Agrigento – Polizia locale, il Comune è davanti a un bivio: Dirigente amministrativo o comandante del Corpo?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il bando cerca un dirigente amministrativo, ma il regolamento comunale gli attribuisce anche le funzioni di comandante. Due ruoli differenti che richiedono competenze e requisiti specifici. Report Sicilia espone preventivamente i rischi della procedura: sindaco, commissione, segretario generale e uffici competenti non potranno dire di non sapere
di Giuseppe Di Rosa
La selezione avviata dal Comune di Agrigento per il conferimento dell’incarico di dirigente amministrativo responsabile del settore Polizia locale entra nella fase decisiva.
Adesso bisognerà scegliere.
Ed è proprio prima della nomina che occorre chiarire una questione fondamentale: il Comune sta cercando un dirigente amministrativo oppure il comandante del Corpo di Polizia municipale?
La domanda non è formale. Riguarda la natura dell’incarico, i requisiti necessari, i criteri da applicare e la stessa tenuta giuridica della procedura.
L’avviso pubblico parla chiaramente di un dirigente amministrativo cui affidare la responsabilità del settore Polizia locale.
Non viene bandito, almeno formalmente, un posto di comandante del Corpo riservato a un appartenente alla Polizia locale.
Il regolamento comunale sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, però, introduce un elemento destinato a complicare tutto.
L’articolo 24, comma 5, stabilisce:
«Il coordinamento del servizio di P.M. è affidato ad un Dirigente amministrativo cui vengono conferite le funzioni di Comandante della P.M.».
Dunque il vincitore della selezione non dovrebbe limitarsi a dirigere amministrativamente il settore. Secondo il regolamento comunale, dovrebbe ricevere anche le funzioni di comandante.
Ed è qui che nasce il problema.
Dirigente e comandante non sono la stessa cosa
Un dirigente amministrativo è chiamato a gestire una struttura complessa.
Deve occuparsi di:
- bilancio e Piano esecutivo di gestione;
- personale, orari e relazioni sindacali;
- appalti e contratti;
- acquisti e forniture;
- gestione delle entrate;
- contenzioso;
- procedimenti amministrativi;
- adozione degli atti dirigenziali;
- programmazione e rendicontazione delle risorse.
Il comandante del Corpo esercita, invece, funzioni proprie e specifiche della Polizia locale.
Dirige l’attività tecnico-operativa, coordina il personale in uniforme, risponde al sindaco e deve garantire l’autonomia funzionale e gerarchica del Corpo nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, polizia stradale, polizia amministrativa e pubblica sicurezza nei limiti previsti dalla legge.
Sono ruoli che possono interagire, ma non possono essere confusi senza verificare attentamente requisiti e compatibilità.
La stessa programmazione del personale del Comune distingue il posto di dirigente amministrativo dal profilo di funzionario con compiti di coordinamento e controllo-comandante.
Questa separazione rende ancora più urgente una spiegazione da parte dell’amministrazione.
Cosa dice la giurisprudenza
La legge quadro n. 65 del 1986 riconosce una particolare autonomia alla Polizia municipale e stabilisce un rapporto diretto tra comandante e sindaco.
La giurisprudenza amministrativa ha più volte affermato che, quando la Polizia municipale è costituita in Corpo, il comandante deve possedere lo status e i requisiti necessari per appartenere alla Polizia locale.
Il Consiglio di Stato ha sottolineato che il Corpo rappresenta un’entità organizzativa unitaria e autonoma rispetto alle altre strutture del Comune. Al suo vertice deve essere collocato un comandante che eserciti le funzioni proprie della Polizia municipale e ne risponda direttamente al sindaco.
In altre decisioni è stata ritenuta possibile la presenza di un dirigente amministrativo al vertice di un settore più ampio, ma a una condizione precisa: devono restare integre l’autonomia funzionale e gerarchica del comandante e le prerogative che la legge attribuisce a quest’ultimo.
Quindi un dirigente amministrativo può occuparsi della gestione complessiva del settore, ma ciò non significa automaticamente che possa esercitare anche tutte le funzioni proprie del comandante senza possedere i relativi requisiti.
Provenire da una forza di polizia non basta automaticamente
Anche questo punto deve essere chiarito.
Avere prestato servizio nella Polizia di Stato, nei Carabinieri, nella Guardia di finanza o in un altro Corpo rappresenta certamente un titolo professionale importante.
