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Agrigento – Appalti per quasi 60 milioni, il ruolo di Roberto Di Mauro nella ricostruzione dell’accusa

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Agrigento – Appalti per quasi 60 milioni, il ruolo di Roberto Di Mauro nella ricostruzione dell’accusa. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Il dossier di AgrigentoNotizie ricostruisce i nuovi atti sul presunto sistema di condizionamento delle opere pubbliche. Di Mauro e Alesci indicati dall’accusa come riferimenti politico e tecnico: dalla rete idrica di Agrigento all’impianto di Ravanusa, passando per strade e lavori a Licata.

Un presunto sistema capace di intervenire sulla progettazione delle opere, sulle gare, sugli incarichi e sull’esecuzione dei lavori. Una rete di rapporti che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe collegato politica, funzionari pubblici e imprese, condizionando appalti per quasi 60 milioni di euro.

È il quadro descritto da AgrigentoNotizie, nel dossier firmato da Gerlando Cardinale e pubblicato il 2 ottobre 2026, che approfondisce gli atti relativi a diverse opere pubbliche nell’Agrigentino e nel Trapanese.

Fra i nomi centrali della ricostruzione figurano Roberto Di Mauro, deputato regionale e già assessore all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità, e Sebastiano Alesci, dirigente tecnico con incarichi in diversi Comuni.

Le circostanze riportate riguardano ipotesi e contestazioni dell’accusa, non responsabilità definitivamente accertate. Il presente articolo si basa sul dossier di AgrigentoNotizie: la verifica delle accuse e delle posizioni individuali spetta alle sedi giudiziarie.

Roberto Di Mauro: il ruolo attribuito dalla Procura

Il passaggio di maggiore rilievo riguarda la posizione che la Procura avrebbe attribuito a Roberto Di Mauro negli sviluppi dell’inchiesta.

Secondo quanto riferisce AgrigentoNotizie, nei primi atti il nome del politico era coperto da omissis. Successivamente, la Procura gli avrebbe contestato di avere promosso e diretto, insieme ad Alesci, l’organizzazione che avrebbe condizionato gare, incarichi e subappalti.

Nella ricostruzione dell’accusa, i due avrebbero rappresentato il riferimento politico e quello tecnico di un sistema in grado di seguire le opere lungo le diverse fasi: dalla progettazione all’aggiudicazione, fino all’esecuzione e alle presunte utilità ricevute dai soggetti coinvolti.

È questo il punto che rende particolarmente rilevante il ruolo attribuito a Di Mauro. L’ipotesi descritta dalla fonte riguarda una struttura di rapporti che avrebbe operato su più interventi pubblici, andando oltre la durata dei singoli incarichi e delle singole opere.

Secondo il dossier, la Procura ipotizza un’associazione finalizzata a intercettare e utilizzare a vantaggio privato finanziamenti regionali, nazionali ed europei.

Occorre però distinguere il ruolo generale attribuito a Di Mauro dalle condotte descritte nei diversi episodi. Le presunte tangenti e le utilità riferite ad altri soggetti non possono essere automaticamente attribuite al deputato regionale. Ogni posizione richiede una valutazione specifica.

La rete idrica di Agrigento: oltre 37 milioni di euro

L’intervento economicamente più consistente è quello relativo alla ristrutturazione e all’automazione della rete idrica di Agrigento, finanziato con oltre 37 milioni di euro e affidato da AICA a un raggruppamento guidato dal Consorzio Stabile Della.

Secondo la ricostruzione pubblicata da AgrigentoNotizie, Giuseppe Capizzi avrebbe costituito il consorzio e organizzato la partecipazione alla gara con l’aiuto di Alesci e di altri funzionari.

Alesci faceva parte della commissione incaricata di attribuire i punteggi alle offerte. L’offerta del raggruppamento prevedeva un ribasso superiore al 30 per cento, ma, secondo l’accusa riferita dalla testata, non sarebbe stata sostenuta da una struttura economica e aziendale adeguata alle dimensioni dell’opera.

