle professionalità del territorio?
Il suo intervento si apre con un appello netto: «Roberta Torre ritiri il cartellone e lasci che se la sbrighi la nuova “governance”».
Una provocazione che Di Falco sviluppa attraverso una critica al metodo di gestione dell’istituzione teatrale. Secondo quanto scrive, alla proroga del mandato della Direzione generale si contrappone la mancata riconferma della Direzione artistica di Roberta Torre, mentre la programmazione da lei elaborata rimarrebbe alla base dell’offerta della prossima stagione.
È questo il punto sul quale insiste: nella sua lettura, non si può separare il valore di un progetto artistico dal riconoscimento della figura che lo ha ideato e costruito. Di Falco considera tale scelta una mortificazione delle competenze e solleva un problema di merito, trasparenza e rispetto del lavoro intellettuale.
La critica alla promessa di una gestione inclusiva
Il ragionamento si allarga poi al rapporto tra il teatro e la città. Di Falco ricorda una fase di rinnovamento che, a suo giudizio, era stata sostenuta da una spinta collettiva e dalla volontà di aprire l’istituzione al territorio.
Quella promessa, sostiene, avrebbe progressivamente lasciato spazio a una gestione autoreferenziale, con decisioni concentrate in una cerchia ristretta e con la marginalizzazione delle professionalità locali che avevano contribuito alla transizione.
È una contestazione che tocca un tema essenziale per Agrigento: il coinvolgimento degli artisti, degli operatori e di chi lavora nello spettacolo può limitarsi alla fase in cui occorre sostenere un cambiamento, oppure deve continuare anche quando si definiscono programmi, responsabilità e scelte?
Per Di Falco, l’apertura al territorio deve trovare riscontro nel modo concreto in cui viene governata un’istituzione culturale.
«Nessuna critica personale»: la questione è il metodo
Nel suo intervento, Di Falco precisa di non voler muovere attacchi personali ai professionisti coinvolti, ai quali riconosce rispetto umano e competenze nei rispettivi settori.
La contestazione riguarda invece i criteri alla base della governance culturale e la capacità di tenere insieme amministrazione, progettazione e autonomia artistica.
Da qui l’invito a Roberta Torre a ritirare il cartellone e la proposta progettuale presentata per il teatro. Un gesto che Di Falco indica come forma di tutela del lavoro di ricerca artistica e, più in generale, della dignità dei lavoratori dello spettacolo.
Alla governance chiede di assumersi pienamente la responsabilità delle proprie decisioni e dell’indirizzo culturale che intende imprimere alla Fondazione.
Il richiamo al Consiglio comunale
L’intervento si conclude con un appello all’opposizione consiliare, che Di Falco richiama all’esercizio delle proprie funzioni di controllo per fare chiarezza sull’indirizzo politico e culturale della città.
Il silenzio del Consiglio, nella sua lettura, rischierebbe di tradursi nell’accettazione di scelte che restringono gli spazi di partecipazione e di autonomia critica.
Le sue parole portano dunque il confronto oltre la singola nomina: quale idea di teatro pubblico vuole costruire Agrigento? Un luogo capace di valorizzare le competenze e riconoscere il lavoro creativo deve rendere comprensibili anche le proprie scelte di gestione.
Giò Di Falco pone il problema con la passione di chi sente cultura e spettacolo come parte della vita della città. Adesso spetta ai vertici della Fondazione chiarire i punti contestati: il rapporto tra programmazione e Direzione artistica, i criteri delle decisioni assunte e lo spazio riservato alle professionalità locali. Sono domande che meritano una risposta pubblica.
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Fonte: Report Sicilia
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