Ma non equivale automaticamente ad appartenere alla Polizia locale.
Polizia di Stato e Polizia municipale rispondono a ordinamenti differenti.
L’esperienza operativa acquisita in un’altra forza di polizia non determina da sola:
- l’appartenenza al Corpo di Polizia municipale di Agrigento;
- il possesso delle qualifiche specifiche previste per gli addetti alla Polizia locale;
- l’immediata possibilità di esercitare tutte le funzioni attribuite al comandante;
- il rispetto dei requisiti eventualmente stabiliti dal regolamento speciale del Corpo.
Il Comune dovrà quindi verificare non soltanto il prestigio o l’autorevolezza del curriculum, ma la possibilità giuridica di conferire al vincitore anche le funzioni di comandante.
Non basta cambiare il nome all’incarico.
Se la persona scelta sarà un dirigente amministrativo, dovrà essere valutata soprattutto per le sue competenze amministrative, contabili, gestionali e contrattuali.
Se dovrà essere anche comandante, dovrà possedere o poter acquisire legittimamente lo status e tutte le qualifiche necessarie.
L’indiscrezione su Michelangelo Lo Piparo
Da settimane circola l’indiscrezione secondo cui la scelta potrebbe ricadere sull’ex vicequestore Michelangelo Lo Piparo, già candidato alle elezioni comunali nella lista Controcorrente.
Report Sicilia lo ha già scritto e lo ribadisce: non spetta a un giornale stabilire preventivamente chi debba vincere.
Lo Piparo possiede una lunga e qualificata esperienza nella Polizia di Stato. Il suo curriculum dovrà essere valutato senza pregiudizi e senza penalizzazioni derivanti dalla precedente candidatura.
Ma proprio quella candidatura politica impone al sindaco Michele Sodano un livello ancora maggiore di trasparenza.
Se la scelta dovesse ricadere su una persona appartenente alla squadra elettorale del sindaco, l’amministrazione dovrà dimostrare attraverso criteri, punteggi, verbali e motivazioni verificabili che si tratta davvero del profilo più adeguato.
Non basterà richiamare genericamente l’esperienza operativa.
Bisognerà spiegare perché il candidato scelto sia il migliore nella gestione amministrativa, nel bilancio, negli appalti, nei contratti, nel personale e nei procedimenti complessi.
E bisognerà chiarire a quale titolo potrà esercitare le funzioni di comandante della Polizia municipale.
La vicinanza politica, da sola, non rende illegittima una nomina. Ma diventa un elemento rilevante se accompagnata da punteggi anomali, criteri piegati, comparazioni superficiali o motivazioni generiche.
Il rischio concreto dei ricorsi
Qualunque candidato non prescelto potrà chiedere l’accesso agli atti e verificare come siano stati applicati i criteri.
Non basta essere sconfitti per ottenere l’annullamento della procedura. Per contestare efficacemente la scelta occorrerà dimostrare un vizio concreto.
Tra i possibili motivi potrebbero rientrare:
- la mancata corrispondenza tra il profilo messo a bando e le funzioni effettivamente assegnate;
- l’attribuzione delle funzioni di comandante a un soggetto privo dei requisiti necessari;
- l’eccessivo peso riconosciuto all’esperienza operativa rispetto alle competenze amministrative;
- l’applicazione di criteri differenti da quelli pubblicati;
- punteggi illogici o contraddittori;
- il travisamento dei curricula;
- la disparità di trattamento;
- una motivazione apparente o insufficiente;
- una comparazione soltanto formale tra i candidati.
In presenza di elementi simili, il contenzioso sarebbe tutt’altro che teorico.
TAR o giudice del lavoro?
Anche sulla competenza del giudice bisogna evitare affermazioni superficiali.
Le controversie relative agli incarichi conferiti ai sensi dell’articolo 110 del Tuel vengono generalmente attribuite al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, soprattutto quando la scelta mantiene carattere fiduciario e non conduce a una vera graduatoria concorsuale.
Il giudice ordinario può accertare la violazione delle regole di correttezza e buona fede, disapplicare gli atti illegittimi e riconoscere eventuali risarcimenti.
Nel caso di Agrigento, però, la procedura prevede una commissione, una valutazione per titoli e colloquio, criteri comparativi e una tabella di punteggi.
Sono elementi che dovranno essere esaminati attentamente per individuare il giudice competente in base agli atti concretamente contestati e alle domande formulate dal ricorrente.