Il dossier riporta inoltre che Capizzi avrebbe rifiutato di consegnare alla direzione dei lavori parte della documentazione richiesta.

Un altro elemento riguarda l’organizzazione del cantiere: secondo la Procura, fino all’aprile 2025 non sarebbe stata predisposta una concreta organizzazione operativa. Il gruppo avrebbe atteso l’erogazione dell’anticipazione economica prima di avviare gli interventi, ricorrendo poi a lavori parziali e subappalti ritenuti di fatto non autorizzati.

La fonte richiama anche ipotesi di frode nelle pubbliche forniture e violazioni delle regole sul lavoro e sulla sicurezza.

Per Agrigento si tratta di un capitolo di evidente interesse pubblico: l’opera riguarda una rete essenziale per il servizio idrico. Capacità delle imprese, documentazione, tempi di avvio e regolarità dell’esecuzione incidono direttamente sulla realizzazione di un intervento atteso dalla città.

Il contratto AICA che non risultava protocollato

Tra i dettagli riportati dal dossier figura il contratto stipulato il 13 maggio 2025 fra AICA e l’associazione temporanea delle imprese esecutrici.

Secondo il verbale citato da AgrigentoNotizie, il contratto, completo degli allegati, non risultava registrato nel protocollo aziendale.

La fonte riferisce inoltre dell’acquisizione di 620 comunicazioni relative ai rapporti fra AICA, il consorzio, le imprese, la direzione dei lavori e il responsabile del procedimento.

Il prospetto descritto comprende:

  • 224 comunicazioni fra AICA e il Consorzio Stabile Della;
  • 28 comunicazioni con Essequattro Costruzioni;
  • 23 con Gen Costruzioni;
  • 184 con Omniservice Engineering, incaricata della direzione dei lavori;
  • 161 con il responsabile del procedimento, Gaspare Triassi.

Il dossier dà conto anche della richiesta di documentazione bancaria relativa al conto del consorzio, comprese movimentazioni, garanzie e persone autorizzate a operare.

Si tratta di acquisizioni finalizzate alla ricostruzione dei rapporti amministrativi ed economici. La quantità dei documenti non costituisce, da sola, prova di un illecito.

Ravanusa: l’impianto da oltre 20 milioni e la gara con un solo concorrente

Un altro importante capitolo riguarda l’impianto destinato al trattamento dei rifiuti urbani e alla produzione di compost nell’area industriale di Ravanusa, per un valore complessivo di 20.231.262 euro.

Secondo AgrigentoNotizie, una sola società avrebbe presentato un’offerta, aggiudicandosi i lavori. La Procura contesta una serie di passaggi che avrebbero ristretto la procedura e favorito quell’impresa.

In questa gara, Alesci ricopriva il doppio ruolo di responsabile del procedimento e presidente della commissione giudicatrice.

Fra le criticità descritte figurano la mancata convocazione della conferenza di servizi, la richiesta non tempestiva della verifica di assoggettabilità alla valutazione ambientale e problemi relativi alla documentazione progettuale utilizzata.

Secondo la ricostruzione accusatoria riportata, la gara sarebbe stata avviata con urgenza, concedendo termini ritenuti troppo brevi e senza verificare preventivamente la copertura finanziaria con la Regione.

Il dossier segnala inoltre differenze fra bando e disciplinare nelle qualificazioni richieste. Secondo l’accusa, la diversa indicazione delle categorie e la separazione dei costi avrebbero consentito la partecipazione e l’aggiudicazione all’unico offerente.

La strada nel Belice e la presunta tangente di almeno 135 mila euro

Un distinto filone riguarda la strada provinciale 19 Salaparuta–Santa Margherita Belice, tra le province di Trapani e Agrigento.

L’appalto integrato per la manutenzione straordinaria e la ristrutturazione di alcuni tratti aveva un valore di 2.370.547 euro, oltre IVA e oneri. La stazione appaltante era il Libero Consorzio Comunale di Trapani.

Secondo quanto riferisce AgrigentoNotizie, la Procura ipotizza che Alesci abbia agito da intermediario fra Maurizio Falzone, presidente della commissione giudicatrice, i fratelli Caramazza e Luigi Sutera Sardo, per favorire l’aggiudicazione alla Edilroad.

L’accordo contestato avrebbe previsto il pagamento al presidente della commissione di una somma non inferiore a 135 mila euro.

Alesci avrebbe inoltre suggerito valori e punteggi da attribuire all’offerta tecnica dopo averli concordati con gli imprenditori.

Il dossier descrive un presunto percorso del denaro attraverso più persone e abitazioni. Riferisce anche dell’ipotesi secondo cui Alesci avrebbe ricevuto almeno 25 mila euro e lavori eseguiti in una tenuta di campagna a Naro, formalmente intestata al figlio.

Queste contestazioni riguardano i soggetti indicati nello specifico episodio e vanno tenute distinte dalla posizione generale attribuita a Di Mauro.

Lo stadio di Licata e i subappalti senza preventiva autorizzazione

Per la riqualificazione dello stadio comunale “Dino Liotta” di Licata, il dossier richiama lavori sulle tribune, sull’illuminazione e sugli spogliatoi, aggiudicati alla Nuova Fise con una determina del 7 febbraio 2023.

Secondo l’accusa riferita dalla testata, la società avrebbe affidato di fatto alla S.M. di Alessandro Vetro opere per 160 mila euro e altri interventi per 290 mila euro, oltre IVA, senza la preventiva autorizzazione della stazione appaltante.

Alesci, responsabile del procedimento, avrebbe favorito l’avvio dei lavori prima del via libera formale, con una regolarizzazione successiva.

La presunta utilità ricevuta dal funzionario, in questo caso, sarebbe consistita anche nella consegna di due rotoli del manto erboso dello stadio nell’abitazione di una donna indicata come sua amica. Secondo la ricostruzione accusatoria, quella consegna avrebbe ricompensato la prosecuzione dei lavori senza l’autorizzazione necessaria.

Fondachello-Playa: il progetto consegnato prima della gara

Un ulteriore episodio riguarda la rifunzionalizzazione della rete fognaria di Fondachello-Playa, a Licata.

Secondo AgrigentoNotizie, Alesci, responsabile del procedimento, avrebbe consegnato a Capizzi una copia informatica e una cartacea del progetto e della relazione tecnica.

La consegna sarebbe avvenuta il 28 aprile 2025 a Valguarnera Caropepe.

Nell’ipotesi dell’accusa, la disponibilità anticipata di quel materiale riservato avrebbe consentito all’imprenditore di conoscere l’opera prima della gara e di condizionare la futura scelta del contraente.

Il significato pubblico della posizione attribuita a Di Mauro

Il ruolo attribuito a Roberto Di Mauro assume rilievo perché, nella ricostruzione della Procura riportata da AgrigentoNotizie, rappresenterebbe il collegamento politico di un presunto sistema operante su più opere e territori.

Le contestazioni dovranno essere verificate nel procedimento, garantendo agli interessati il diritto di difesa e la presunzione di innocenza.

Per i cittadini resta centrale la destinazione delle risorse pubbliche: acqua, rifiuti, strade, impianti sportivi e reti fognarie. Opere dalle quali dipendono servizi essenziali e condizioni di vita delle comunità.

La ricostruzione pubblicata pone quindi questioni precise sulla trasparenza delle procedure, sulla concorrenza fra imprese, sui controlli amministrativi e sulla regolare esecuzione dei lavori. Seguire gli sviluppi significa anche verificare che i finanziamenti siano salvaguardati e che le opere possano essere completate nell’interesse dei cittadini.

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Fonte: Report Sicilia

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