Non è quindi corretto affermare anticipatamente che qualsiasi ricorso debba essere necessariamente presentato al TAR.
Ma è altrettanto sbagliato ritenere che la natura fiduciaria dell’incarico metta l’amministrazione al riparo da ogni controllo giudiziario.
Discrezionalità non significa arbitrio.
Anche il danno erariale non può essere escluso a priori
Un giornale non può dichiarare l’esistenza di un danno erariale. Tale accertamento compete esclusivamente alla magistratura contabile.
Ma il rischio potrebbe essere sottoposto alla Corte dei conti qualora una procedura illegittima producesse costi evitabili per il Comune.
Potrebbero assumere rilievo:
- le spese sostenute per una selezione successivamente annullata;
- i costi derivanti dal contenzioso;
- eventuali risarcimenti riconosciuti ai candidati;
- la retribuzione dirigenziale corrisposta per mansioni sostanzialmente differenti da quelle bandite;
- l’utilizzo inefficiente delle risorse comunali;
- un’eventuale duplicazione tra dirigente e comandante;
- l’attribuzione di funzioni a un soggetto privo dei requisiti richiesti.
Non stiamo affermando che il danno esista già.
Stiamo spiegando quali conseguenze potrebbero verificarsi se l’amministrazione procedesse senza risolvere preventivamente le contraddizioni.
La pubblicazione tardiva su InPA
La procedura ha già richiesto una correzione.
Inizialmente le candidature potevano essere presentate a mano oppure tramite Pec. Successivamente il Comune ha pubblicato l’avviso sul portale InPA e ha prorogato i termini fino al 17 agosto, salvaguardando le domande già trasmesse.
Questa correzione potrebbe avere sanato il problema della prima pubblicazione.
Ma dimostra che l’intera procedura deve essere seguita con la massima attenzione.
Oggi l’avviso è chiuso. Il Comune deve concludere la selezione applicando rigorosamente le regole pubblicate.
Un eventuale annullamento in autotutela non potrebbe essere utilizzato come una semplice via di fuga. Dovrebbe essere sostenuto da ragioni concrete di interesse pubblico, tenendo conto dello stato della procedura e dell’affidamento maturato dai partecipanti.
Il Comune renda tutto pubblico
Per eliminare qualsiasi sospetto, al termine della selezione il Comune dovrebbe pubblicare tutto ciò che la legge consente di rendere conoscibile:
- i criteri applicati dalla commissione;
- i punteggi attribuiti;
- la valutazione dei titoli;
- gli esiti dei colloqui;
- i verbali;
- la comparazione tra i profili;
- la motivazione conclusiva;
- il curriculum integrale del candidato scelto;
- il provvedimento sindacale di conferimento dell’incarico;
- le funzioni concretamente assegnate al vincitore.
I cittadini devono sapere non soltanto chi sia stato nominato, ma perché sia stato considerato il migliore.
E devono poter comprendere se il Comune abbia scelto un dirigente amministrativo, un comandante oppure una figura alla quale intende attribuire entrambe le funzioni.
Adesso nessuno potrà dire di non sapere
Report Sicilia non vuole sostituirsi alla commissione, al sindaco o ai giudici.
Il nostro compito è raccontare come stanno le cose prima che venga adottata la decisione.
Il sindaco Michele Sodano, la commissione, il segretario generale e gli uffici competenti hanno ancora la possibilità di verificare ogni profilo, chiarire la sovrapposizione tra dirigente e comandante e motivare la scelta in modo trasparente.
Poi potranno fare ciò che riterranno opportuno.
Ma devono sapere cosa rischiano.
Devono sapere che i verbali potranno essere richiesti, che i punteggi potranno essere confrontati con i curricula, che la corrispondenza tra bando e incarico sarà verificata e che ogni eventuale anomalia potrà essere sottoposta agli organi amministrativi, giurisdizionali e contabili competenti.
Non è una minaccia.
È controllo democratico.
La trasparenza non danneggia chi agisce correttamente. Al contrario, lo tutela.
Il Comune scelga il migliore, chiunque sia.
Ma scelga il migliore per il posto effettivamente bandito e dimostri, attraverso gli atti, che la procedura non sia stata costruita per arrivare a un nome deciso in anticipo.
Da questo momento nessuno potrà sostenere di non essere stato avvertito.
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

